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No al bullismo e al cyberbullismo

Domani 7 febbraio la 1ª Giornata nazionale contro il bullismo e il cyberbullismo a scuola dal titolo “Un Nodo Blu – le scuole unite contro il bullismo”,promossa nell’ambito del Safer Internet Day 2017(#SID2017).
Leggi il comunicato stampa del 4 febbraio 2017
Seguono alcune poesie per parlarne e discutere a scuola del rispetto verso gli altri,di come scherzare senza ferire in alcun modo i compagni e dell’uso consapevole della rete.

BULLO NON Ѐ BELLO
di Germana Bruno
Lasciami in pace, cosa ti ho fatto?
Perché se piango sei soddisfatto?
Ti senti forte, ti senti potente,
ma in realtà tu sei meno di niente
e forse questo in cuor tuo tu lo sai,
ed è per questo che fai quel che fai.
Intorno a te c’è una gran brutta aria
c’è solitudine e tanta paura
che ti riempie di soddisfazione
perché del mondo ti senti padrone.
Lasciami stare, perché non la smetti?
Sembra ti piaccia farmi i dispetti,
è molto triste, davvero, pensare
che tu non abbia di meglio da fare.
Fermati un attimo e guardati intorno,
sempre la stessa storia ogni giorno,
per te non c’è alcun sorriso sincero,
non hai al tuo fianco un amico vero.
Tutti si scansano al tuo passaggio,
pensi di trarne qualche vantaggio?
Fermati un attimo e guardati dentro
di certo senti un profondo sgomento,
un grande vuoto, un immenso dolore
pari soltanto a quel che tu fai provare.
E allora smettila di essere un bullo
e sii gentile vedrai quant’è bello!

IL BULLISMO NON È FIABA
di Germana Bruno
Forse avere puoi una svista
perché c’è il protagonista:
lui è il Bullo e non è buono,
da potente si dà un tono.
È una storia che rattrista,
non si oppone l’ antagonista,
una fragile creatura
a cui rende vita dura.
Se del Bullo gli aiutanti,
ahimè, son proprio tanti,
per la vittima, poveretta,
questa cerchia è assai più stretta.
Questa storia non ha tempo,
ma succede ogni momento,
dappertutto, in ogni luogo
e non dura neanche poco.
Può finire solamente
se non si è indifferente,
se si guarda e ben si vede,
se si agisce e si provvede.
Il bullismo non è fiaba,
é una storia d’odio e rabbia
che può avere un lieto fine
se è sconfitto chi ti opprime.

REALE E VIRTUALE
di Germana Bruno
Traccia un confine, chiaro e deciso
che nettamente tenga diviso
lo spazio falso da quello reale,
il mondo vero dal virtuale.
A scuola, in piazza, per la città
d’incontri ne fai in quantità,
son lì davanti, come li vedi,
li puoi toccare se non ci credi.
Dalla “finestra” con la tastiera,
la visuale può esser non vera
e ciò che credevi fosse sincero
in realtà è l’opposto davvero.
“Com’è carino, quant’è cortese,
peccato viva in un altro paese!”
di complimenti te ne fa tanti,
e nel trattarti lui usa i guanti.
Poi, ad un tratto, la delusione
e tutto acquista un’altra visione,
non trovi un’arma per la difesa,
insopportabile è stata l’offesa.
Con chi hai davanti tu puoi lottare,
magari vincere e superare,
se non conosci il nome e la faccia,
come puoi agire se non c’è traccia?
Segna il confine, un solco profondo,
sii consapevole di qual è il vero mondo!

Una filastrocca contro il bullismo

È tanto triste un bimbetto
se ne sta solo soletto.
I compagni lo hanno offeso
perché è in sovrappeso.Il pediatra lo diceva
e la mamma lo ripeteva
che a non mangiare le verdure
si va incontro a seccature.Troppi grassi e merendine
non contengono le giuste vitamine,
meglio mangiare tanta frutta
e un po’ meno pastasciutta.Detto questo non è giusto
che ci siano i bulletti
pronti a fare i furbetti.
È così bello essere amici
e magari andare in bici
fare un po’ di movimento
senza troppo accanimento
per restare sempre in forma
e mangiar sano di buona norma.È molto importante ricordare
che mai nessuno bisogna isolare
perché questa muta violenza
porta tristezza e sofferenza.
Prendersi gioco delle persone
è una grave aberrazione.
Un sorriso e una parola col cuore
portano gioia e vero amore.

© Vivacemente

C’è un bullo

C’è un tipo nel mio paese
che spesso avanza delle pretese.
È prepotente con tutti quanti
e per far dispetti, a volte,
si avvale degli aiutanti.
Si crede chissà chi
ed è alto così così,
si diverte a prendere in giro tutti e anche me,
ma cosa gli ho fatto … perché perché?
Tutti lo chiamano bullo,
ma per me è proprio uno strullo.
E io pensavo chissà che i bulli
fossero giganti panciuti
con occhi spauriti e capelli ricciuti,
invece son ragazzi quasi normali
ma poco astuti, cocciuti e poco leali
che ce l’hanno col mondo intero,
ma a far così valgono proprio zero!
Zia Mariù da www.filastrocche.it

Il bullo citrullo
Lorenzo Nonnis
(G. P. Fontana, A. Pellai – G.P. Fontana, R. De Luca)
Tutti a scuola han paura di un bullo
Cammina tra noi come fosse un rullo,
Quando va in giro il bullo, io scappo
Lui mi rincorre e mi dice: “Ora ti acchiappo!”
Tutti lo temono se si avvicina
A tanta arroganza qualcuno si inchina,
Lui prende in giro il resto del mondo
E da del cicciopalla a chi è grasso e un po’ tondo!

Del bullo han paura
Sia belli, che brutti,
Grandi e piccini…
Insomma un po’ tutti,
Ma io questa volta li ho messi a cantare
La rima che il bullo ha dovuto ascoltare…

Si crede perfetto ma il bullo è citrullo,
Se fosse a Firenze sarebbe anche grullo,
Vivrebbe anche lui in un mondo più bello,
Se usasse col cuore anche il cervello!
Si crede perfetto ma il bullo è citrullo,
Un pollo convinto di essere un gallo,
Sconfiggere il bullo anche tu ora puoi
Unisciti al coro e canta con noi!

Si crede perfetto ma il bullo è citrullo,
Se fosse a Firenze sarebbe anche grullo,
Vivrebbe anche lui in un mondo più bello,
Se usasse col cuore anche il cervello!
Si crede perfetto ma il bullo è citrullo,
Un pollo convinto di essere un gallo,
Sconfiggere il bullo anche tu ora puoi
Unisciti al coro e canta con noi!

Ora ogni giorno è più sorridente,
Tutto è più allegro e più divertente.
Il bullo ci ha visti uniti e sicuri
E adesso va strisciando contro tutti i muri.

Se la lezione
L’abbiamo capita
E’ un grande tesoro
Per tutta la vita,
Il bullo è tornato e mi ha detto: “Se vuoi,
Potrei unirmi anch’io a cantare con voi?”
A cantare con noi?

Si crede perfetto ma il bullo è citrullo,
Se fosse a Firenze sarebbe anche grullo,
Vivrebbe anche lui in un mondo più bello,
Se usasse col cuore anche il cervello!
Si crede perfetto ma il bullo è citrullo,
Un pollo convinto di essere un gallo,
Sconfiggere il bullo anche tu ora puoi
Unisciti al coro e canta con noi!

Si crede perfetto ma il bullo è citrullo,
Se fosse a Firenze sarebbe anche grullo,
Vivrebbe anche lui in un mondo più bello,
Se usasse col cuore anche il cervello!
Si crede perfetto ma il bullo è citrullo,
Un pollo convinto di essere un gallo
Sconfiggere il bullo anche tu ora puoi
Unisciti al coro e canta con noi!

Fonte

Altre poesie qui

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Pagliacci decorazioni per carnevale.

Ed ecco terminati anche gli addobbi di carnevale!
Tre pagliacci con il corpo di carta crespa adornano l’aula insieme a pagliaccetti con il vestito a pois e a una coppietta con il vestito blu. 
In attesa della festa che si terrà a scuola i bambini stanno imparando…

Siamo i tre pagliacci: Ciccio, Ciocci e Ciacci
Con le scarpe rotte e coi vestiti a stracci,
Se volete ridere venite qua,
Siam Ciccio, Ciocci e Ciacci i tre pagliacci, Oplà!

Segue

pagliaccio-con-fiocco-celestepagliaccio-con-fiocco-arancione

pagliacci-con-stecche-di-gelatopagliacco-con-fiocco-arancio

modello-pagliacci

pagliaccio-grande-e-piccolopagliacci

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Carnevale: disegni e bandierine

Disegni per la festa di Carnevale per i bambini più piccoli e …

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papillon

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vivaci bandierine da stampare  per una festa in allegria.

bandierina-2-coloratabandierina2-da-colorare

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Disegni da colorare sulle forme geometriche

Le forme geometriche:libricino e poesia

Maestramaria

Cartellone e poesia  per presentare le forme geometriche.

forme geometriche cartellone

L’ allegra compagnia

Il Cerchio

tondo tondo

assomiglia a un mappamondo,

a tenergli compagnia

c’è il suo amico Quadratino.

Alla bella compagnia

si unisce il signor Triangolino

che assomiglia a un topolino

e che a tutti porta un regalino

con la forma di un Rettangolino.

Libricinosulle forme geometriche da colorare: IL PAESE FORMINO

Alcune schede

Libro dia passeggio con papà

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Attività per l’ inverno

Continuano le attività per la stagione invernale.

Il nostro paesaggio è stato completato con tante casette (rotoli di carta colorati dai bambini),con il tetto tutto bianco,paesaggio-invernale

gli alberelli spogli sono stati ricoperti di neve con l’aiuto di un cotton fioc e colori a tempera

coloriamo-con-il-cotton-fioccocoloriamo-con-il-cotton-fiocco

e con le manine sono stati realizzati tanti merli dopo aver ascoltato la leggenda “I tre giorni della merla“.

manine-merli merli merlo

Ecco dei piccoli pupazzi di neve che fanno compagnia a…

pupazzi-di-neve

 una simpatica famigliola di pinguini che decorano la porta della nostra aula.decorazione-per-porte

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Libricino di Carnevale

Arriva il carnevale , prepariamoci ad accoglierlo con un libricino di 6 schede colorate e da completare ripassando il tratteggio,ritagliando e ricomponendo elementi del viso,esercitando la direzionalità,ad esprimere preferenze,a seguire le indicazioni date e a conoscere elementi tipici di questa festa tanto attesa dai bambini.

Clicca sulle immagini o stampa il pdf  completo.

la-copertina

 

la-principessa

 

il-pagliaccio

 

il-giullare

il-pagliaccio-tondo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

la-maschera

 

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Racconti e leggende:Inverno

C’era una volta un omino di neve

C’era una volta un omino di neve. Era venuto su panciuto e candido con un taralluccio per naso, due bottoni per occhi e una pipa in bocca. Quando poi gli misero un cappello tutto sbertucciato in testa, il pupazzo si guardò intorno con arroganza come se fosse il padrone del quartiere. I ragazzi ci giocarono intorno fino a sera e questo lo insuperbì ancora di più, tanto che quando se ne furono andati via, si rivolse al monumento di marmo che sorgeva in mezzo alla piazza e gli disse: “Non crederai mica di essere più bello di me. Io ho perfino la pipa!” La statua, che era quella di un grand’uomo, rise silenziosamente senza provare nemmeno a discutere le sciocchezze che l’omino di neve diceva; ma un passero che, si sa, è un uccellino impertinente, andò a posarsi proprio sul cappello dell’omino e gli pizzicò il naso. “Non mancarmi di rispetto!” strillò il pupazzo “e vattene subito di qui!” Ma il passero non l’ascoltò neppure e invece si accomodò meglio sul cappello dove aveva deciso di passare la notte che si annunciava fredda e rigida. Intanto si era levata la luna e l’omino, per consolarsi, le rivolse la parola dicendo: “Non pare anche a te che io sia una persona importante?” La luna rise col suo faccione largo e splendente e l’omino, imbronciato, decise di non parlare più con nessuno. La notte passò gelida e silenziosa, e poichè la neve a quel freddo rassodava, la superbia dell’omino cresceva. Ma venne la mattina, e con la mattina il bel sole tiepido che usciva fuori dopo tante giornate di cattivo tempo, e voleva rifarsi delle ore perdute. Avvolse il pupazzo di neve con la sua luce d’oro e gli fece scintillare i bottoni degli occhi. In principio, l’omino ebbe quasi piacere di sentirsi invadere da quel bel calore, ma poi si accorse che si indeboliva sempre più: grossi rigagnoli gli corsero per tutto il corpo e capì che si sarebbe infine sciolto. L’ultimo sguardo fu per il monumento che se ne stava immobile in mezzo alla piazza, illuminato dal sole che con lui non ce la faceva. Quando i ragazzi tornarono, non trovarono più l’omino di neve. Della sua superbia era rimasta soltanto una pozza d’acqua sporca nella quale galleggiava una vecchia pipa.
Mimì Menicucci : fonte

Nonno inverno

Questo è nonno Inverno,tutto bianco sotto il manto di neve e di gelo.
Passa piano e dice alla terra:-Non posso darti i bei fiori di primavera,ma con la neve terrò lontano il gelo dalle piccole piante di grano.
Piano piano voi,comignoli con quel fumo!
Mi fate venire la tosse.
E tu,attenta alla stufa!
Non si scherza con il fuoco.
-E nemmeno col gelo,nonno Inverno!

Fonte

IL FIOCCO DI NEVE

Il piccolo Alim stava guardando dalla finestra la neve che scendeva, i fiocchi ballavano un dolce ritmo e si appoggiavano su tutte le cose. Sugli alberi, sopra i fili del bucato, sulle grondaie; il bambino fissò un grande fiocco che sembrava venisse proprio verso la sua casa, aprì la finestra e allungò la mano.
Come per incanto il fiocco si adagiò sopra il suo palmo e il bambino pensava quanto sarebbe stato bello se il fiocco avesse potuto parlare e raccontare la sua avventura; era così bello, bianco e pulito, e che forma tonda aveva…

«E così vorresti conoscere la mia storia?»
Alim annuì.
«Qualche mese fa ero una goccia d’acqua e insieme ad altri miliardi di gocce vivevamo nel Mar Caspio, arrivò l’estate e io volli starmene un po’ sdraiato al sole, così mi addormentai ed evaporai».
«Quando mi risvegliai mi sentii leggero, il vento mi stava trasportando su nel cielo, finché non vidi più gli uomini; c’erano con me altri vapori e tutti insieme spinti dal vento ci appiccicavamo gli uni agli altri. Non so per quanto tempo vagammo nel cielo, eravamo saliti molto in alto, l’aria era fredda e perciò ci stringemmo tutti senza più poter muovere mani e piedi».
«Non sapevamo dove andavamo, eravamo così grandi, grossi e lunghi da aver coperto il sole. Qualcuno disse che saremmo divenuti pioggia per tornare sulla terra. Ero felice di rivedere la terra, poi cominciai a trasformarmi in acqua e pian piano diventammo pioggia. Brrr… all’improvviso il clima divenne freddo e tutti insieme cominciammo a tremare, qualcuno vicino a me più vecchio e saggio mi tranquillizzò, ma non poté finire il discorsoperché si trasformò in neve e anch’io mi trasformai in questo fiocco che ora è nelle tue mani!».
Mentre Fiocco di Neve prendeva fiato, Alim incantato lo pregò di continuare a parlare.
«Bene amico mio – proseguì Fiocco di Neve – io e mille altri incominciammo a danzare nell’aria e volteggiando scendevamo lenti sulla terra, ero diventato leggero, come una piuma nel cielo, non sentivo più freddo perché il freddo era diventato parte di me. Ballando scendevo sulla terra».
«Quando fui abbastanza vicino vidi la città di Tabriz, ero molto distante dal Mar Caspio. Un ragazzo giocava col suo cane che, abbaiando, ingoiava fiocchi di neve, ebbi paura e chiesi al vento di esaudire il mio desiderio di non finire nella sua bocca! E così fu. Il vento mi spostò poco più in là e vidi te, sperando col tuo aiuto di poter tornare acq…».
Fiocco di Neve non poté finire la frase perché si era sciolto ed era tornato acqua.
Allora Alim soddisfatto pose le sue mani nell’acqua e lo fece ricongiungere con altri milioni di gocce.
Poi il bambino si addormentò e sognò di essere una goccia di acqua fredda.

Fonte

Il bucaneve

Era inverno, l’aria era fredda, il vento tagliente, ma in casa si stava bene e faceva caldo; e il fiore stava in casa, nel suo bulbo sotto la terra e sotto la neve.

Un giorno cadde la pioggia, le gocce penetrarono oltre la coltre di neve fino alla terra, toccarono il bulbo del fiore, gli annunciarono il mondo luminoso di sopra; presto il raggio di sole, sottile e penetrante, passò attraverso la neve fino al bulbo e busso. “Avanti!” disse il fiore. Non posso” rispose il raggio “non sono abbastanza forte per aprire, diventerò più forte in estate.” “Quando verrà l’estate?” chiese il fiore, e lo chiese di nuovo ogni volta che un raggio di sole arrivava laggiù. Ma c’era ancora tanto tempo prima dell’estate, la neve era ancora lì e ogni notte l’acqua gelava. “Quanto dura!” disse il fiore. “Io mi sento solleticare, devo stendermi, allungarmi, aprirmi, devo uscire! Voglio dire buongiorno all’estate; sarà un tempo meraviglioso!” Il fiore si allungò e si stirò contro la scorza sottile che l’acqua aveva ammorbidito, la neve e la terra avevano riscaldato, il raggio di sole aveva punzecchiato; così sotto la neve spuntò una gemma verde chiaro, su uno stelo verde, con foglioline grosse che sembravano volerla proteggere. La neve era fredda, ma tutta illuminata, e era così facile attraversarla, e sopraggiunse un raggio di sole che aveva più forza di prima. “Benvenuto, benvenuto!” cantavano e risuonavano tutti i raggi, e il fiore si sollevò oltre la neve nel mondo luminoso. I raggi lo accarezzarono e lo baciarono, così si aprì tutto, bianco come la neve e adorno di striscioline verdi. Piegava il capo per la gioia e l’umiltà. “Bel fiore” cantavano i raggi “come sei fresco e puro! Tu sei il primo, l’unico, sei il nostro amore. Tu annunci l’estate, la bella estate in campagna e nelle città. Tutta la neve si scioglierà; i freddi venti se ne andranno. Noi domineremo. Tutto rinverdirà, e tu avrai compagnia, il lillà, il glicine e alla fine le rose; ma tu sei il primo, così delicato e puro!” Era proprio divertente. Era come se l’aria cantasse e risuonasse, come se i raggi di sole penetrassero nei suoi petali e nel suo stelo, lui era lì, così sottile e delicato e facile a spezzarsi, eppure così forte, nella sua giovanile bellezza; era lì in mantello bianco e nastri verdi, e lodava l’estate. Ma c’era ancora tempo prima dell’estate; nuvole nascosero il sole, e venti taglienti soffiarono sul fiorellino. “Sei arrivato troppo presto!” dissero il vento e l’aria. “Noi abbiamo ancora il potere, dovrai adattarti! Saresti dovuto rimanere chiuso in casa, non dovevi correre fuori per farti ammirare, non è ancora tempo.” C’era un freddo pungente! I giorni che vennero non portarono un solo raggio di sole, c’era un tale freddo che ci si poteva spezzare, soprattutto un fiorellino così delicato. Ma in lui c’era molta più forza di quanto lui stesso sospettasse, era la forza della gioia e della fede per l’estate che doveva giungere, che gli era stata annunciata da una profonda nostalgia e confermata dalla calda luce del sole; quindi resistette con la sua speranza, nel suo abito bianco sulla bianca neve, piegando il capo quando i fiocchi cadevano pesanti e fitti, quando i venti gelati soffiavano su di lui. “Ti spezzerai!” gli dicevano. “Appassirai, gelerai! Perché hai voluto uscire? perché non sei rimasto chiuso in casa? Il raggio di sole ti ha ingannato. E adesso ti sta bene, fiorellino che hai voluto bucare la neve!” “Bucaneve!” ripeté quello nel freddo mattino. “Bucaneve!” gridarono alcuni bambini che erano giunti nel giardino “ce n’è uno, così grazioso, così carino, è il primo, l’unico!”

Quelle parole fecero bene al fiore, erano come caldi raggi di sole. Il fiore, preso dalla sua gioia, non si accorse neppure d’essere stato colto; si trovò nella mano di un bambino, venne baciato dalle labbra di un bambino, poi fu portato in una stanza riscaldata, osservato da occhi affettuosi, e messo nell’acqua: era così rinfrescante, così ristoratrice, e il fiore credette improvvisamente d’essere entrato nell’estate. La fanciulla della casa, una ragazza graziosa che era già stata cresimata, aveva un caro amico che pure era stato cresimato e che ora studiava per trovarsi una sistemazione. “Sarà lui il mio fiorellino beffato dall’estate!” esclamò la fanciulla, prese quel fiore sottile e lo mise in un foglio di carta profumato su cui erano scritti dei versi, versi su un fiore che cominciavano con «fiorellino beffato dall’estate» e terminavano con «beffato dall’estate». «Caro amico, beffato dall’estate!» Lei lo aveva beffato d’estate. Tutto questo fu scritto in versi e spedito come una lettera; il fiore era là dentro e c’era proprio buio intorno a lui, buio come quando era nel bulbo. Il fiore viaggiò, si trovò nei sacco della posta, venne schiacciato, premuto; non era affatto piacevole, ma finì.

Il viaggio terminò, la lettera fu aperta e letta dal caro amico lui era molto contento, baciò il fiore che fu messo insieme ai versi in un cassetto, insieme a tante altre belle lettere che però non avevano un fiore; lui era il primo, l’unico, proprio come i raggi del sole lo avevano chiamato: com’era bello pensarlo! Ebbe la possibilità di pensarlo a lungo, e pensò mentre l’estate finiva, e poi finiva il lungo inverno, e venne estate di nuovo, e allora fu tirato fuori. Ma il giovane non era affatto felice; afferrò i fogli con violenza, gettò via i versi, e il fiore cadde sul pavimento, piatto e appassito; non per questo doveva essere gettato sul pavimento! Comunque meglio lì che nel fuoco, dove tutti i versi e le lettere finirono. Cosa era successo? Quello che succede spesso. Il fiore lo aveva beffato, ma quello era uno scherzo; la fanciulla lo aveva beffato, e quello non era uno scherzo; lei si era trovato un altro amico nel mezzo dell’estate. Al mattino il sole brillò su quel piccolo bucaneve schiacciato che sembrava dipinto sul pavimento. La ragazza che faceva le pulizie lo raccolse e lo mise in uno dei libri appoggiati sul tavolo, perché credeva ne fosse caduto mentre lei faceva le pulizie e metteva in ordine. Il fiore si trovò di nuovo tra versi stampati, e questi sono più distinti di quelli scritti a mano, per lo meno costano di più.

Così passarono gli anni e il libro rimase nello scaffale; poi venne preso, aperto e letto; era un bel libro: erano versi e canti del poeta danese Ambrosius Stub, che vale certo la pena di conoscere. L’uomo che leggeva quel libro girò la pagina. “Oh, c’è un fiore!” esclamò “un bucaneve! È stato messo qui certamente con un preciso significato; povero Ambrosius Stub! Anche lui era un fiore beffato, una vittima della poesia. Era giunto troppo in anticipo sul suo tempo, per questo subì tempeste e venti pungenti, passò da un signore della Fionia all’altro, come un fiore in un vaso d’acqua, come un fiore in una lettera di versi! Fiorellino, beffato dall’estate, zimbello dell’inverno, vittima di scherzi e di giochi, eppure il primo, l’unico poeta danese pieno di gioventù. Ora sei un segnalibro, piccolo bucaneve! Certo non sei stato messo qui a caso!” Così il bucaneve fu rimesso nel libro e si sentì onorato e felice sapendo di essere il segnalibro di quel meraviglioso libro di canti e apprendendo che chi per primo aveva cantato e scritto di lui, era pure stato un bucaneve, beffato dall’estate e vittima dell’inverno. Il fiore capì naturalmente tutto a modo suo, proprio come anche noi capiamo le cose a modo nostro.
H.C.Andersen

La neve

La neve da molti giorni nevica. Vicino ai vetri della finestra,un bimbo osserva la danza dei petali bianchi e pensa che su,in cielo,oltre le nuvole,ci sia un giardino immenso pieno di rose,di camelie,di garofani candidi e di gelsomini e che gli angeli si divertono a scuotere leali fra le corolle e a far cadere i petali sopra la terra.
La terra,con l’abito bianco e luminoso,ha un aspetto nuovo.I palazzi sembrano enormi torte di panna montata;i campanili,giganti col cappuccio;e gli alberi,con la gelida bambagia che ne ricopre i rami,hanno la festosità di alberi natalizi.
Tutte le forme sono alterate,non esistono più contorni nitidi.Anche la strada,col soffice tappeto che la ricopre,è diversa.
I bimbi si divertono un mondo a percorrerla, ad affondare i piedi nella neve fresca.
In campagna,sotto la coltre candida,si svolge,intensa,la fatica creativa del grano.
quando il sole tiepido di primavera dissolverà la morbida coperta,appariranno,verdissimi,lucidi e freschi,i piccoli steli del frumento,i piccoli steli che permettono agli uomini pane,gioia e sicurezza.

Marina Spano fonte