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Neve fai da te

E’ arrivato l’inverno

Approfittiamo del freddo gelido che sta investendo le nostre regioni e di qualche fiocchetto di neve caduta anche da noi, per riproporre il tema dell’ inverno.

Abbiamo iniziato chiedendo ai bambini:- Avete visto i fiocchetti di neve? vi piacerebbe averne  in abbondanza per fare un bel pupazzo? La vogliamo fare con le nostre manine?-

Alla loro risposta affermativa ci siamo date da fare  con una ricetta facile  ed economica e unendo bicarbonato e shampoo  abbiamo preparato un bellissimo vassoio pieno di soffice e candida neve.

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La ricetta base per la preparazione del composto prevede una confezione da 500 gr. di bicarbonato e 1/2 bottiglia di shampoo,da ricordare però che la quantità degli ingredienti  varia in relazione al numero dei bambini, più ne sono e maggiore sarà la quantità da unire.

manualita

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Dopo averli fatto giocare e manipolare la neve ottenuta,hanno ascoltato la poesia “Sono l’ inverno”, il cui protagonista è un pupazzo di neve che i piccoli hanno ricreato  riflettendo sul fatto che, l’omino bianco ha mani,occhi,naso e bocca proprio come loro.

pupazzetto-di-nevei-pupazzi-di-neve

 

I cuccioli  hanno cosi potuto consolidare la conoscenza degli elementi corporei, esercitare la manualità e interiorizzare alcuni aspetti della stagione invernale.

Sono l’ inverno

Buongiorno signori e signori
sono l’ inverno con pochi colori.
Non ho capelli sono pelato
in testa ho un cappello colorato
Le mie mani? Cinque rametti innevati.
La mia bocca? Cinque spicchi allineati.
Sono coperto da un manto delicato
ogni occhio e’ un cristallo ricamato.
Come naso ho la carota d un mio amico.
Come sono i miei piedi? Non te lo dico!

Fonte

 

In un momento successivo i bambini con la digitopittura hanno completato un paesaggio invernale ricoprendo gli alberelli con un delicato manto biancodigitopittura-per-la-neve

e hanno partecipato all’allestimento dell’aula con fiocchi di neve fatti con cartoncino.

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Per consolidare la conoscenza di alcuni elementi fondamentali del corpo,i piccoli, sono stati invitati ad osservare e a disegnare gli elementi mancanti a un pupazzo di neve,

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a colorare cappello e sciarpa con il loro colore preferito e a incollare tanta farina sul corpo precedentemente cosparso di colla.

farina-neve

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Racconto di Natale

OTTIMA IDEA BABBO NATALE
Babbo Natale scende in cantina occhiali sul naso e una vecchia cartina.
Studia le strade,le case e i camini per arrivare da tutti i bambini.
Passa alla stalla per controllare:è tutto pronto Si deve partire!
Le renne,ahimè,sono ammalate col naso che cola e affaticate … ma la Befana lo può aiutare!
“Ti presto la scopa Babbo,se vuoi basta che poi non mi combini guai!”
Io per la scopa non ho la patente,grazie Befana,mi arrangio,fa niente!”.
Le renne curate con sciarpa e sciroppo guariscono in fretta, e via al galoppo.
Eccole in volo nel cielo di Natale:ci sono i doni da consegnare!
Silvia Nalon,”Focus Pico”,94,dicembre2015,

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Coloriamo la calza della befana

Calza della befana da colorare per verbalizzare su quest’ ultima festa  che chiude le vacanze natalizie ed esercitare la percezione visiva

calza della befana

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La befana

La befana di Calzastella

C’era una volta una befana distratta ed un poco inesperta che aveva smarrito la sua scopa.
Non che avesse poca memoria, niente affatto, soltanto era cosi’ indaffarata che quell’anno proprio non trovava piu’ la sua scopa.
L’aveva cercata ovunque: sotto il letto, in soffitta, in cantina.
Il 30 agosto l’aveva portata dal signore che revisionava scope magiche: le era costato una fortuna, in lire naturalmente.
Oltre non ricordava nulla.
Aveva chiesto anche al suo segretario, il gatto Romeo,  ma aveva ricevuto in risposta un flebile miagolio mentre si stava dedicando alla sua occupazione preferita: abbuffarsi di dolci e torroncini.
“Farai indigestione uno di questi giorni, golosone che non sei altro!” lo rimprovero’ la vecchina, intenta a consultare alcuni libri nella speranza di trovare qualche rimedio.
Come faccio! Come faccio!
I bambini mi aspettano ed io non ho un mezzo di trasporto adeguato per portare loro i regali.
Rimarranno delusi, vorranno bene solo piu’ a Babbo Natale!
Che guaio, che guaio!”.
Dalla finestra della sua cameretta, Leo aveva seguito tutta la scena con il telescopio ricevuto in dono a Natale e che da giorni era puntato in direzione di Calzastella, il paese della befana.
Essendo un ragazzino molto vispo ed intelligente,  decise che la sfortunata andava aiutata ed inizio’ ad inviare messaggi a tutti i suoi amici: “S.O.S. Befana senza scopa, bambini senza calze. Aiutiamola”.
Chi in bicicletta, chi sui pattini, chi addirittura sullo slittino: i bambini risposero tutti all’appello di Leo ed ognuno mise a disposizione di Happy Pifany -cosi’ si chiamava la befana-  il proprio mezzo di locomozione, per arrivare in tempo alla festa del 6 gennaio.
Gabbiano, amico fidato e suo consigliere personale, volo’ da lei e le racconto’ cosa stavano facendo i bambini, raccomandandosi di tenersi pronta e di preparare i sacchi con le calze.
“Quanto abbiamo da imparare dai piccoli”, miagolo’ Romeo, intento a bere latte caldo dalla sua ciotola.
Happy si inciprio’ il naso ed indosso’ il suo vestito piu’ bello, le scarpe rosse, il cappello a punta e lo scialle di lana ben stretto sulle spalle: era pronta  per l’appuntamento con i suoi adorati bambini, e pure tanto emozionata.
I primi chilometri, tutti in discesa, li percorse in sella ad una bicicletta color amaranto un tantino sgangherata ma si disse che mai si era divertita tanto!
I sacchi con i regali erano stati legati uno all’altro e trascinati da coloratissimi monopattini.
Al passaggio di quella allegra brigata, le persone uscirono dalle proprie case per applaudire e commentare quel grande gesto di bonta’ dei bambini nei confronti di quella simpatica vecchietta.
“Penseranno che la stiamo aiutando perche’ in cambio riceveremo i doni” penso’ Leo all’improvviso.

E mentre decine e decine di visetti sorridenti gridavano i loro “urra'” per la befana, i ragazzi piu’ grandi avevano gia’ in mente un piano per concludere degnamente quella straordinaria giornata.
Giunti nei pressi del campetto da pallone, Leo fece cenno di fermarsi.
La befana si sedette a terra, slacciandosi i pattini con i quali aveva coraggiosamente percorso l’ultimo tratto di strada e, riprendendo fiato, disse: “Non ho parole per dirvi quello che provo in questo istante: il vostro gesto sara’ ricompensato con tanti bei giocattoli!”
E cosi’ dicendo si alzo’ per raggiungere, un po’ traballante, i tanti sacchi che erano stati ammucchiati li’ vicino.

“No, Happy cara, fermati” disse Leo, prendendola per mano.
“Io ed i miei amici abbiamo deciso che questa giornata deve concludersi con un gesto di solidarieta’ nei confronti dei bambini meno fortunati.
Noi tutti abbiamo le case piene di giochi, troppi e a volte inutili, mentre tanti altri bimbi non hanno nulla.
Porteremo loro i tuoi doni, e sara’ cosi’ ogni 6 gennaio.
Regaleremo un sorriso e un po’ di serenita'”.
E cosi’ fecero.
I bambini non solo dimostrarono di essere rispettosi e premurosi nei confronti della befana, che fu nominata nonna di tutti, ma anche
di possedere un cuore grande cosi’.
I grandi impararono che non necessariamente si aiuta il prossimo per avere in cambio qualcosa!
Happy Pifany non trovo’ mai la sua scopa: uno scherzo del destino?
Chi puo’ dirlo.
Sicuramente da quel giorno ebbe tanti amici e non fu mai piu’ sola.

Infatti la sua casa divenne la meta di nonni che accompagnavano i loro nipotini a giocare e a farle visita, sorseggiando il the delle cinque e giocando allegramente a carte.
Da allora il giorno dell’Epifania divenne simbolo di bonta’
e Calzastella il paese della gioia.

Fonte

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La leggenda della befana

C’era una volta una casetta che sorgeva un po’ discosta dal villaggio. Era una casetta piccola e un po’ malconcia, e ci viveva una vecchina che usciva ogni mattina per fare legna nel bosco. Poi tornava a casa e si sedeva accanto al focolare insieme al suo gattino. Raramente vedeva delle altre persone: nel villaggio aveva la fama di essere una strana vecchina, un po’ maga, e nessuno si spingeva fino a quella casetta isolata, soprattutto in inverno, quando venti gelidi colpivano a raffica le regione.

Una sera, una fredda sera di gennaio, la vecchina (che si chiamava Befana) sentì all’improvviso bussare alla sua porta. Naturalmente si spaventò: chi poteva essere, a quell’ora e con quel tempo? All’inizio non voleva aprire, ma poi la curiosità la vinse. E, quando aprì… oh, meraviglia! Davanti a lei c’erano tre orientali riccamente vestiti, che erano scesi dai loro cammelli per chiederle la strada per Betlemme. La vecchina era stupefatta: perché mai volevano andare a Betlemme? I tre viandanti – sì, proprio loro, i Re Magi! – le raccontarono allora che stavano andando a portare i loro doni al Bambino Gesù e la invitarono a unirsi a loro.
La Befana ci pensò un po’ su, ma… chi se la sentiva di partire con un freddo simile? Così li lasciò andare, dopo aver dato loro le indicazioni che chiedevano.
Poi però si pentì. Aveva commesso un grande errore! Presto, doveva raggiungerli! Così uscì a cavallo della sua scopa (sì, la Befana un po’ maga lo era davvero!) per cercarli e andare con loro a rendere omaggio a Gesù, ma non riuscì più a trovarli. Perciò ebbe un’idea: si fermò in tutte le case, lasciando un dono a ogni bambino, nella speranza che uno di loro fosse Gesù.
E da allora ha continuato, anno dopo anno, a portare i suoi doni a tutti i bambini nella notte tra il 5 e il 6 gennaio.

Fonte

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La befana di Gesù

Anche Gesù, come tutti voi, da piccolo ebbe i suoi doni; anzi dal gesto dei Magi prese l’avvio la festa che per molti anni forse vi è stata più cara e tuttora suscita nei più piccini una struggente attesa.
Anche voi a quell’ età avete aspettato il mattino con trepidazione, e adesso, anche se con minor poesia e ingenuità, amate la festa della Befana per i ricordi piacevoli ad essa legati e per la speranza di ricevere generosi doni dai vostri genitori.
Nel passo evangelico che state per leggere l’interesse è attratto soprattutto dalla perfidia di Erode, dalla fede dei Magi, e dalla novità e dalla naturalezza dei prodigi.
Così una stella solca lentamente il cielo e finalmente si posa sull’umile grotta: un angelo discende dal cielo e invita i Magi a non ripassare presso Erode.
Il linguaggio semplice, limpido e schietto colpisce direttamente il sentimento.
In quel tono incantato e dolce dai suoni ovattati come la voce delle fate, avvertite una perenne freschezza e una commozione spontanea.
Il divino e l’umano, l’arcano e il terrestre trovano una limpida e compiuta espressione in quelle parole che arrivano direttamente al cuore, lo affascinano e lo invadono con la stessa intensità con cui la gioia per i bei doni della Befana esalta i fanciulli.

Nato Gesù a Betlemme di Giuda, al tempo del re Erode, ecco dei Magi,! dall’Oriente, arrivarono a Gerusalemme dicendo: – Dov’è il nato Re dei Giudei? Ché vedemmo la sua stella nell’Oriente e siam venuti per adorar lo. – Sentite tali cose, il re Erode si turbò e con lui tutta Gerusalemme.
E adunati tutti i gran sacerdoti e gli scribi del popolo, ricercava da loro dove fosse per nascere il Cristo. Essi li risposero: « In Betlemme di Giuda; perché così fu scritto dal Profeta.
E tu, Betlemme terra di Giuda, non sei la minima tra i capi di Giuda, poiché da te uscirà il duce che regge il mio popolo d’Israele». Allora Erode, chiamati a sé di nascosto i Magi, s’informò minutamente da loro circa il tempo dell’apparizione della stella, e, mandandoli a Betlemme, disse: Andate e fate diligenti ricerche del fanciullo, e, quando l’abbiate trovato, fatemelo sapere, affinché io pure venga ad adorarlo.
Quelli, udito ciò, si partirono. Ed ecco la stella che avevano visto in Oriente, li precedeva, finché, arrivata sopra il luogo dov’era il bambino, si fermò.
Vedendo essi la stella, gioirono di grandissima gioia e, entrati nella casa, trovarono il bambino con Maria, sua madre; prostratisi lo adorarono e, aperti i loro tesori, gli offrirono in dono, oro, incenso e mirra.
Avvertiti poi in sogno di non ripassare da Erode, per altra strada tornarono al loro paese.

dal Vangelo di San Matteo –fonte

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La scopa e… la Befana

Quando la Befana di Roma ha finito il suo giro, torna nel paese delle Befane dove, per prima cosa, sgrida sua sorella perché non ha lavato i pavimenti, non ha spolverato i mobili e non è andata dal parrucchiere.
Alla sorella della Befana non va di viaggiare sta sempre in casa a mangiucchiare cioccolatini e a succhiare caramelle all’anice. È più pigra di ventiquattro mucche.
Le due sorelle hanno un negozio di scope.
Lì si servono tutte le Befane del paese.
Le Befane sono migliaia e consumano un monte di scope. Gli affari vanno benone.
Quando le vendite diminuiscono si pensa a lanciare una nuova moda.
La moda della miniscopa, ad esempio, fa furore.
In principio le Befane più anziane protestano.
Poi i cominciano anche loro a fare delle prove di nascosto in casa, con le tende ben tirate.
E un bel giorno escono anche loro con la miniscopa.
Dopo un po’ di tempo le vendite tornano a diminuire.
E allora viene lanciata la moda della maxiscopa: una scopa lunghissima.
Due volte più del necessario.
Il giorno che una Befana giovane giovane, molto graziosa, si fa vedere in giro con la maxiscopa, tutte le altre diventano matte per l’invidia.
L’anno dopo la sorella della Befana inventa la scopa midi e diventa ricca.
Mette su un negozio di aspirapolvere.
E qui cominciano i guai. Perché le Befane viaggiando con l’aspirapolvere, aspirano nuvole, comete, uccellini, paracadutisti, satelliti naturali e artificiali, pipistrelli, professori di latino.
Già, per i viaggi è più pratica la vecchia scopa.

di Gianni Rodari

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La bottega della Befana
Se ci fosse davvero un negozio della Befana lo frugheresti da cima a fondo. Purtroppo il negozio della Befana non esiste, devi aspettare

che i regali arrivano il 6 gennaio consegnati direttamente dalla Befana.
Era la mattina dell’Epifania.
Per tutta la notte la Befana e la sua serva Teresa erano state in giro per tetti e per camini a portare i doni ai clienti. I loro vestiti erano ancora coperti di neve e di ghiaccioli.fffffffffff dddddddddAccendi la stufa – disse la Befana – così ci asciugheremo.
E riponi la scopa: per un annetto buono non ci servirà.
Teresa rimise la scopa nel solito angolo, borbottando.
Sarà bello volare con la scopa. Ma adesso che ci sono fior di aeroplani e di razzi non ne vedo proprio l’utilità.
Intanto il raffreddore me lo sono preso e me lo tengo.
Preparami una buona camomilla – ordinò la Befana, inforcando gli occhiali e sedendosi nella vecchia poltrona di pelle nera davanti alla scrivania.
Cominciò a sfogliare le lettere che aveva trovato nella cassetta della posta, di ritorno dal suo giro.
Ecco qua – borbottò – me l’aspettavo: io sfido la tramontana, io rischio l’osso del collo sulle tegole gelate e loro non sono mai contenti.
Comunque, i giocattoli che avevo in negozio li ho dati via tutti, e oggi bisognerà portarne su degli altri dal magazzino…
Teresa, prepara la chiave del magazzino e la candela.
Vuol lavorare anche oggi che è la sua festa?
Ormai la notte della Befana è passata.
Già, ma alla Befana nuova mancano solamente trecentosessantacinque notti!

Gianni Rodari

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LA VERA STORIA DELLA BEFANA

La Befana è una vecchia brutta e gobba, con il naso adunco e il mento aguzzo, vestita di stracci e coperta di fuliggine, perchè entra nelle case attraverso la cappa del camino.

Infatti la notte tra il 5 e il 6 gennaio, mentre tutti dormono infila doni e dolcetti nelle calze dei bambini appese al caminetto.

Ai bambini buoni lascia caramelle e dolcetti, a quelli cattivi lascia pezzi di carbone.

La Befana si festeggia nel giorno dell’Epifania, che di solito chiude le vacanze natalizie.

Il termine “Befana” deriva dal greco “Epifania” che significa “apparizione, manifestazione”.

Avvenne nella notte tra il 5 ed il 6 gennaio che i Re Magi fecero visita a Gesù per offrirgli oro, incenso e mirra.

Anche la Befana apparve nei cieli, a cavallo della sua scopa, ad elargire doni o carbone, a seconda che i bambini siano stati buoni o cattivi.

Una leggenda spiega la coincidenza così:

una sera di un inverno freddissimo, bussarono alla porticina della casa della Befana tre personaggi elegantemente vestiti: erano i Re Magi che, da molto lontano, si erano messi in cammino per rendere omaggio al bambino Gesù.

Le chiesero dov’era la strada per Betlemme e la vecchietta indicò loro il cammino ma, nonostante le loro insistenze lei non si unì a loro perché aveva troppe faccende da sbrigare.

Dopo che i Re Magi se ne furono andati sentì che aveva sbagliato a rifiutare il loro invito e decise di raggiungerli.

Uscì a cercarli ma non riusciva a trovarli.

Così bussò ad ogni porta lasciando un dono ad ogni bambino nella speranza che uno di loro fosse Gesù.

Così, da allora ha continuato per millenni, nella notte tra il 5 ed il 6 gennaio a cavallo della sua scopa…

da Carabefana

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La befana

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La befana

La befana sta arrivandoooooooooooooo!

Cartellone scuola

La befana

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Filastrocche per la Befana

Cartellone scuola

La Befana
La befana cammina in silenzio
La scopa è di legno
Ma il cuore d’ argento
I regali lei porta di notte
E visita lesta tutta la porte
E’ vecchietta ma felice di poco
Di un sorriso per un semplice gioco
O se un pò di carbone lei dona
Con tristezza di certo lo fa
La befana viene il 6 di gennaio
Ed in ciel si dice che voli
Ma dove lei vivi e dimori
Fino ad oggi nessuno lo sa
Luciano Galassi

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ALLA BEFANA
Mi hanno detto, cara Befana,
che tu riempi la calza di lana,
che tutti i bimbi, se stanno buoni,
da te ricevono ricchi doni.
Io buono sono sempre stato
ma un dono mai me l’hai portato.
Anche quest’anno nel calendario
tu passi proprio in perfetto orario,
ma ho paura, poveretto,
che tu viaggi in treno diretto:
un treno che salta tante stazioni
dove ci sono bimbi buoni.
Io questa lettera ti ho mandato
per farti prendere l’accelerato!
O cara Befana, prendi un trenino
che fermi a casa d’ogni bambino,
che fermi alle case dei poveretti
con tanti doni e tanti confetti.

RODARI GIANNI

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Viene Viene la Befana

Viene viene la Befana
Da una terra assai lontana,
così lontana che non c’è…
la Befana, sai chi è?
La Befana viene viene,
se stai zitto la senti bene:
se stai zitto ti addormenti,
la Befana più non senti.
La Befana, poveretta,
si confonde per la fretta:
invece del treno che avevo ordinato
un po’ di carbone mi ha lasciato.

Rodari Gianni

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La Befana

Viene viene la Befana
vien dai monti a notte fonda.
Come è stanca! La circonda
neve, gelo e tramontana.
Viene viene la Befana.
Ha le mani al petto in croce,
e la neve è il suo mantello
ed il gelo il suo pannello
ed il vento la sua voce.
Ha le mani al petto in croce.
E s’accosta piano piano
alla villa, al casolare,
a guardare, ad ascoltare
or più presso or più lontano.
Piano piano, piano piano.
Che c’è dentro questa villa?
Uno stropiccìo leggero.
Tutto è cheto, tutto è nero.
Un lumino passa e brilla.
Che c’è dentro questa villa?
Guarda e guarda…tre lettini
con tre bimbi a nanna, buoni.
guarda e guarda…ai capitoni
c’è tre calze lunghe e fini.
Oh! tre calze e tre lettini.
Il lumino brilla e scende,
e ne scricchiolan le scale;
il lumino brilla e sale,
e ne palpitan le tende.
Chi mai sale? Chi mai scende?
Co’ suoi doni mamma è scesa,
sale con il suo sorriso.
Il lumino le arde in viso
come lampada di chiesa.
Co’ suoi doni mamma è scesa.
La Befana alla finestra
sente e vede, e s’allontana.
Passa con la tramontana,
passa per la via maestra,
trema ogni uscio, ogni finestra.
E che c’è nel casolare?
Un sospiro lungo e fioco.
Qualche lucciola di fuoco
brilla ancor nel focolare.
Ma che c’è nel casolare?
Guarda e guarda… tre strapunti
con tre bimbi a nanna, buoni.
Tra la cenere e i carboni
c’è tre zoccoli consunti.
Oh! tre scarpe e tre strapunti…
E la mamma veglia e fila
sospirando e singhiozzando,
e rimira a quando a quando
oh! quei tre zoccoli in fila…
Veglia e piange, piange e fila.
La Befana vede e sente;
fugge al monte, ch’è l’aurora.
Quella mamma piange ancora
su quei bimbi senza niente.
La Befana vede e sente.
La Befana sta sul monte.
Ciò che vede è ciò che vide:
c’è chi piange e c’è chi ride;
essa ha nuvoli alla fronte,
mentre sta sul bianco monte.

di Giovanni Pascoli

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Voglio fare un regalo alla Befana

La Befana cara vecchietta,
va all’antica, senza fretta.
Non prende mica l’aeroplano
per volare dal monte al piano,
si fida soltanto, la cara vecchina,
della sua scopa di saggina:
è così che poi succede
che la Befana… non si vede!
Ha fatto tardi fra i nuvoloni,
e molti restano senza doni!
Io quasi, nel mio buon cuore,
vorrei regalarle un micromotore,
perché arrivi dappertutto
col tempo bello o col tempo brutto…
Un po’ di progresso e di velocità
per dare a tutti la felicità!
che fermi a casa d’ogni bambino,
che fermi alle case dei poveretti
con tanti doni e tanti confetti.
Gianni Rodari

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La befana

Ecco pronta la befana
che di toppe ha la sottana,
deve consegnar dolcetti
ma la scopa fa i dispetti .
Ora sale , ora scende,
mille direzioni prende;
sopra nubi, sotto il mare,
vuol far quello che le pare.
Sgroppa come un cavallino,
non sta ferma un momentino,
gira salta, piroetta,
non le vuole dare retta.
Strilla e sbuffa la befana,
ma la scopa resta strana.
“Su facciamoci coraggio,
forse vuole un bel massaggio!”
Prende l’olio da cucina
e anche un po’ di glicerina
poi comincia a massaggiare
fin che tutto va a brillare.
Or che è bella e profumata,
tutta quanta lucidata ,
questa scopa vanitosa
si vuol metter pure in posa.
Ride adesso la befana prende il sacco e in groppa sale:
” Su sbrighiamoci scopetta , sennò qui, vien carnevale !

A. Turchetti

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I tre santi Re

I tre santi Re Magi d’Oriente
chiedevano sostando a ogni città:
“Oh bimbe, oh donne, ci sapreste dire
la strada per Betlemme dove va?”
Nè giovani nè vecchi lo sapevano
ed essi riprendevano il cammino
ma una cometa dalla chioma d’oro
or li guidava come un lumicino.
La stella sulla casa di Giuseppe
ristette e i santi tre Re Magi entrar;
muggiva il bove, gridava il bambino,
ed i Re Magi presero a cantar.

E. Heine

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La befana

Vien da lontano, per le vie nevose,
lascia giù, al cancello del giardino,
il somarello, e tra le sue calzette
una ne sceglie per ciascun bambino
e gliela porta: e sal dritta e sicura
per ogni stanza, sia pur chiusa e scura.
In ogni stanza di bambini buoni
entra pian piano, e il loro sonno spia:
e ai piedi del lettino lascia i suoi doni.

Piero Calamandrei

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I Re Magi

Una luce vermiglia
risplende nella pia
notte e si spande via
per miglia e miglia e miglia.
O nova meraviglia!
O fiore di Maria!
Passa la melodia
e la terra s’ingiglia.
Cantano tra il fischiare
del vento per le forre,
i biondi angeli in coro;
ed ecco Baldassarre
Gaspare e Melchiorre,
con mirra, incenso ed oro.
Gabriele D’Annunzio

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I re magi

Era una notte azzurra
con tante stelle in cielo;
sopra le dune sparse
palme dal lungo stelo.
Dolce silenzio. I Magi
sopra cammelli bianchi
seguivan la cometa…
Felici e un poco stanchi,
venivan di lontano,
da regni d’oltremare –
scrutavan l’orizzonte
desiosi d’arrivare.
Ecco Betlemme alfine;
ecco, nella capanna,
un tenero bambino
in braccia alla sua Mamma.
I vecchi Re si prostrano i!
ed ognuno di loro ,
offre un suo dono splendido:
incenso, mirra ed oro.
Cantano intorno gli Angeli:
All’umile Giudeo
s’inchinano i potenti:
Gloria in excelsis Deo!

G. Fanciulli
…………………………….

Persero un giorno la stella.
Com’è possibile perdere la stella?
Per averla fissata troppo a lungo…
I due re bianchi,
ch’ erano due sapienti di Caldea,
col bastone tracciarono sul suolo grandi cerchi.
Si misero a far calcoli, si grattarono il mento…
Ma la stella era scomparsa
come
scompare un’idea,
e quegli uomini, l’anima dei quali
aveva sete di essere guidata,
piansero drizzando le tende di cotone.
Ma il povero re nero, disprezzato dagli altri,
disse a se stesso: “Pensiamo alla sete
che non è la nostra.
Occorre dar da bere, lo stesso, agli animali”.
E mentre reggeva il suo secchio,
nello spicchio di cielo
in cui si abbeveravano i cammelli
egli scorse la stella d’oro che danzava silente.
Edmond Rostand
…………………………..

Sempre lei

“Nonna, ai tuoi tempi c’era la Befana?”
E la nonna sorride e dice: “Sì.
Se mi ricordo! L’alba era lontana,
era ancor notte, non spuntava il dì:
ma presto andavo accanto al focolare
dov’era la mia calza ad aspettare…”
“Mamma, ai tuoi temi la Befana c’era?”
E la mamma sorride e dice: “Sì.
Era d’inverno, ma come primavera,
Mi pareva che fosse quel bel dì…
Mi alzavo quasi all’alba, in tutta fretta
e correvo a cercar la mia scarpetta…”
E passa il tempo, e il mondo avanti va:
e la Befana antica è ancora qui;
Per monti valli e isole e città
ritorna come un tempo, in questo dì;
è sempre lei, non può mutare più
perchè c’è sempre al mondo gioventù.

A. Galante Garrone

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La befana

Discesi dal lettino
son là presso il camino,
grandi occhi estasiati,
i bimbi affaccendati
a metter la calzetta
che invita la vecchietta
a portar chicche e doni
per tutti i bimbi buoni.
Ognun chiudendo gli ochi,
sogna dolci e balocchi;
e Dori, il più piccino,
accosta il suo visino
alla grande vetrata
per veder la sfilata
dei Magi, su nel cielo,
nella notte di gelo.
Quelli passano intanto
nel lor gemmato manto,
e li guida una stella
nel cielo, la più bella.
Che visione incantata,
nella notte stellata!
E la vedono i bimbi,
come vedono i nimbi
agli Angeli festanti
ne’ lor candidi ammanti.

G. Gozzano

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La burla della Befana
Presso la nera cappa del camino,
una calzina in grande attesa sta.
Con il suo sacco ed il suo lumicino
a notte la Befana scenderà.
Ma un tormento sta in cuore a Tino e a Tina:
“Ci vorrebbe la calza di una donna,
la nostra è troppo corta e piccolina!”
“Appendiamoci quella della nonna!”.
Vanno al mattino i piccoli bricconi
alla scoperta dei sognati doni.
Ma che c’è nella calza lunga e nera?
Un paio d’occhiali e una dentiera…

G. Vaj Pedotti

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Zitti zitti, presto a letto

Zitti, zitti presto a letto
la Befana è qui sul tetto,
sta guardando dal camino
se già dorme ogni bambino,
se la calza è ben appesa,
se la luce è ancora accesa!
Quando scende, appena è sola,
svelti, svelti sotto alle lenzuola!
Li chiudete o no quegli occhi!
Se non siete buoni niente dolci né balocchi,
solo cenere e carbone!

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