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Prime attività di coding unplugged

Prime attività di coding  unplugged

Per iniziare spieghiamo che cosa significa coding.

I coding significa programmazione informatica, giocando i bambini imparano a programmare e a sviluppare il “ pensiero computazionale” ossia l’insieme di tutti i processi che vengono attivati per risolvere e superare un ostacolo in modo creativo.

Un’appropriata educazione al “pensiero computazionale”, è infatti essenziale affinché le nuove generazioni siano in grado di affrontare la società del futuro non da consumatori passivi ed ignari di tecnologie e servizi, ma da soggetti consapevoli di tutti gli aspetti in gioco e come attori attivamente partecipi del loro sviluppo.

Alessandro Bogliolo afferma :“Il coding dà ai bambini una forma mentis che permetterà loro di affrontare problemi complessi quando saranno più grandi”.

Le attività di coding possono essere unplugged cioè svolte senza dispositivi informatici ,in rete si trovano moltissime idee e materiale facilmente accessibili da cui trarre spunto.

Ecco alcuni link utili:

Blocky

CodeWeek

Code.org

Scratch

Pixel Art

La nostra attività  ha coinvolto i bambini di cinque anni e ha previsto vari momenti.

Primo stadio finalizzato a riconoscere la destra e la sinistra:

  • Esercizi con riferimenti visivi: Macchia rossa  per la destra e blu per la sinistra;

  • Disegnare i contorni delle proprie manine e colorarle;

  • Gioco:vola manine destra,vola manina sinistra;
  • Gioco:Manina destra e/o sinistra piena ,manina destra e/o sinistra vuota (sacco pieno-sacco vuoto);
  • Giochi di direzionalità;
  • Giochi di orientamento nello spazio dell’atrio della scuola seguendo le indicazioni (destra-sinistra) date dalla maestra o da un compagno;
  • Conoscere e completare le frecce direzionali;

  • Associare a dei simboli (frecce) la giusta direzione:avanti,destra,sinistra,indietro;
  • Muoversi nell’atrio o aula seguendo  la direzione indicata dalle frecce;

Nel secondo stadio si presenta l’ape Anita che vuole essere aiutata a raggiungere la sua amichetta.

  • Rappresentazione grafica del percorso seguendo le indicazioni;

coding

(Clicca sull’immagine per stampare la scheda)

Terzo stadio: realizzazione di un reticolo piastrellato realizzato con nastro adesivo

I bambini seguendo le indicazioni ( diverse per ognuno)aiutano  l’ape Anita a raggiungere,considerato il periodo natalizio, il suo alberello di Natale.

I bambini si sono divertiti e hanno imparato ad usare anche le mattonelle senza la delimitazione del nastro adesivo .

 

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I diritti dei bambini

Filastrocca dei diritti dei bambini
Sono un bambino, tutti zitti
ora vi elenco i miei diritti
ho diritto a un nome mio
perché sono unico, son io
ho diritto a una famiglia
all’amore, alla meraviglia
ho diritto a un’istruzione
al piacere di una canzone
ho diritto a giorni felici
a una vita senza nemici
ho diritto a crescere sano
forza, tendimi la mano!

di Giuseppe Bordi

Altre poesie

Attività e schede varie

Canti

Altre attività

 

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La dislessia

La dislessia

La dislessia è riconosciuta, dalla legge 8 ottobre 2010, n. 170, come un disturbo dell’ apprendimento insieme alla disgrafia, disortografia e la discalculia ossia: difficoltà nella lettura, nella scrittura e nel calcolo.
La dislessia rende difficile leggere in modo rapido e corretto “è originata da uno specifico assetto neurobiologico […]”. Essa non è né una malattia e né una patologia.
Tanto per farci un’idea ricordiamo alcuni dislessici famosi: Einstein, Galileo Galilei, John F. Newton, John Fitzgerald Kennedy, Hans Christian Andersen, Steve Jobs, Guglielmo Marconi, Agatha Christie, Tom Cruise e Mika, per citare qualcuno conosciutissimo dalle nuove generazioni.
Conosciamola più da vicino!
La dislessia, come per gli altri disturbi specifici dell’apprendimento(DSA), si manifesta, in presenza di abilità cognitive adeguate all’ età anagrafica, spesso è associata ad altri disturbi (comorbidità), può causare disagi relazionali ed emozionali, generare poca autostima e fiducia nelle proprie capacità e determinare insuccesso scolastico.
In passato, spesso, i bambini con problemi nella lettura venivano etichettati come svogliati, pigri, poco attenti. Queste considerazioni generavano in loro un basso livello di stima nelle proprie capacità e una demotivazione ad apprendere, che li portava ad abbandonare la scuola. Ed è proprio alla scuola, di ogni ordine e grado, che la legge 170 attribuisce il compito di individuare precocemente casi di dislessia.
È fondamentale favorire una diagnosi tempestiva proprio per:

• Ridurre insuccessi e abbandoni scolastici;
• attuare piani di studio adeguati e flessibili;
• utilizzare strumenti compensativi;
• attuare misure dispensative;
• garantire adeguate forme di verifica e valutazione durante il ciclo scolastico;
• Favorire una piena integrazione.
Per l’identificazione dei dislessici, cosi come per gli altri disturbi, si segue un iter particolare:
-individuazione degli alunni che presentano difficoltà significative di lettura, scrittura o calcolo;
– attivazione di percorsi didattici mirati al recupero di tali difficoltà;
– segnalazione dei soggetti “resistenti” all’intervento didattico”.
L’ identificazione di questo disturbo avviene attraverso l’osservazione sistematica delle abilita linguistiche e quindi della lettura durante la normale azione didattica. (Linee guida allegate alla Legge 170, luglio 2011: punto 2.1).
In caso di difficoltà l’insegnante, dopo aver attuato specifici percorsi di recupero e potenziamento e dopo aver constatato il permanere delle atipie, informerà la famiglia che dovrà rivolgersi agli enti preposti per la diagnosi certa di questo disturbo di apprendimento. È importante stabilire con i genitori un rapporto di collaborazione per attuare procedure idonee e corrette sia in ambito scolastico che in famiglia.
Ricordiamo che la dislessia può essere diagnosticata solo al termine del secondo anno della scuola primaria, tuttavia vi sono dei segnali detti “predittivi” da osservare in età prescolare che possono prevenire e ridurre i casi di dislessia.
Il compito di prevenire questi segnali è affidato alla scuola dell’infanzia che in forma ludica, attraverso i racconti, l’attività motoria, i giochi di manipolazione, i giochi percettivi e la memorizzazione di filastrocche, di poesie e conte, dovrà osservare e prevenire questo disturbo dell’apprendimento.

Conosciamo un po’ da vicino i segnali predittivi:

• Ritardo del linguaggio
• Problemi e difficoltà nei giochi fonologici
• Difficolta a discriminare suoni e lettere simili s/z, r/l…
• Omissione o inversione di sillabe o lettere
• Difficolta a percepire rime
• Vocabolario ridotto rispetto all’età anagrafica
• Difficoltà nel prestare attenzione
• Difficoltà nella motricità fine
• Difficoltà nello spazio grafico
• Motricità grossolana

Quali attività proporre?
• Ascolto di storielle
• Invenzioni di una storia
• Giochi di percezione e discriminazione di suoni
• Giochi di riconoscimento di rime
• Riproduzione di rime
• Riconoscimento di parole corte/lunghe
• Giochi di discriminazione dei fonemi
• Ricerca di fonemi uguali
• Giochi sillabici
• Giochi di memoria visiva.

Ecco un esempio di gioco con le rime: i bambini riconoscono e indicano l’immagine che fa rima con il target.

naso fa rima con..

 

 

Mela fa rima con..

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Canti

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Il cooperative learning

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I vostri bambini litigano tra di loro usando sempre l’aggettivo “MIO”’

Non vi spaventate!

E’ del tutto normale, rientra nella fase dell’“egocentrismo” che accompagna i bambini nei primi anni della loro vita e che secondo Piaget è dovuto al fatto che questi ultimi vivono in simbiosi con l’ambiente.

Qualsiasi cosa è una loro proprietà: un giocattolo, il papà, la mamma, un oggetto…, è una tappa della crescita che inizia a scomparire intorno a tre anni parallelamente alla comparsa delle prime forme di socialità.

Dove sta il problema?

Il problema nasce quando l’egocentrismo con tutti i suoi aspetti tipici non si supera, si prolunga nel tempo causando disagi nella vita di relazione del diretto interessato e di chi gli sta intorno.

Sovente, si vedono adolescenti e adulti che non ascoltano, che non vogliono essere interrotti quando parlano, che pretendono tutte le attenzioni dalle persone care e che non riconoscono bisogni e idee dell’ altro .

Come educare i nostri bambini ad essere aperti agli scambi interpersonali e a non essere egocentrici?

A scuola ma anche a casa, per favorire le relazioni, lo scambio ed educare alla cooperazione, si fa ricorso al Cooperative Learning.

Questo metodo didattico, considerato dal docente all’università salesiana di Roma, Mario Comoglio, nuovo modo di “Fare scuola” e fondamentale per lo sviluppo delle competenze sociali nelle nuove generazioni, mira al superamento di tutti gli ostacoli che rendono le relazioni interpersonali conflittuali ed egocentrici.

Il Cooperative Learning o cooperazione, privilegia il lavoro in piccoli gruppi: si lavora INSIEME per raggiungere un obiettivo comune, si dialoga, si condividono regole, si manifestano idee e soprattutto si rispettano quelle altrui.

Ogni bambino si impegna a dare il massimo, è stimolato a fare, a dare il suo contributo,

a cooperare perché è consapevole che l’esito positivo del suo compito è indispensabile per valorizzare quello di tutti i suoi compagni.

Insomma, lo scopo è quello di creare armonia nelle relazioni, facilitando il passaggio dall’ “IO” all’ “ALTRO”, attivando dinamiche di collaborazione basate sul confronto costruttivo, in un clima armonico e sereno indispensabile per qualsiasi relazione e per la formazione del futuro cittadino.

Come si attua il Cooperative Learning?

I bambini organizzati in piccoli gruppi devono ascoltare, discutere e individuare un compito. Insieme devono operare scelte e mettere in campo le proprie capacità operative, la propria creatività e le proprie competenze.

L’apprendimento cooperativo però, non è solo un’esperienza di sviluppo relazionale ma è anche un momento formativo e cognitivo.

Tutte le idee, le soluzioni e le strategie messe in campo al termine del percorso saranno patrimonio di tutti, andranno ad arricchire le conoscenze e l’apprendimento di ciascuno.

Cosa fa l’adulto?

L’adulto ha cura di creare un clima armonico e accogliente, presenta il lavoro ai componenti del gruppo, predispone il materiale, chiarisce l’obiettivo, dà istruzioni e interviene per rinforzare gli aspetti positivi.

Se i bambini sono troppo piccoli introdurrà l’argomento con una storia, una filastrocca, un canto…e assegnerà i compiti e procederà a formare piccoli gruppi etereogenei tenendo conto delle potenzialità di ognuno.

L’adulto diventa una guida e un organizzatore.

Come procedere? Continua su GIODICART

 

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Giochi all’aperto

giochi-allaperto

Quanta energia in questi piccoli ometti e donnine, mai fermi, sempre a saltare, correre e giocare.
Sempre con qualche giocattolo in mano che mai verrà rimesso a posto.
Sempre pronti a dire che si annoiano e a lamentarsi che non hanno niente da fare.

Cosa fare?

Perché non approfittiamo delle belle giornate e diamo loro la possibilità di giocare all’aria aperta: nei parchi, nei giardini, in un verde prato?

Giocare all’aperto per i bambini rappresenta un’esperienza importantissima per il loro sviluppo. Essi osservano, scoprono, percepiscono aspetti naturali che elaborati arricchiscono il loro bagaglio di esperienze.

Giocare è un’esigenza.

In un mondo così tecnologico, i bambini hanno acquisito capacità di interagire con le tecnologie moderne (videogame, PC, Tablet, smartphone) e hanno sviluppato modalità di gioco virtuali sempre più complesse a scapito di quelle motorie. Segue su GIODICART

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San Valentino

Impariamo ad esprimere i nostri sentimenti e le nostre emozioni ,dedichiamo qualche verso alle persone amate,ai nostri fratelli,ai nostri genitori,i nostri nonni e ai nostri amici.
Se non troviamo le parole cerchiamo qualche bella poesia e utilizziamo la festa di San Valentino per dichiarare il nostro affetto.

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Poesie e frasi per San Valentino

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idee da realizzare per San Valentino

Disegni e biglietti

Leggende

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Mini -libricino sull’ educazione alimentare

Schede didattiche da colorare  per l’educazione alimentare.

Quali sono i cibi salutari?

Cosa mangiare per una corretta alimentazione?

Quali sono i cibi da evitare?

Scopriamoli  con le attività contenute in questo libricino!

 

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