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Biglietti per alunni e maestre per la fine dell’ anno scolastico

Trovare le parole per ringraziare e salutare i bambini al termine di un anno o ciclo scolastico, può esser molto difficile.
I piccoli crescono con noi maestre, ci accompagnano per un tratto della nostra vita e diventano pezzi del nostro cuore .

E’ veramente difficile trovare le parole per lasciarli e salutarli, per fortuna ci sono le poesie che ci aiutano ad esprimere i nostri sentimenti ….

.

QUELLO CHE RESTA

E adesso non sono più la tua maestra,
ma rimarrai qui, dentro la testa,
dentro il mio cuore e in mezzo ai miei pensieri
anche quando io sarò per te già ieri.
Per me sei ieri, oggi e anche domani,
sei stato il bimbo dato alle mie mani
per diventare ragazzo e uomo vero,
per fare cose di cui puoi andare fiero.
Ma in fondo io so già quello che resta
sarò per te per sempre la maestra
e tu per me non uno dei tanti,
ma il più importante, come tutti quanti.

di Germana Bruno

quello che resta

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Biglietto con fiori

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biglietto con cuori

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Anche le maestre meritano un pensiero speciale  e allora ecco un biglietto di ringraziamento da stampare e regalare con affetto.

A te,

mia cara maestra,

un forte bacio voglio donare

insieme a un sorriso grande come il mare

e a un grazie per avermi

saputo amare.

Tante coccole e abbracci

mi hanno consolato,

quando alla mamma ho pensato

e baci in quantità son volati

ad ogni ora della giornata.

Alla scoperta delle cose

mi hai guidato

e insieme a me hai gioito

quando ho imparato

che è bello scoprire le cose del creato

Giocoliereitaly

A te maestra mia

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Poesia, biglietto e disegno da colorare per la festa della mamma

 

Mamma

Mamma che a noi sempre pensi

come una trottolina 

sempre in movimento

fermati un momento

ti offro tè e pasticcini

così insieme saremo un pochettino

Giocoliereitaly

 

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Leggende sui mesi dell’ anno

LA LEGGENDA DEI MESI

C’erano una volta due fratelli, uno povero e l’altro ricco. Un giorno, quello povero venne invitato nella casa dei mesi, che vollero sapere che cosa si diceva di loro nel mondo.

Si dice bene! – rispose l’ospite. E di ogni mese disse ciò che ha di buono. Per esempio che gennaio nasconde il pane sotto la neve, che febbraio fa divertire, che marzo porta la primavera, che aprile fa godere dolci sonni, che maggio dona le rose…

I mesi, soddisfatti, gli regalarono una tovaglia che aveva la proprietà di far comparire qualsiasi cibo ogni volta che veniva distesa.


Quando il fratello ricco lo venne a sapere, andò subito alla casa dei mesi. E questi anche a lui chiesero:

Che cosa si dice di noi nel mondo?

Si dice male! – rispose l’ospite. E di ogni mese disse ciò che ha di cattivo. Per esempio che gennaio regala i geloni, che febbraio dà la febbre, che marzo è pazzo…

I mesi gli regalarono allora una scopa dicendo che, per avere qualche cosa bastava dirle : – Dà!

Ritornò a casa con la scopa in spalla.

Una scopa? – domandò la moglie. Per tutta risposta, il marito disse: – Dà! – e la scopa si mise a battere l’uno e l’altra, che se non si riparavano presto dentro un armadio, chissà quante botte avrebbero preso.
Quando furono ben sicuri che la scopa si era quietata, uscirono dall’armadio e, guardandosi le lividure, capirono la lezione.

I mesi dell’anno sono pur buoni disse il marito Moglie mia, siamo già ricchi, non cerchiamo altre ricchezze!

Da “Favole e fantasia


I dodici mesi

C’ era una volta una vedova che aveva due figlie: Helen, la figlia che aveva avuto dal marito morto e Marouckla, la figlia che egli aveva avuto dalla prima moglie.
Amava Helen, ma odiava la povera orfana perché era ben più graziosa della propria figlia.
Marouckla non capiva perché la matrigna la guardasse male, non comprendeva perché fosse sempre arrabbiata con lei. Le affidava i lavori più pesanti: pulire le stanze, cucinare, lavare, cucire, filare, tessere, portare il fieno, mungere la mucca… e tutto questo senza alcun aiuto.
Helen, intanto, non faceva niente, ma era sempre ben vestita e passava da un divertimento all’altro.

Ma Marouckla non si lamentò mai; sopportava i rimproveri e le cattiverie della matrigna e della sorella con il sorriso sulle sue labbra e con la pazienza di un agnello, ma questo comportamento angelico non le aveva ammorbidite. Anzi, diventarono ancora di più tiranne e scontrose verso Marouckla che diventava ogni giorno più bella, mentre Helen imbruttiva sempre più .
La matrigna allora, decise di sbarazzarsi di Marouckla; finché lei fosse rimasta in casa, nessuno avrebbe mai chiesto la mano dell’altra figlia. La fame e ogni genere di privazioni vennero utilizzate per rendere sempre più miserabile la vita della ragazza.

Un giorno, nel bel mezzo dell’inverno, Helen decise che voleva delle viole.
“Ascoltami”, ordinò a Marouckla, “devi andare sulla montagna e trovarmi delle viole. Voglio usarle per abbellire il mio vestito. Devono essere fresche e profumate, capito?”
“Ma, cara sorella, chi ha mai sentito parlare di viole che fioriscono nella neve?” ripose la povera orfana.
“Miserabile creatura! Osi disobbedirmi?” gridò Helen “non un’altra parola. Se non mi porterai un mazzolino di viole dalla foresta sulla montagna, ti ucciderò !”
La matrigna aggiunse anche le sue minacce a quelle di Helen, spinse fuori la figliastra e chiuse la porta alle sue spalle.

La ragazza si avviò piangendo per il sentiero che si inerpicava sulla montagna.
La neve era alta e non c’era alcuna traccia di esseri umani. Camminò a lungo senza meta, finché si perse nella foresta; era affamata, tremava per il freddo e desiderava morire!

Improvvisamente vide una luce in lontananza e si incamminò in quella direzione, finché raggiunse la cima della montagna.
Sul picco più alto bruciava un grande fuoco, circondato da dodici blocchi di pietra sui quali erano seduti dodici pastori; di questi i primi tre avevano i capelli bianchi, altri tre erano di mezza età , tre erano giovani e belli ed gli altri ancora più giovani.
Sedevano silenziosi, guardando il fuoco.

Erano i dodici mesi dell’anno.

Gennaio sedeva un po’ più in alto degli altri; i suoi capelli e la barba erano bianchi come neve e teneva in mano una bacchetta di legno. All’inizio Marouckla era impaurita, ma poi raccolse tutto il suo coraggio e chiese:
” Signori, posso scaldarmi al vostro fuoco? Il freddo dell’inverno mi congela!”
Gennaio sollevò lo sguardo e rispose: “Che cosa ti ha portato qui, figliola, che cosa cerchi?”
“Cerco delle viole” rispose la ragazza. “Non è stagione di viole. Non vedi che c’è neve dappertutto?” disse Gennaio.
“Lo so bene, ma mia sorella Helen e la mia matrigna mi hanno ordinato di portare loro le viole della vostra montagna. Se torno a casa senza, mi uccideranno. Vi prego, buoni pastori, ditemi dove posso trovarne!”
Il vecchio Gennaio si alzò , si avvicinò al più giovane dei Mesi e gli diede la sua bacchetta magica dicendo: “Fratello Marzo, è lavoro per te”.

Marzo obbedì e agitò la bacchetta sopra il fuoco. Immediatamente le fiamme si alzarono verso il cielo, la neve iniziò a sciogliersi e gli alberi e gli arbusti a germogliare. Spuntò l’erba verde, e tra i fili d’erba ecco sbirciare una pallida primula: era primavera, ed i prati erano blu e viola.
“Raccoglile velocemente, Marouckla,” disse Marzo.
Gioiosamente la fanciulla si affrettò a cogliere i fiori, e dopo averne raccolto un grande mazzo, ringraziò e corse a casa.

Helen e la matrigna alla vista dei fiori, al loro profumo che riempiva la casa, rimasero stupite. “Dove le hai trovate?” chiese Helen. “Sotto gli alberi, sul versante della montagna,” rispose Marouckla.
Helen prese i fiori per sé e sua madre, senza neanche ringraziare la sorellastra che glieli aveva portati.

L’indomani desiderò delle fragole.
“Corri,” intimò a Marouckla “e trovami delle fragole selvatiche. Devono essere dolci e mature.”
“Ma, cara sorella, chi ha mai sentito parlare di fragole che maturano nella neve?” esclamò la fanciulla.
“Tieni a freno la lingua, non rispondermi in questo modo. Se non avrò le mie fragole t’ucciderò ,” rispose Helen.
Poi la matrigna spinse fuori Marouckla e sprangò la porta.

L’infelice ragazza si incamminò di nuovo verso la montagna e verso il grande cerchio di fuoco dove erano seduti i Dodici Mesi.
Gennaio sedeva un po’ più in alto degli altri.
“Signori, posso scaldarmi al vostro fuoco? Il freddo dell’inverno mi congela!”
Gennaio sollevò lo sguardo e rispose: “Che cosa ti ha portato qui, figliola, che cosa cerchi?”
“Cerco delle fragole” rispose la ragazza.
“Siamo nel mezzo dell’inverno,” rispose Gennaio, “le fragole non crescono nella neve.”
“Lo so,” disse la ragazza tristemente, “ma mia sorella e la mia matrigna mi hanno ordinato di portar loro delle fragole. Se non lo faccio mi uccideranno. Vi prego, buoni pastori, ditemi dove posso trovarne!”
Il vecchio gennaio si alzò e si avvicinò al Mese di fronte a lui e gli diede la sua bacchetta magica dicendo: “Fratello Giugno, è lavoro per te”.

Giugno obbedì , e come fece ondeggiare la sua bacchetta sopra il fuoco, le fiamme salirono verso il cielo.
Immediatamente la neve si sciolse, la terra si coprì di verde, gli alberi si coprirono di foglie, gli uccelli cominciarono a cantare, e tutta la foresta fiorì .
Era l’estate. Sui cespugli, i bianchi fiori a forma di stella si erano tramutati in fragole mature che avevano coperto la radura, facendola assomigliare ad un mare di sangue.
“Raccoglile velocemente, Marouckla,” disse Giugno.
Gioiosamente la fanciulla ringraziò i Mesi e, riempito il suo grembiule, cose felice verso casa.

Helen e sua madre, al vedere le fragole che riempivano la casa con la loro fragranza deliziosa, si domandarono: “Ma dove le avrà trovate?” “Su fra le montagne”, rispose Marouckla, “quelle sotto gli alberi di faggio non sono cattive”.
Helen ne diede qualcuna alla madre e si mangiò il resto. Non ne offrì nemmeno una alla sorellastra.

Stanca delle fragole, il terzo giorno desiderò delle mele fresche, rosse.
“Corri, Marouckla, e portami delle mele fresche e rosse dalla montagna.”
“Mele in inverno, sorella? Gli alberi non hanno né foglie né frutti”
“Vai immediatamente, se non mi porterai le mele ti ucciderò “.
Come le altre volte, la matrigna l’afferrò e la cacciò fuori di casa.

La povera ragazza se ne andò piangendo su per la montagna, nella neve profonda, verso il cerchio di fuoco dove stavano i Dodici Mesi.
Erano lì , seduti immobili, e sulla più alta pietra era seduto il vecchio Gennaio.
” Signori, posso scaldarmi al vostro fuoco? Il freddo dell’inverno mi congela!” disse ella avvicinandosi.
Gennaio sollevò lo sguardo e rispose: “Che cosa ti ha portato qui, figliola, che cosa cerchi?”
“Cerco delle mele rosse” rispose Marouckla.
“Siamo in inverno, non è stagione per le mele rosse” osservò Gennaio.
“Lo so,” rispose la ragazza, “ma mia sorella e la mia matrigna mi hanno mandato a prendere delle mele rosse sulla montagna, se ritorno senza mi uccideranno. Vi prego, buoni pastori, ditemi dove posso trovarne!”
Il vecchio gennaio si alzò e si avvicinò ad uno dei mesi anziani e gli diede la sua bacchetta magica dicendo: “Fratello Settembre, è lavoro per te”.

Settembre salì sulla pietra più alta e agitò la bacchetta sopra il fuoco.
Tutto intorno brillò una luce di fiamme rosse, la neve scomparve, le sbiadite foglie che tremavano sugli alberi furono spazzate via da un freddo vento di nord-est che le radunò in gialli mucchi nella radura; sui rami rimasero solo pochi striminziti fiori autunnali.
Marouckla aguzzava invano lo sguardo per cercare le mele rosse.
Poi scorse un albero grandissimo, dai rami pendevano frutti lucidissimi, rossi. Settembre la esortò a raccoglierli in fretta e lei scosse l’albero.
Cadde una mela, poi un’altra.
“Basta,” disse Settembre, “torna a casa in fretta”. Marouckla ringraziò i Mesi e ritornò allegramente verso casa.

“Dove le hai trovate?” chiesero Helen e la matrigna alla vista dei frutti.
“Ce ne sono tante là , sulla vetta”
“Perché non ne hai portate di più ?” chiese irosamente la sorellastra. “Le hai mangiate sulla strada del ritorno, stupida ragazza!”
“No cara, non le ho neanche assaggiate.” disse Marouckla “Ho scosso l’albero due volte e ogni volta ne è caduta una mela. I pastori non hanno permesso che lo scuotessi ancora e mi hanno detto di tornarmene a casa”

“Presto, madre,” disse Helen. “Dammi il mio mantello. Andrò io stessa a prendere le mie mele. Sono capace di trovare la montagna e l’albero. I pastori possono piangere, ma non me ne andrò senza aver preso tutte le mele!”

Ignorando il consiglio contrario della madre, si avvolse nella sua pelliccia, tirò su il caldo cappuccio e si avviò verso la montagna.

La neve copriva ogni cosa e ben presto Helen si perse e cominciò a vagare senza sapere dove andava.
Dopo un po’ vide una luce lassù in alto e seguendo quella indicazione raggiunse la vetta.

C’erano il fuoco ardente, i dodici blocchi di pietra, ed i Dodici Mesi.
Dapprima si spaventò ed esitò , poi si avvicinò e si riscaldò la mani. Non chiese permesso, né rivolse loro una parola educata.
“Che cosa ti ha portato qui, che cosa cerchi?” le chiese Gennaio con fare severo.
“Non sono obbligata a dirvelo, vecchio barbone. Non sono affari vostri.” rispose sdegnosamente, allontanandosi dal fuoco e avviandosi verso la foresta.

Il vecchio Gennaio aggrottò la fronte e agitò la sua bacchetta sopra la testa.
Immediatamente il cielo si coprì di nuvoloni, il fuoco si spense, cominciarono a scendere grossi fiocchi di neve mentre un vento ghiacciato ululava tutto intorno alla montagna.
Nella furia della tempesta Helen inciampò e perse la pelliccia; era tutta intirizzita.

La madre l’aspettava alzata. Guardava dalla finestra, guardava dalla porta, ma la figlia non tornava. Lentamente le ore passavano, ma la figlia non tornava.
“Possibile che per delle mele si sia dimenticata della sua casa?” pensava. Infine, prese la sua pelliccia e il suo cappuccio e uscì alla ricerca della figlia.
La neve era caduta abbondantissima e aveva coperto ogni cosa. Errò a lungo di qua e di là; il vento ghiacciato di nord-est fischiava sulla montagna, ma nessuna voce rispondeva al suo richiamo.

Il giorno dopo Marouckla lavorò tutto il giorno, aspettando e pregando per la matrigna e la sorella, ma esse non tornarono. Erano state rapite dal gelo sulla montagna!

Marouckla ereditò la piccola casa, il campo e la mucca e un giorno sposò un onesto contadino e vissero felici e contenti.

L’ angolo di Carla


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Poesia per la mamma di Eduardo De Filippo

Mamma mia

Mamma mia, te tengo attuorno
d’ ‘a matina nfin’ a sera;
vierno pare Primmavera
mò ca staje sempre cu me.

Si fa viento tu me parle,
mmiez’ ‘o mare sento: “Figlio!”.
Si me serve nu cunziglio,
dint’ ‘o scuro viene tu.

Mamma mia, mamma mia bella…
Quanta vote penzo a quanno
se pò dì ca dint’ a n’anno
ce vedevemo sì e no!

Giuvinotto me sentevo
capuzziello, preputente…
Te sò figlio overamente
mò ca nun te tengo cchiù.

Eduardo De Filippo (1945)
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Canti per la festa di fine anno scolastico

 
 

Viva i remigini

Uno dietro l’altro
segnando bene il passo
In ordine perfetto
arrivano i remigini
Salutano gli amici
si sentono importanti
ormai sono grandi
la scuola lasceranno.

Ritornello:
Hanno imparato tante cose
a cantare, a disegnare
a contare fino a cento
tante cose si…un bastimento!

Uno in fianco all’altro
si prendono per mano
Non sbagliano il passo
e bravi i remigini
fanno un inchino
salutano gli amici
che battono le mani
a chi se ne va.

Ritornello:
Hanno imparato tante cose
a cantare, a disegnare
a contare fino a cento
tante cose si…un bastimento!

Segnando bene il passo
fanno il girotondo
intorno alle maestre
evviva e remigini
Cantano in coro
per salutare tutti
Sono pronti ad andare
in prima elementare.

Ritornello:
Hanno imparato tante cose
a cantare, a disegnare
a contare fino a cento
tante cose si… un bastimento!

http://www.filastrocche.it

——————————

Come un pittore

Modà

Ciao, semplicemente ciao

difficile trovar parole molto serie, tenterò di disegnare come un pittore

e farò in modo di arrivare fino al cuore con la forza del colore

guarda, senza parlare

Azzurro come te, come il cielo e il mare

giallo come luce del sole

rosso come le cose che mi fai provare.

Ciao, semplicemente ciao,

disegno l’erba, verde come la speranza, come frutta ancora acerba

e adesso un po’ di blu, come la notte

bianco come le sue stelle, con le sfumature gialle

l’aria puoi solo respirarla

Azzurro come te, come il cielo e il mare

giallo come luce del sole

rosso come le cose che mi fai provare.

Per le tempeste non ho il colore

con quel che resta disegno un fiore

ora che è estate, ora che è amore

Azzurro come te, come il cielo e il mare

giallo come luce del sole

rosso come le cose che mi fai provare.

Dal web


 

Ci parliamo da grandi

Ramazzotti

Prendi ora il più lungo respiro
punta gli occhi nei miei
ci parliamo da grandi davvero
se vuoi

C’è un dolore che è un viaggio da fare
che come viene andrà
ci soffio ma non può bastare
per ora resta qua…con me

C’è una cura che è fatta di bene
ma il bene cos’è?
e’ la fatica di un passo indietro
per fare spazio a te

Vale una vita quest’istante segreto
che piega tutti e due
che di un silenzio fa un saluto
e da una fa due vie

Tu vai
tu corri io sto
tu chiedi io do
siamo grandi o no?!

Perchè tutto l’amore che prendi
un giorno lo ridai
quel giorno si diventa grandi
o grandi non si è mai

Tu vai
tu corri io sto
tu hai chiesto io do
siamo grandi o no?!

Tu corri io sto
se la vita lo chiede
siamo grandi o no?!

C’è un cammino che è l’unica scelta
che domani farai
ci parliamo da grandi stavolta
sei pronta allora vai…se vuoi

Fonte


A modo tuo

Ligabue

Sarà difficile diventar grande
prima che lo diventi anche tu
tu che farai tutte quelle domande
io fingerò di saperne di più
sarà difficile
ma sarà come deve essere
metterò via i giochi
proverò a crescere

Sarà difficile chiederti scusa
per un mondo che è quel che è
io nel mio piccolo tento qualcosa
ma cambiarlo è difficile
sarà difficile
dire tanti auguri a te
a ogni compleanno
vai un po’ più via da me

A modo tuo
andrai
a modo tuo
camminerai e cadrai, ti alzerai
sempre a modo tuo
A modo tuo
vedrai
a modo tuo
dondolerai, salterai, cambierai
sempre a modo tuo

Sarà difficile vederti da dietro
sulla strada che imboccherai
tutti i semafori
tutti i divieti
e le code che eviterai
sarà difficile
mentre piano ti allontanerai
a cercar da sola
quella che sarai

A modo tuo
andrai
a modo tuo
camminerai e cadrai, ti alzerai
sempre a modo tuo
A modo tuo
vedrai
a modo tuo
dondolerai, salterai, cambierai
sempre a modo tuo

Sarà difficile
lasciarti al mondo
e tenere un pezzetto per me
e nel bel mezzo del
tuo girotondo
non poterti proteggere
sarà difficile
ma sarà fin troppo semplice
mentre tu ti giri
e continui a ridere

A modo tuo
andrai
a modo tuo
camminerai e cadrai, ti alzerai
sempre a modo tuo
A modo tuo
vedrai
a modo tuo
dondolerai, salterai, cambierai
sempre a modo tuo

Fonte


 

Buon viaggio

Cesare Cremonini

Che sia un’andata o un ritorno

Che sia una vita o solo un giorno

Che sia per sempre o un secondo

L’incanto sarà godersi un po’ la strada

Amore mio comunque vada

Fai le valigie e chiudi le luci di casa

Coraggio lasciare tutto indietro e andare

Partire per ricominciare

Che non c’è niente di più vero

Di un miraggio

E per quanta strada ancora c’è da fare

Amerai il finale

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Chi ha detto

Che tutto quello che cerchiamo

Non è sul palmo di una mano

E che le stelle puoi guardarle

Solo da lontano

Ti aspetto

Dove la mia città scompare

E l’orizzonte è verticale

Ma nelle foto hai gli occhi rossi

E vieni male

Coraggio lasciare tutto indietro e andare

Partire per ricominciare

Che se ci pensi siamo solo di passaggio

E per quanta strada ancora c’è da fare

Amerai il finale

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FONTE


QUANDO
Quando saremo grandi
e capiremo un po’ di più
tutti saremo vicini e mai
mai, nemici
quando saremo ricchi
di sentimenti e di umanità
tutti sapremo vincere
o perdere ma con umiltà

Quando saremo più saggi
e questo millennio passato sarà
tutti fratelli nell’anima, liberi
e vedrai così sarà

Giorni che gira male (gira male)
e c’è poco da pregare (uh, uh)
ma c’è ancora da sperare
che domani cambierà…
quando…
saremo grandi (Un po’ più grandi)
e capiremo (E capiremo)
un po’ di più (Sì, un po’ di più)
tutti, saremo vicini… vicini, vicini, vicini, sì!!
mai nemici mai
quando (uh)
saremo più saggi (Quando)
e questo millennio (E questo millennio)
passato sarà (No, no, no)
tutti, fratelli nell’anima

Liberi, e vedrai
così sarà !!
e così… sarà!!
quando…
quando…
sarà

Fonte


 

Crescerai

Cantata dai Nomadi

Per giocare un aquilone un gesso bianco,

il vecchio muro bastava un niente

per sorridere una bugia

per esser grande.

Crescerai, imparerai

crescerai, arriverai

crescerai, tu amerai.

Bastava un niente un campo verde

una corsa e poi a pescar sul fiume

bastava un niente per sorridere

una bugia per esser grande.

Crescerai, imparerai

crescerai, arriverai

crescerai, tu amerai

il rimpianto rimarrà

di quell’età, di quell’età.

Crescerai, imparerai,

crescerai, arriverai

crescerai, tu amerai

Crescerai, imparerai,

crescerai, tu arriverai

crescerai, amerai

crescerai, tu imparerai.

Dal web


 

 

Non mollare mai
Ero ancora ragazzino
E con mio padre litigavo
Per i brutti voti a scuola e un solo sei
Ma di musica lo giuro
Ne facevo indigestione
Preferivo un pianoforte che due calci ad un pallone.
Quanto tempo ci passavo
Sopra quei tasti che sfioravo
Era tutto bianco e nero intorno a me
Mi ascoltavano gli amici
Sorridevano felici
Quella voglia di arrivare era forte dentro me. RIT
Mai non mollare mai
Se non ce la fai
Tieni duro e aspetta quel momento prima o poi
Fincha vita avrai
Non mollare mai
Manda avanti il cuore che domani vincerai. Non ho mai dimenticato
Le porte in faccia ricevute
La risposta era la solita per me
Ci faremo risentire le faremo poi sapere
Ma il telefono non mi squillava mai. RIT
Mai non mollare mai
Se non ce la fai
Tieni duro e aspetta quel momento prima o poi
Fincha vita avrai
Non mollare mai
Manda avanti il cuore che domani vincerai. Arriveranno gli eroi
Un contratto per scrivere i sogni
Finalmente l’avrai.
Ma la strada sara in salita
Non a semplice questa vita
Da una torre cadere non a difficile. Mai non mollare mai
Fincha vita avrai
Manda avanti il cuore che domani vincerai

Gigi D’ Alessio
Dal web
——————————–
 
 
Come l’ acqua dentro il mare
 
 

Meglio cominciare da quello che mi viene

Più semplice da poterti raccontare

La vita ci consegna le chiavi di una porta

E prati verdi sopra i quali camminare

Puoi correre o fermarti

Puoi scegliere tra i frutti

Quali cogliere o lasciare maturare

Vietato abbandonare il sogno di volare

Ma per quello c’èogno dell’amore

Io posso solo dirti

Non temere di sbagliare

Perché aiuta le persone ad imparare

E sappi che tra il bene e il male

Alla fine vince il bene

Amore fai tesoro di ogni tuo respiro

E difendi la bellezza del perdono

Ricorda che un sorriso è il gesto più prezioso

Per piacere e farsi ricordare

Ricorda che l’amore a volte può far male

Ma del mio tu non ti devi preoccupare

Perché non può finire

Come l’acqua dentro il mare

Amore ascolta bene, non smetter di sognare

Perché i sogni sono le ali per volare

Se vuoi porta qualcuno in viaggio

Ma a nessuno dai modo di potertele spezzare

Accetta le sconfitte, l’invidia e l’impotenza

Di chi osserva e perde il tempo a giudicare

E abbi sempre la coscienza, la pazienza, la prudenza

E ricordati che è sempre meglio dare

Ma non dimenticare, anche se l’ho già detto

Se avrai un dubbio, che tra il bene e il male

Vince sempre il bene

Te lo posso giurare

Amore fai tesoro di ogni tuo respiro

E difendi la bellezza del perdono

Ricorda che un sorriso è il gesto più prezioso

Per piacere e farsi ricordare

Ricorda che l’amore a volte può far male

Ma del mio tu non ti devi preoccupare

Perché non può finire come l’acqua dentro il mare

Amore fai tesoro di ogni tuo respiro

E difendi la bellezza del perdono

Ricorda che un sorriso è il gesto più prezioso

Per piacere e farsi ricordare

Ricorda che l’amore a volte può far male

Ma del mio tu non ti devi preoccupare

Perché non può finire

Come l’acqua dentro il mare

Cantata dai Moda

dal web


 
Mollare proprio mai.
Seguo con gli occhi un camion
che passa tra pioggia
e una corsia di un autostrada
che mi porta via di qua.
Seguo con gli occhi la sua scia
quasi perfetta è l’armonia del tuo viso
che mi porto via con me.
Calci in bocca,
parole secche come foglie
ma la vita è tutta qua:
ricordare, amare e poi partire…
mai mollare proprio mai…
cantare fino a che la mia voce si confonda con la pioggia
e i giorni che ho diviso insieme a te
ho sognato insieme a te…
Ora mi fermo a un autogrill
meglio un panino e poesia,
mastico piano versi e poi bevo nostalgia.
Gli anni e i giorni belli,
il sapore amaro dei ricordi nella gola
vanno giù come amori , errori e coca cola.
Mai mollare proprio mai,
cantare fino a che la mia voce
si confonda con la pioggia e i giorni che…
ho diviso insieme a te
ho sognato insieme a te…
controcorrente nuoto e nuoterò…
con tutta la dolcezza che io ho,
perchè io non mollo mai
perchè io non mi arrendo mai.
Ho adottato una farfalla…
ho rincorso anche una stella…
ho rubato il mare e adesso il mare è mio.
Ho ubriacato un pianoforte,
ho sognato di sognare,
ho volato così in alto che il cielo…
adesso è mio..
mai mollare proprio mai,
cantare fino a che la mia voce si confonda con la pioggia
e i giorni che ho diviso insieme a te
ho sognato insieme a te…..
.mollare proprio mai…
mollare proprio mai…

Cantata  da Alex Lunati

Dal web

————————

L’AMORE ESISTE

Può nascere dovunque
Anche dove non ti aspetti
Dove non lo avresti detto
Dove non lo cercheresti
Può crescere dal nulla
Sbocciare in un secondo

Può bastagli un solo sguardo per capirti fino in fondo
Può invadere i pensieri
Andare dritto al cuore
Sederti alle scale
E lasciarti senza parole
L’amore mille steli
L’amore un solo fiore
Può crescere da solo
E svanire come niente
Perché nulla lo trattiene
O lo lega a te per sempre
Può nascere su terre dove non arriva il sole
Apre il pugno di una mano
Cambia il senso alle parole
L’amore non ha un senso
L’amore non ha un nome
L’amore bagna gli occhi
L’amore scalda il cuore
L’amore batte i denti
L’amore non ha ragione
Grande da sembrarti indefinito
Può lasciarti senza fiato
E il suo braccio ti allontanerà per sempre dal passato
L’amore mio sei tu
L’amore mio sei
L’amore non ha senso
L’amore non ha un nome
L’amore non ha torto
L’amore non ha ragione
L’amore batte i denti
L’amore scalda il cuore
Può renderti migliore
Cambiarti lentamente
Ti da tutto ciò che vuole
E in cambio non ti chiede niente
Può nascere da un gesto
Da un accenno di sorriso
Da un saluto o da uno sbaglio
Da un percorso condiviso
L’amore non ha un senso
L’amore non ha un nome
L’amore bagna gli occhi
L’amore scalda il cuore
L’amore batte i denti
L’amore non ha ragione
L’amore non ha un senso
L’amore non ha un nome
L’amore bagna gli occhi
L’amore scalda il cuore
L’amore batte i denti
L’amore non ha ragione
L’amore mio sei tu
L’amore mio sei
L’amore mio sei tu
L’amore mio sei

FRANCESCA MICHIELIN 

Dal web


Aereoplano

Aeroplano che te ne vai lontano da qui chissà cosa vedrai
le luci immense di quelle città quanto grandi non si sa
Aeroplano raccontano che ci sono delle macchine più grandi di te
e delle strade che se sveglio non sei mai più le attraverserai
Ma non so se crederci o no
non ci sono stata mai
tante cose io non vedrò
ma tu me le racconterai
Se capirà che passerai per questo grigio cielo
tu lasciami un po’ di tutta quell’imensità
Se capiterà che passerai ancora in questo cielo
regalerai almeno un po’ di libertà
Aeroplano dimmi un po’ se ci sono dei laghi tanto grandi che
se da una riva io guarderò l’altra sponda non vedrò
E dei boschi che chiunque ci va deve stare attento perchè incontrerà
un orso che come per magia in un attimo lo porta via
Ma non so se crederci o no
non ci sono stata mai
tante cose io non vedrò
ma tu me le racconterai
Se capirà che passerai per questo grigio cielo
tu lasciami un po’ di tutta quell’imensità
Se capiterà che passerai ancora in questo cielo
regalerai almeno un po’ di libertà
Aeroplano che te ne vai lontano da qui chissà cosa vedrai
le luci della sua città
forse lui mi penserà
ma non so se crederci o no
forse non l’ho avuto mai e chissà se lo rivedrò ma tu me lo racconterai
Se capiterà che passerai per questo grigio cielo tu
riportami lui se non vorrà gli parlerai
Se capiterà tu gli dirai
lo rivvorei accanto
seduti qui sognando di volare via
volare via
volare via
via via via via
volare via

Max Pezzali

dal web


 Il maestro

Il maestro è qua ti benedirà puoi esibirti

Sbizzarrirti

È il momento tuo

Lanciati così

Butta fuori il meglio adesso sì

L’anima ce l’hai

Conta su di lei

Puoi sfidare il mondo adesso, o mai!

La mia vita scorre mentre guardo te

Quella voglia di riscatto so cos’è

E nessuno può comprenderti di più

Nessun’altro prova ciò che provi tu

Io ti guardo e sento che puoi farcela…

Maledetta sorte puoi sconfiggerla

Non ti lascerò

Senz’alibi io no

Punta in alto credi a me… guarda avanti!

Ti trasformerai

Tu ti evolverai

Sulla scena il segno lascerai

Mentre io vivrò silenziosa scia

Tu seme della mia pazzia

Prenditi i segreti questa eredità

Altrimenti il mio lavoro sfumerà

C’è bisogno di talenti come te

Troppa volontà che resta lì dov’è… muta

Nuovi stimoli si aspettano da noi

Non possiamo né dobbiamo indietreggiare mai

Ascolta il tuo maestro il mondo è questo

Prima l’arte, la passione e dopo il resto…

Premiami se puoi

Un bel saggio e poi

Un applauso a tutti noi

Che impariamo…

Renato Zero

dal web

 

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Viva la scuola

La mia scuola insieme a te

E’ la mia scuola

Grazie scuola

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Lavoretti per la primavera:lavori dei bambini

Ecco alcune attività svolte dai nostri piccoli per accogliere la PRIMAVERA

 

ape disegni

Disegno ape

 

 

scheda ape

Clicca sull’ immagine dell’ ape per stamparla e colorarla

 

farfalla

Riciclo creativo

Farfalline realizzate con rotolo di carta colorato dai bimbi

 

farfalline

Per completare la nostra primavera  …..abbiamo riciclato bottiglie ,  materiale da imballaggio e……

opera in corsocoloriamofioritimbri con bottigliafiori in  corso

lavoro di gruppo

.. carta da giornale

Altri link:

Pregrafismo sulla primavera

Lavoretti

Poesie

Disegni