Festa del papà:poesia con disegni

Poesia con illustrazioni da colorare per la festa del papà.

Maestramaria

Filastrocca illustrata e da colorare per regalare al papà un delizioso libretto per la sua festa.

Filastrocca per il papà 

Per la festa del Papà
ho pensato là per là
come fare un grande dono
al mio babbo tanto buono.
Ho pensato ad una torta
tonda o quadrata, poco importa!
Poi ad un cane o ad un castello
grande, grosso, molto bello…
Poi a un viaggio favoloso,
straordinario e avventuroso…
Ma son piccolo e perciò
tanti soldi non ne ho!
Bhe’, pazienza, sai che faccio?
Gli do solo un grande abbraccio!

Jolanda Restano

copertina festa del papà

torta

castello

soldi

abbraccio

Scarica gratuitamente il pdf del libricino della Filastrocca per il papà.

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Poesie

Canti

Lavoretti 

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Festa delle donne:biglietti,disegni e lavoretto

Lavoretti, biglietti, poesie e schede per la festa delle donne

Maestramaria

Per la giornata internazionale delle donne è possibile utilizzare dei simpatici biglietti,disegni o lavoretti da completare e regalare l’8 marzo.

Quadretto per la festa della donna.

Occorrente:

  • cartoncino giallo
  • cartoncino verde
  • centrini di carta in pizzo bianco
  • nastro verde 
  • colla 
  • fustella a fiore
  • forbici

occorrente

fustellina

Come procedere:

  • Disegniamo un cerchio sul cartoncino giallo dal diametro uguale a quello del centrino bianco.
  • Ritagliamo e incolliamo il cerchio giallo sul retro del centrino.
  • Disegniamo un cerchio sul cartoncino verde dal diametro uguale a quello del centrino bianco poi pieghiamolo in due per ricavarne due semicerchi.
  • Ritagliamo sui semicerchi verdi delle striscioline a circa mezzo cm di distanza e incolliamoli sul centrino bianco sovrapponendoli.
  • Con l’aiuto della fustella, ritagliamo tanti  fiorellini gialli e incolliamoli sugli steli.
  • Modelliamo gli steli. 
  • Completiamo con un fiocco verde  e con la scritta“Festa delle donne” e “Auguri”.

festa delle donnelav festa delle donne

Biglietto con la scritta “Auguri” per la festa delle…

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Poesie per San Valentino

Raccolta di poesie per San Valentino

Maestramaria

Filastrocca di San Valentino

Apri il tuo cuore presto al mattino
Diffondi amore in strada
Tutti amano comunque.

Amo tua moglie, tuo marito.
Ama la fede che usi sul tuo dito
Ama i tuoi figli, i tuoi genitori
Afferra i loro cuori.

Amo animali, parenti, amici
Perché gli amati sono più felici
Amo la terra, le piante, i fiori
Ama le persone di tutti i colori.

Inizi presto oggi
Diffondere amore per il viaggio
Prendi la strada senza ritorno
E come lui ama tutti i giorni oggi.

Giuseppe Bordi

———————————-

San Valentino

Amo la gente innamorata,
innamorata di una persona, di un’idea
del suo lavoro.
Amo la gente innamorata perché viaggia a due metri da terra, in una nuvola di luce, fatta di stelle ed arcobaleni e se ci stai a parlare, oltre alle parole le brillano gli occhi, i gesti, i silenzi.
Stephen Littleword
—————————-
Auguri amore
Auguri a…

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Poesie e filastrocche sulle emozioni

La settimana delle emozioni

Siamo in sette e siam carini ma anche parecchio birichini.
LUNEDÌ: son triste perché quel che volevo non ho avuto e il sorriso ho perduto.
MARTEDÌ: son contento perché mi consoli un pochino con un bacino e a me viene un sorrisino.
MERCOLEDÌ: mi fan un dispetto, mi arrabbio e perdo il rispetto.
GIOVEDÌ: ho paura allora chiudo gli occhi fin che dura.
VENERDÌ: perdo la gioia e rimane solo la noia.
SABATO: mi batte il cuore quante emozioni mi son venute le palpitazioni.
DOMENICA: spalanco gli occhi se sono sorpreso mi sento e poi gioco con gli amici allegro e contento.
E per concludere la filastrocca, fare un saluto ora mi tocca. Batto le mani mando un bacino e qui concludo con un inchino.

Fonte

 

Filastrocca della felicità

Basta poco per esser felici
un gattino, un gioco, gli amici
un gelato, o un giro in bici.

La merenda nello zainetto
i nonni, i colori nel cassetto
la TV, la palla sotto il letto.

Anche quando non è tutto bello
per esser contenti basta volerlo
e col sorriso di mamma e papà
subito torna la felicità!
Fonte
Le emozioni
Maria Ruggi

Le emozioni sono infinite
puoi trovarle anche fiorite.
Le emozioni sono colorate
puoi scoprirle anche profumate.
Le emozioni sono vellutate
puoi toccarle anche d’estate.
Le emozioni sono parole
puoi viverle anche al sole.
Rabbia e tristezza sono pungenti
gioia e allegria le più divertenti.
Le emozioni sono un respiro profondo
palpitano nei cuori di tutto il mondo.

Filastrocca delle emozioni
Giuseppe Bordi

Filastrocca delle emozioni,
dei coraggiosi e dei fifoni,

del bambino che si stupisce
ogni volta che il giorno finisce.

Filastrocca di chi ha paura
quando la notte diventa scura,
del bambino che scoppia di rabbia
e la vorrebbe chiudere in gabbia.

Filastrocca di chi è contento
e con gli amici corre nel vento,
del bambino che è sempre triste
e chiede tutto l’amore che esiste.

Filastrocca della paura
Maria Ruggi

Nel bel mezzo della notte scura scura
ecco senti arrivare la paura.
Nel cielo della tua camera ora il silenzio è sceso
e il più piccolo rumore ti giunge inatteso.
Le ombre sulle pareti si trasformano in mostri terribili
e sotto le coperte quelle figure diventano orribili.
Alla porta del tuo cuore lei comincia a bussare
forza, concentrati, chiudi gli occhi e lasciala andare.
Con calma fai un respiro profondo
gonfia la tua pancia come un pallone intorno al mondo.
Lasciati guidare dai pensieri vellutati
fatti cullare dai sogni zucccherati.
Inclina poi la testa di qua e di là
Vedrai che la paura presto svanirà.

Fonte

Rabbia Birabbia
Giuseppe Pontremoli

Ho conosciuto un tale
ch’era sempre arrabbiato
per il caldo del fuoco
il freddo del gelato

perché c’era silenzio
perché c’era rumore
per il troppo profumo
per il cattivo odore

in inverno in estate
d’autunno a primavera
pomeriggio e mattino
a notte fonda a sera.

Un giorno s’arrabbiò
anche con la sua rabbia
e senza alcun rimorso
la chiuse in una gabbia

però ne tenne un mucchio
che mise in certe buste
per fame largo uso
contro le cose ingiuste.

Girotondo della paura
Paola Parazzoli

Paura gigantesca
paura appiccicosa
paura più assillante
di una mosca noiosa.

Paure che hai dentro
paure che hai fuori
paure che ti tengono
come i raffreddori.

Ce l’hanno proprio tutti,
non è escluso nessuno,
un po’ di tremarella
se la porta dietro ognuno.

Ce l’hanno i calciatori,
bagnini ed avvocati,
ce l’hanno i genitori,
bambini e fidanzati.

Allora come fare
come si fa a scocciare
la chiudi dentro un sacco
e poi la butti in mare?

Non esiste una ricetta
e neppure una magia
un poco di paura
ti tiene compagnia.

Filastrocca del sorriso
Bruno Tognolini

Il tuo vero sorriso
sul teatro del viso
non lo fanno i tuoi denti
ma la gioia che senti.

Ha un colore preciso
un suo muto clamore
il tuo vero sorriso
è un applauso del cuore.

La Filastrocca della Tristezza

Che terribile magone
sento qui un gran groppone,
piangerei a più non posso
ben nascosto dentro un fosso.
Il mio cuore ha un gran fradello
e niente sembra tanto bello:
né giocar o disegnar
né cantar o raccontar.
Solo e triste e disperato
io mi sento abbandonato.
Dagli occhietti scendon giù
lacrimoni sempre più.
Col nasin tutto colante
è un tirar su ogni istante.
Ma che brutta la tristezza!
Che se ne vada via in fretta!
Ho bisogno di un abbraccio,
e sapere che io piaccio,
un bacione sulla guancia
e tante coccole sulla pancia.
Chi mi dà una carezza
per mandar via la tristezza?
Il magone se ne va
e il mio sorriso tornerà!

Filastrocca delle emozioni

Filastrocca delle emozioni
per bambini allegri o musoni.
Se son triste una lacrima scende,
ma se esce il sole il sorriso splende.
Braccia conserte se sono arrabbiato,
ma se ho paura trattengo il fiato.
Spalanco gli occhi sorpreso mi sento,
poi con gli amici gioco contento.
Le provan tutti queste emozioni,
adulti, bambini, allegri o musoni.
E per finire la filastrocca
fare un giro ora mi tocca
Batto le mani,
faccio un saltino
e qui concludo con un inchino.

La Filastrocca della Rabbia

Maria Loretta Giraldo (da Le filastrocche della Rabbia, Giunti)

Sono tutto arrabbiato,
Cosa mai mi è capitato?
Ho il faccin tutto rosso.
e mi sento un po’ scosso.
Pesto i piedi per terra
e vorrei far la guerra.
Sento tutti nemici
anche i miei cari amici:
non ci voglio parlare
e nemmeno giocare.
Il pancino mi duole
e mangiar lui non vuole,
neppure un boccone
neanche per colazione.
Son tutto nervoso
e mi sento furioso,
una bomba che scoppia
un tornado che soffia,
un vulcano che erutta
un’ onda che spruzza.
Come faccio a calmarmi?
Io vorrei rilassarmi!
Ho bisogno di urlare,
di correr e saltare,
di una parola d’amore,
di un abbraccio dal cuore.
Questo è quello che mi aiuta
e la rabbia tramuta
in una pace tranquilla
in una calma che brilla!

Rima della rabbia da niente
Bruno Tognolini

Mi sento arrabbiato, furioso, cattivo
Eppure non trovo nemmeno un motivo.
Nessuno mi picchia, nessuno mi offende
Le cose che amo nessuno mi prende.
Non trova ragioni la stupida mente,
io sono arrabbiato per niente.
Niente, hai puzza di niente.
Mi graffi con unghie a forma di niente
Gli schiaffi che dai sono fatti di niente
Mi dici parole con suono di niente
Io quindi non posso rispondere niente
Non posso dar calci al sedere di niente
E cresce la rabbia, bollisce bollente
Niente, la pianti?
Ritorna laggiù nel Paese dei Nienti
Perchè mi fai diventar matto?
Mi dici cosa ti ho fatto?
E niente risponde
Niente…

Che buffa l’allegria
Roberto Piumini

Che buffa l’allegria, che ti fa ridere,
allarga la tua bocca in un sorriso,
riscalda la tua pelle, ti fa muovere,
ti pizzica le labbra e infrizza il naso.

Che buona l’allegria, che ti fa lieto,
ti illumina lo sguardo e il pensiero,
ti rende più leggero e dolce il fiato,
ti mette voglia di cantare in coro.

Che bella l’allegria che grida il grido,
getta la voce a ridere nel vento,
nella tua gola chiusa scioglie il nodo,
e con le tue parole forma il canto.

La filastrocca della gioia

Sono felice e contento
e ora so che cosa sento:
la mia bocca è all’insù,
il mio cuor batte di più
Salto, corro e sgambetto
e quasi quasi scoppia il petto.
Ho un sorriso a mezza luna
ed è proprio una fortuna.
La mia mamma e gli amici
vorrei far tanto felici,
perché niente è più gioioso
di un dì così festoso.
Rido e canto, ma cos’è?
Son contento, ma perché?
Di motivi ne ho un milione
e il mio cuore è in confusione.
Son felice e son contento
e di questo non mi pento.
“Devi stare un po’ tranquillo
e non saltare come un grillo!”
mi ripete la mia mamma
proprio prima della nanna.
Io so che lei ha ragione
ma son tutto un’emozione
“Un bel respiro devi fare
e la tua gioia raccontare”
Così mi dice la mia mamma
e ben presto torna la calma.

Filastrocca della felicità

Basta poco per esser felici
un gattino, un gioco, gli amici
un gelato, o un giro in bici.

La merenda nello zainetto
i nonni, i colori nel cassetto
la TV, la palla sotto il letto.

Anche quando non è tutto bello
per esser contenti basta volerlo
e col sorriso di mamma e papà
subito torna la felicità!

Umori del cuore
Roberto Piumini

Sono contento, di buonumore,
sette risate mi ballano in cuore.
Sono felice, voglio scoppiare.
Come un vulcano che scende nel mare!
Son come un cielo normale, sereno:
non sono felice, ma triste nemmeno.
Uffa che noia, ma come sarà?
Vorrei far tutto, ma niente mi va.
Io sono triste, però non piango:
vorrei andarmene, però rimango.
Che mondo nero, che brutta giornata!
Ho il cuore come una spugna strizzata!

La pigrizia si svegliò
M. L. Giraldo

La pigrizia si svegliò
che era quasi mezzodì,
pigramente sbadigliò
ed un solo occhio aprì.
– I lavori li farò,
tanto – disse – restan lì.
Pigramente sbadigliò,
chiuse l’occhio e ridormì.

La Noia borbotta
M. L. Giraldo

La Noia borbotta
con la voce bassa:
– Che noia! Quest’oggi
il tempo non passa.
Restare qui in ozio
a non fare niente
io, ve lo assicuro,
non è divertente.
Però poi ogni volta
che c’è un po’ da fare
la Noia, sta certo,
d’incanto scompare.

Che cosa ha visto il triste?
Roberto Piumini

Che cosa ha visto il triste
che tanto lo rattrista?
Che cose tristi ha visto,
che visi tanto mesti?
Che posti tanto muti,
che musi così pesti?
Che teste così vuote,
che vite così in pianto?
Che cosa ha visto il triste
che lo rattrista tanto?

Quanto dura la paura?
M. L. Giraldo

Quanto dura
la paura?
Un istante
raggelante,
un secondo
tremobondo,
un minuto
tutto muto,
un respiro
trattenuto,
una notte
scura scura…
Tanto dura
la paura.

Gioia
M. Bartolini

C’è gioia nell’acqua che scorre
nel vento che corre
nel fuoco che brilla
nel canto che trilla.

C’è gioia nel fiore che sboccia
in tutto è la gioia,
la vita
che freme infinita
che ride, che chiama
che palpita ed ama.

La preoccupazione
M. L. Giraldo

Tutti i giorni
lei va in giro
trasportando
un gran sospiro.
Va dicendo:
“Chi lo sa,
cosa mi succederà?”.
Le succedon
fatti strani,
ma oggi no,
solo domani.
Oggi non
succede niente,
perché lei
non ha il presente.

Le emozioni

Se mi arrabbio e pesto i piedi
il mio viso tu lo vedi.
Se sono solo ed ho paura
chiudo gli occhi finchè dura.
Se sono allegro e son felice
la mia bocca te lo dice.
Quando piango e sono triste
le lacrime le hai viste

 

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Un simpatico libretto per giocare con le ” espressioni del viso

Filastrocche sull’accento

L’accento

L’accento è un segno particolare
su alcune paroline deve stare.
Spari diventa sparì
parti partì
volto voltò
picchio picchiò.
Quando dici sì
metti l’accento sulla i.
Quando dici né
lo metti sulla e.
Su qui quo qua
l’accento non va
ma aggiungilo a lì e là
ed anche a giù e già.
E senza accento due parole lega
è con accento invece spiega.
(Fonte Le schede di Arisimarialuisa )

Per colpa di un accento

Per colpa di un accento
un tale di Santhià
credeva d’essere alla meta
ed era appena a metà.
Per analogo errore
un contadino a Rho
tentava invano di cogliere
le pere da un però.
Non parliamo del dolore
di un signore di Corfù
quando, senza più accento,
il suo cucu non cantò più.
di Gianni Rodari

Filastrocca accento
Su qui e qua l’accento non va
su lì e su là l’accento ci sta
su me e su te l’accento non c’è
e non lo vuol su
ma lo vuol giù
e lo vogliono pure lì, là, più.
http://www.maestraemamma.it

Filastrocca sugli accenti

Nicolò sull’aereo salì
Per un bel viaggio partì
E quando l’ aereo decollò
Che gran divertimento provò!
Ben presto si addormentò
E di essere sulle nuvole sognò.
VA STA FA
VO STO FO
io mai accenterò.
Metterò su egli DÀ
l’accento che ci va.
Niente accento
su QUA QUI,
doppio invece su LÀ LÌ.
Per se stesso
accento il SÉ.
Se mi escludi accento il NÉ,
se mi accetti accento il SÌ
e sorrido tutto il DÌ.
Senza niente lascio il SU,
ha il berretto il signor GIÙ.
Per finire sopra il NO
Mai l’accento metterò!!!
SUL NUMERO TRE L’ACCENTO NON C’È
SUI COMPOSTI DI TRE, L’ACCENTO C’È!!!

SCRIVEREMO PERCIÒ: trentatré, centrotré , novantatré ….
dal web

L’accento
Ahimè c’è stato un imprevisto:
tu l’accento l’hai più visto?
Notte e dì io l’ho cercato,
se lo trovi ti son grato.
Sì sì ecco … è più in là,
tra mimose e lillà.
Ora è lì,
proprio in testa al lunedì.
Io lo scorgo pur lassù
dove canta il mio cucù.
Quell’accento è un discoletto,
e mi scappa per dispetto.
Lui non dà troppa attenzione
quando spiego la lezione,
e poi pensa solo a sé
o si beve un bel tè,
né lui vuole oibò studiare
qui bisogna rimediare!
Anna “dal web”

Como nel comò

Una volta un accento
per distrazione cascò
sulla città di Como
mutandola in comò.
Figuratevi i cittadini
comaschi, poveretti:
detto e fatto si trovarono
rinchiusi nei cassetti.
Per fortuna uno scolaro
rilesse il componimento
e liberò i prigionieri
cancellando l’accento.
Ora ai giardini pubblici
han dedicato un busto
“A colui che sa mettere
gli accenti al posto giusto”.
di Gianni Rodari

L’accento

Non cascare giù dal pero
e non dire “ma però”.
La città si chiama Como,
e il mobile comò.
Nel mio cuore metto te,
nella tazza un buon tè.
In una frase metto un pure,
in un piatto un buon purè.
Non puoi viaggiare in metro
e misurare col metrò.
Non cascare giù dal pero
e non dire “ma però”.

di Giuseppe Bordi

” Fantasmino malatino”

Al mattino, il lunedì,

il fantasma fece: “Etcì!”.

Martedì aveva la tosse,

mercoledì le guance rosse,

giovedì un attacco d’asma:

era un cencio di fantasma!

Ma poi il venerdì sera

trovò una coperta vera

e al calduccio della lana

guarì per il fine-settimana!

(R. Troiano, Tante tante filastrocche, Giunti Junior)

“La pigrizia”

La pigrizia andò al mercato ed un cavolo comprò.

Mezzogiorno era suonato quando a casa ritornò.

Cercò l’acqua, accese il fuoco, si sedette e riposò

ed intanto, a poco a poco,

anche il sole tramontò.

Così, persa ormai la lena,

sola, al buio, ella restò

ed a letto senza cena

la comare andò.
maestraemamma

Addobbi e decorazioni invernali

Oggi in sezione è arrivata una bella famigliola invernale.

Un corvo nero con cappello e sciarpa a righe rosse, delle ochette infreddolite e tantissimi

uccellini che giocano coi pupazzi di neve.

Dal soffitto piovono tantissimi cristalli di neve mentre i bambini cantano la canzone dell’inverno.

TESTO
Il sole si è nascosto per fare un po’ di posto all’inverno col suo gelo, tanto grande è il cielo.

Lungo il viale piante spoglie, tristi sono senza foglie, e la neve silenziosa copre adesso ogni cosa…

Giochiamo sulla neve con la slitta, con i pattini, ma se c’è troppo freddo presto a casa poi si va!

Un gran fuoco nel camino, brucia legna pian pianino, fa felici scalda i cuori e l’inverno resta fuori.

famigliaocheooccellino rosapupazzo giallopupazzo piccolopupazzo rosauccellino celesteuccellino verdecristalli

Racconto:La befana

calza della befana

LA “VERA” STORIA DELLA BEFANA

In un villaggio, non molto distante da Betlemme, viveva una giovane donna che si chiamava Befana. Non era brutta, anzi, era molto bella e aveva parecchi pretendenti.. Però aveva un pessimo caratteraccio. Era sempre pronta a criticare e a parlare male del prossimo. Cosicché non si era mai sposata, o perché non le andava bene l’uomo che di volta in volta le chiedeva di diventare sua moglie, o perché l’innamorato – dopo averla conosciuta meglio – si ritirava immediatamente.
Era, infatti, molto egoista e fin da piccola non aveva mai aiutato nessuno. Era, inoltre, come ossessionata dalla pulizia. Aveva sempre in mano la scopa, e la usava così rapidamente che sembrava ci volasse sopra. La sua solitudine, man mano che passavano gli anni, la rendeva sempre più acida e cattiva, tanto che in paese avevano cominciato a soprannominarla “la strega”. Lei si arrabbiava moltissimo e diceva un sacco di parolacce. Nessuno in paese ricordava di averla mai vista sorridere. Quando non puliva la casa con la sua scopa di paglia, si sedeva e faceva la calza. Ne faceva a centinaia. Non per qualcuno, naturalmente! Le faceva per se stessa, per calmare i nervi e passare un po’ di tempo visto che nessuno del villaggio veniva mai a trovarla, né lei sarebbe mai andata a trovare nessuno. Era troppo orgogliosa per ammettere di avere bisogno di un po’ di amore ed era troppo egoista per donare un po’ del suo amore a qualcuno. E poi non si fidava di nessuno. Così passarono gli anni e la nostra Befana, a forza di essere cattiva, divenne anche brutta e sempre più odiata da tutti. Più lei si sentiva odiata da tutti, più diventava cattiva e brutta.
Aveva da poco compiuto settant’anni, quando una carovana giunse nel paese dove abitava. C’erano tanti cammelli e tante persone, più persone di quante ce ne fossero nell’intero villaggio. Curiosa com’era vide subito che c’erano tre uomini vestiti sontuosamente e, origliando, seppe che erano dei re. Re Magi, li chiamavano. Venivano dal lontano oriente, e si erano accampati nel villaggio per far riposare i cammelli e passare la notte prima di riprendere il viaggio verso Betlemme. Era la sera prima del 6 gennaio. Borbottando e brontolando come al solito sulla stupidità della gente che viaggia in mezzo al deserto e disturba invece di starsene a casa sua, si era messa a fare la calza quando sentì bussare alla porta. Lo stomaco si strinse e un brivido le corse lungo la schiena. Chi poteva essere? Nessuno aveva mai bussato alla sua porta. Più per curiosità che per altro andò ad aprire. Si trovò davanti uno di quei re. Era molto bello e le fece un gran sorriso, mentre diceva: “Buonasera signora, posso entrare?”. Befana rimase come paralizzata, sorpresa da questa imprevedibile situazione e, non sapendo cosa fare, le scapparono alcune parole dalla bocca prima ancora che potesse ragionare: “Prego, si accomodi”. Il re le chiese gentilmente di poter dormire in casa sua per quella notte e Befana non ebbe né la forza né il coraggio di dirgli di no. Quell’uomo era così educato e gentile con lei che si dimenticò per un attimo del suo caratteraccio, e perfino si offrì di fargli qualcosa da mangiare. Il re le parlò del motivo per cui si erano messi in viaggio. Andavano a trovare il bambino che avrebbe salvato il mondo dall’egoismo e dalla morte. Gli portavano in dono oro, incenso e mirra. “Vuol venire anche lei con noi?”. “Io?!” rispose Befana.. “No, no, non posso”. In realtà poteva ma non voleva. Non si era mai allontanata da casa.
Tuttavia era contenta che il re glielo avesse chiesto. “Vuole che portiamo al Salvatore un dono anche da parte sua?”. Questa poi… Lei regalare qualcosa a qualcuno, per di più sconosciuto. Però le sembrò di fare troppo brutta figura a dire ancora di no. E durante la notte mise una delle sue calze, una sola, dove dormiva il re magio, con un biglietto: “per Gesù”. La mattina, all’alba, finse di essere ancora addormentata e aspettò che il re magio uscisse per riprendere il suo viaggio. Era già troppo in imbarazzo per sostenere un’altra, seppur breve, conversazione.
Passarono trent’anni. Befana ne aveva appena compiuti cento. Era sempre sola, ma non più cattiva. Quella visita inaspettata, la sera prima del sei gennaio, l’aveva profondamente cambiata. Anche la gente del villaggio nel frattempo aveva cominciato a bussare alla sua porta. Dapprima per sapere cosa le avesse detto il re, poi pian piano per aiutarla a fare da mangiare e a pulire casa, visto che lei aveva un tale mal di schiena che quasi non si muoveva più. E a ciascuno che veniva, Befana cominciò a regalare una calza. Erano belle le sue calze, erano fatte bene, erano calde. Befana aveva cominciato anche a sorridere quando ne regalava una, e perciò non era più così brutta, era diventata perfino simpatica.
Nel frattempo dalla Galilea giungevano notizie di un certo Gesù di Nazareth, nato a Betlemme trent’anni prima, che compiva ogni genere di miracoli. Dicevano che era lui il Messia, il Salvatore. Befana capì che si trattava di quel bambino che lei non ebbe il coraggio di andare a trovare.
Ogni notte, al ricordo di quella notte, il suo cuore piangeva di vergogna per il misero dono che aveva fatto portare a Gesù dal re magio: una calza vuota… una calza sola, neanche un paio! Piangeva di rimorso e di pentimento, ma questo pianto la rendeva sempre più amabile e buona.
Poi giunse la notizia che Gesù era stato ucciso e che era risorto dopo tre giorni. Befana aveva allora 103 anni. Pregava e piangeva tutte le notti, chiedendo perdono a Gesù. Desiderava più di ogni altra cosa rimediare in qualche modo al suo egoismo e alla sua cattiveria di un tempo. Desiderava tanto un’altra possibilità ma si rendeva conto che ormai era troppo tardi.
Una notte Gesù risorto le apparve in sogno e le disse: “Coraggio Befana! Io ti perdono. Ti darò vita e salute ancora per molti anni. Il regalo che tu non sei venuta a portarmi quando ero bambino ora lo porterai a tutti i bambini da parte mia. Volerai da ogni capo all’altro della terra sulla tua scopa di paglia e porterai una calza piena di caramelle e di regali ad ogni bambino che a Natale avrà fatto il presepio e che, il sei gennaio, avrà messo i re magi nel presepio. Ma mi raccomando! Che il bambino sia stato anche buono, non egoista… altrimenti gli metterai del carbone dentro la calza sperando che l’anno dopo si comporti da bambino generoso”.
E la Befana fece così e così ancora sta facendo per obbedire a Gesù.
Durante tutto l’anno, piena di indicibile gioia, fa le calze per i bambini… ed il sei gennaio gliele porta piene di caramelle e di doni.
È talmente felice che, anche il carbone, quando lo mette, è diventato dolce e buono da mangiare.
(Don Giampaolo Perugini, parroco della parrocchia di Santa Gemma Galgani)

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La befana di Calzastella

C’era una volta una befana distratta ed un poco inesperta che aveva smarrito la sua scopa.
Non che avesse poca memoria, niente affatto, soltanto era cosi’ indaffarata che quell’anno proprio non trovava piu’ la sua scopa.
L’aveva cercata ovunque: sotto il letto, in soffitta, in cantina.
Il 30 agosto l’aveva portata dal signore che revisionava scope magiche: le era costato una fortuna, in lire naturalmente.
Oltre non ricordava nulla.
Aveva chiesto anche al suo segretario, il gatto Romeo,  ma aveva ricevuto in risposta un flebile miagolio mentre si stava dedicando alla sua occupazione preferita: abbuffarsi di dolci e torroncini.
“Farai indigestione uno di questi giorni, golosone che non sei altro!” lo rimprovero’ la vecchina, intenta a consultare alcuni libri nella speranza di trovare qualche rimedio.
Come faccio! Come faccio!
I bambini mi aspettano ed io non ho un mezzo di trasporto adeguato per portare loro i…

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Schede didattiche:consonanti e vocali

Ecco alcune schede per riconoscere e riprodurre le vocali e consonanti.
Adatte per la prima classe primaria e per l’ultimo anno della scuola dell’infanzia le puoi stampare singolarmente o tutte in un solo fascicoletto 

CACCIA AI SEGNI

ALFABETOSchermata 2020-01-02 alle 17.10.27
B
C DURA
C DOLCE
D
F
G DURA
G DOLCE
H
L
M
N/L
N
P
Q
R
S
S/M
T
V
Z
J K X Y W

LE STRANIERE

NELL’EUROPA SENZA FRONTIERE

FAI SPAZIO ALLE STRANIERE.

CINQUE LETTERE ORMAI CONOSCIUTE

A CUI DICIAMO DI CUORE BENVENUTE.

LE RITROVI GIA’ NELL’ ALFABETIERE

PRONTE A FARE IL LORO  MESTIERE.

SAPRAI LEGGERE PAROLE IN PIU’;

J K X Y W

Da: Viaggio nel testo EDITRICE SCUOLA.DONATELLA ZOI

Per le vocali clicca qui

Alfabeto e vocali:poesie e schede

POESIE SULLE VOCALI E ALFABETO

Maestramaria

A come Armatura
B come Bravura
C come Canaglia che con me verrà in questura
D come Diamante
E come Elefante
F quel Furfante che in galera finirà
per G c’è tanta Gente
per H non c’è niente
e Immediatamente
alla L passerò: L è L’animale
M Meno Male
N è Natale e tanti doni avrò
O come Orco
P come Pinocchio
Q Questo marmocchio che a cena mangerò
R come Roma
S come Strade
T son Tante strade che a Roma porteran
Uh che bella storia
V V’ho raccontato
Z ho tanto Zonno e a letto me ne andrò
e tra le lenzuola tutte le parole fan le capriole e un’altra storia inventerò… (rallentare)

Varianti

A come Avventura
C quella Ciliegia che dal ramo coglierò
Q Questo ranocchio che stasera mangerò
F la Farfalla che dal fiore volerà
F è il Furfante che in galera porterò
F

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Auguri di buon 2020

Auguri a tutti di BUON ANNO!

Anno vecchio anno nuovo

L’anno vecchio se ne va
e mai più ritornerà.
lo gli ho dato una valigia
di capricci e impertinenze,
di lezioni fatte male,
di bugie, disobbedienze,
e gli ho detto: – Porta via,
questa è tutta roba mia.
Anno nuovo, avanti avanti, avanti!
Ti fan festa tutti quanti.
Tu la gioia e la salute
porta ai cari genitori,
ai parenti ed agli amici,
rendi lieti tutti i cuori.
D’esser buono ti prometto,
anno nuovo, benedettodi
Anna Curman Pertile
Fonte

La favola dei mesi

La favola dei mesi
C’era una volta una povera vecchietta che viveva sola. Una notte la luna era splendente, così la vecchietta decise di fare una passeggiata. Si diresse verso la campagna e la passeggiata le piacque così tanto che non si rese conto di essere entrata nella foresta. Dopo un po’, si rese conto di essersi persa.
“Oh no! Ora dove mi fermerò a riposare per la notte?” si disse. Ma, d’improvviso, la vecchietta vide una minuscola luce in lontananza. Si sentì sollevata quando la vide e cominciò a camminare verso di essa. Presto, si rese conto che la luce che aveva visto veniva dalla finestra di una piccola casetta tra gli alberi. La vecchietta non impiegò molto ad arrivare alla porta dell’abitazione. Bussò e un giovane vivace aprì la porta. “Di cosa hai bisogno, nonnina?” chiese il giovane appena la vide … e la vecchietta gli disse immediatamente come aveva perso la strada nella foresta e che non aveva un posto dove trascorrere la notte.
“Non preoccuparti,” disse il giovane. “Puoi passare la notte qui con noi … con me e i miei fratelli”.
La vecchietta entrò in casa e vide dodici ragazzi.
“Buona sera, nonnina,” dissero i giovani.
“Buona sera a voi, figlioli,”, rispose la vecchietta. Uno di loro le portò un po’ di cibo e qualcosa da bere, e quando ebbe mangiato, la vecchietta si sedette su una poltrona tra di loro.
“Nonnina, cosa ne pensi di gennaio?” chiese il giovane che aveva aperto la porta. “Be’, gennaio è pieno di benedizioni e di pace,” rispose la vecchietta. “Porta la pioggia e fa crescere le nostre verdure. E non c’è niente di più bello del sole di gennaio. Gli anziani una volta dicevano ‘quando il sole splende a gennaio, avrai estate in abbondanza!’”
Il giovane sembrava soddisfatto delle parole della vecchietta. Tutt’a un tratto, un altro giovane intervenne e le chiese:
“Cosa puoi dirci di febbraio?”
“Febbraio riempie i pozzi!” disse la vecchietta. “E nel mese di febbraio sugli alberi iniziano a crescere le foglie e i fiori per prepararsi ai frutti. Febbraio è un mese molto utile.”
“E marzo? Cosa ne pensi di marzo?” chiese un altro giovane.
“Marzo è il mese della primavera,” sorrise la vecchietta, “la natura è piena di vita. Si iniziano a vedere le farfalle e gli uccelli costruiscono i loro nidi.” Uno dopo l’altro, ogni giovane le chiese dei mesi dell’anno e la vecchietta trovava qualcosa di bello in ogni mese. Disse che aprile è il mese dei giorni pieni di sole quando diventa chiaro che le giornate si stanno allungando. Chiamò maggio il mese delle rose e dei fiori, e giugno il mese dell’abbondanza quando i contadini mietono il grano nei loro campi. Disse loro che luglio è il mese del mare e dei pesci. Agosto è il mese più bello perché ci dà tanti frutti. Disse che settembre è il mese della vendemmia, dei melograni e di San Martino. Ottobre e novembre sono i mesi in cui le famiglie si riuniscono mentre dicembre è il mese delizioso del Natale. Tutti i giovani si divertivano a sentire queste parole quando all’improvviso la vecchietta si rese conto che l’alba stava nascendo.
“Ti accompagnerò fino ai margini della foresta,” disse il giovane più grande, “ma prima che tu vada, vorremmo darti questo!” E con queste parole il giovane le diede un bastone da passeggio.
“Quando arrivi a casa, tieni il bastone da passeggio in mano e digli: ‘Fai ciò che devi’. E quando vuoi che smetta, basta dire: ‘Vai a posto!’”
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Altri racconti qui

Poesie per l’inverno

Raccolta di poesie per l’inverno

Maestramaria

Filastrocca dell’inverno
scritta a penna sul quaderno.
Quando comincia la pioggerella,
è già in letargo la coccinella.
La pioggerella diventa nevischio
e il pettirosso smette il suo fischio.
Quando il nevischio diventa neve
la nostra giornata diventa breve.
Arriva la sera di calde minestre
e appanna i vetri delle finestre,
dormiamo sotto coperte di lana
e ogni animale nella sua tana.
E se la neve diventa ghiaccio,
stringiamoci insieme in un abbraccio.
Giuseppe Bordi

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Sera d’inverno

Nel camino c’è un fastello
che tien vivo il focherello.
Mamma stira il grembiulino
del suo caro fantolino;
mentre il babbo con la mano
culla il bimbo piano piano.
In un canto del camino
fa le fusa un bel gattino,
mentre fuori, lieve lieve,
in silenzio vien la neve.
Domiziano Vigilai
———–
Ecco l’inverno

Freddoloso, imbacuccato
ecco l’inverno che è arrivato.
Sulle spalle egli ha un saccone
Che ci porti, buon vecchione?
Porti…

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Copioni per recite

Ecco un elenco di copioni per recite scolastiche , manifestazioni o spettacolini vari.

Bambino di bontà

Con lo stesso amore (Festa della mamma)

Copioni natalizi

Emergenza rifiuti a Napoli

Festa dell’ albero

Festa dell’ albero:Le anime degli alberi

Fiaba “Qua-qua,attaccati la’ “

I cinque sensi

I colori del mondo

Il tesoro del mondo:Gesù

Il pastorello

Il ponte dei bambini

Io sono così (sviluppo dell’identità e dell’autostima)

La fata (festa della mamma)

La festa degli alberi

L’ anno nuovo

La notte del primo Natale

Le miniolimpiadi

Mamma Luna e i dodici mesi

Natale di pace

Natale in famiglia

Per la mamma”La fata”

Raccolta di copioni per recite natalizie

Recita della pace

Recita di Natale “E’ accaduto un fatto strano”

Recita sull’ alimentazione :Sono grande, grosso e grasso

Recita sull’ alimentazione”MOLTO-SPECIALE-PORTA-A-PORTA”

SAN MARTINO

Sarà Natale

Un regalo speciale (Festa della Mamma)

Un simpatico presepio

Una pulce sull’ albero di Babbo Natale?

Il bosco che corre

Il gatto dagli stivali

Copioni per la scuola dell’infanzia ,primaria e media

La goccia ribelle (rispetto per l’acqua)

La guerra dei colori

Cappuccetto Rosso

Biancaneve e i sette nani

Alice nel paese delle meraviglie

Tantissimi altri copioni qui

 

Commemorazione dei defunti

Commemorazione dei defunti: 2 novembre

Maestramaria

Novembre
Il novembre sta alla porta
freddoloso e intabarrato,
poggia in terra la sua sporta
ed un sacco ben legato…
Scioglie il sacco: nebbia, neve…
la va mal pei poverini!
Ma la sporta è colma, è greve,
di castagne pei bambini.
A. Ferrarese
………………………………

Novembre

A tratti versa qualche goccia il cielo,
qualche piccola lacrima smarrita
e la selva si scuote irrigidita
in un subito brivido di gelo.
Il colchico nei luoghi più deserti
poggia pensoso, e sotto i pioppi lunghi
sorgono, nel silenzio umido, i funghi,
che tengono sempre i loro ombrelli aperti;
e nei giardini taciti e negli orti
nascon, quasi piangendo, i fiori estremi,
i crisantemi per i nostri morti.
Marino Moretti

………………………………

Il giorno dei morti

Non è festa, ma è come un omaggio
che in questo giorno tutti noi facciamo
a quelli che non più con noi teniamo
da quando hanno fatto quel viaggio

senza…

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Halloween lavoretti

Lavoretti e addobbi per la festa di Halloween
ragno

ragno per Halloween

    zucca pe Halloween
zucche
zucche
Fantasmino con rotolo di carta igienica
fantasmi
Zucca
zuccacome fare la zucca
fantasmino altalena

Con un guscio di noce ecco cosa si può realizzare!

Ragnetto

Zucca

Ragnatela

Streghette

Zucca

Zucca portacaramelle

LAVORETTO:FANTASMINO
OCCORRENTE
  • Tovaglioli di carta
  • Ovatta
  • Nastrino

Aprire il tovagliolo

Mettere al centro un batuffolino di ovatta(testa)

Legare con il nastrino
Disegnare Occhi, bocca ,naso

PIPISTRELLI CON IL ROTOLO DI CARTA IGIENICA

Un ragnetto nero

La scopa della strega

La strega nera nera

Un fantasmino bianco

Zucche con la pasta di sale

Ed ecco spuntare un alberello per addobbare l’ aula!

 vendemmia halloween 010

Tendine di mostri con rotoli di carta igienica

vendemmia halloween 011

Altro simpatico esempio di alberello con zucche di carta crespa ritagliate dai bambini

FESTONI CON LA TECNICA DELLA PIEGATURA:FANTASMINI E ZUCCHE

 

CAPPELLO DI STREGA

strega

Istruzioni:http://scuolainsoffitta.com/2013/10/21/halloween-e-autostima-attivita-per-bambini-con-pdf/

LINK UTILI

dienneti Tutto halloween

COLORING disegni da co lorare

megghy disegni da stampare e colorare

Sostegno.forumattivoLAVORETTI E DISEGNI

CIAO MAESTRA lavoretti

dadapasticciona Come affrontare la paura

 HOME

Lavoretto per Halloween: zucche

Ecco delle zucche animate da fare per Halloween per decorare l’aula o semplicemente per regalarle ai bimbi come lavoretto.

zucchette.png
zucchezucca grandesagoma zucca
Zucca dispettosa
Magica zucca un po’ dispettosa,
se mi guardi sospettosa,
forse pensi a uno scherzetto…
allora aspetta, ti lancio un dolcetto,
così gli scherzi non farai
e tranquilla resterai!
Rita Sabatini
La zucca mattacchiona
La zucca mattacchiona
fa gli scherzi ad ogni persona,
fa buffi versi e fa le boccacce,
spegne le luci e mangia focacce.
Di notte rotola sopra il tetto
gridando forte: dolcetto o scherzetto?
Rita Sabatini

 

Altri lavoretti qui

Altre poesie qui