Ricetta per la pasta di bicarbonato

Pasta di bicarbonato:ricetta con materiale reperibile a casa

Maestramaria

Non si finisce mai di imparare…ho appena scoperto la pasta di bicarbonato ,bianca, liscia,atossica e super modellabile.

Gli ingredienti sono solamente due,quasi sempre presenti in dispensa e anche molto economici.

Provare per credere!

Ecco gli ingredienti:

  • 2 tazze di bicarbonato
  • 1 tazza di maizena
  • 1 tazza e 1/2 di acqua

La preparazione della pasta è molto semplice e da provare al più presto!( vedi tutorial)
Alcuni lavori dal web
bicarbonato

conigli

bicarb

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Mondadori Education

Facciamo scuola a casa!

Mondadori Education accompagna gli insegnanti e gli alunni della Scuola Primaria nella didattica a distanza con materiali per la continuità didattica, esercizi e video di ripasso, spunti disciplinari per una didattica a distanza: in questa pagina l’offerta pensata da Mondadori Education per continuare lo studio da casa.
Ecco alcuni contenuti per la scuola primaria:

L’Uovo Checco:  racconto per le classi 1° e 2°

Domenica di Pasqua: racconto con domande per le classi 2° e 3°

Poesia di Buona Pasqua e breve racconto sulla tradizione dell’uovo: per le classi 1° e 2°

L’attesa della Pasqua: racconto con domande di comprensione per la classe 3°

Poesia sulla primavera e lavoretto per realizzare un albero di Pasqua: per le classi 2° e 3°

Uovo alla finestra. Lavoretto per tutte le classi della Scuola Primaria con indicazioni in italiano e in inglese, per ripassare creando.

Uovo di polistirolo decorato. Lavoretto per tutte le classi della Scuola Primaria con indicazioni in italiano e in inglese, per ripassare in maniera originale

La tombola dei numeri

Ricicliamo tappi e avremo materiale per un gioco divertente e per riconoscere i numeri

Maestramaria

Riciclando i tappi delle bottiglie abbiamo creato la tombola dei numeri.E’ stato il  passo per avvicinare i bambini al loro riconoscimento.

Con il gioco i bambini si sono divertiti tanto, faremo anche quella delle vocali e dell’ alfabeto.

La tombola dei numeri (3)La tombola dei numeri (2)La tombola dei numeriLa tombola dei numeri (1)

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Pregrafismo di primavera

La primavera è ritornata

Maestramaria

E’ ARRIVATA LA PRIMAVERA

LA NATURA SI E’ SVEGLIATA
E TUTTO HA CAMBIATO.
I PRATI SONO VERDI
CON TANTI FIORI STUPENDI.
LE API BIRICHINE
VOLANO DI FIORE IN FIORE
E LE FARFALLE COLORATE
SEMBRANO TANTE FATE.
LE RONDINELLE NERE NERE
SON RITORNATE FINALMENTE
E INSIEME AGLI UCCELLINI
SEMBRANO TANTE BALLERINE.
E I BAMBINI COSA FANNO?
I BAMBINI CON STUPORE
OSSERVANO TUTTI I NUOVI COLORI!

maestramaria

La natura si è svegliata e i bambini possono finalmente uscire in giardino per osservare  i deliziosi cambiamenti  che ci regala:il verde delle foglioline, i fiorellini ,il canto degli uccellini e… il piacere di stare all’aria aperta.Per aiutarci nella scoperta  di questa stagione possiamo utilizzare questa poesia affiancata da un libricino  da stampare e completare con piccole attività di pregrafismo.

E' arrivata la primavera

i prati sono verdi

le api birichine

le rondinelle

e i bambini cosa fanno

I bambini più piccolini possono divertirsi a colorare con la digitopittura la rondinella ,attenti però … alla fine non sarà nero solo questo piccolo uccello migratore!

la rondine

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Poesia in filastrocca per la festa della mamma

Auguri mamma 

Se io fossi, mamma, un uccellino
che vola nel cielo profondo
vorrei offrirti il mio canto
più dolce, soave, giocondo.
Se io fossi, mamma, una stella
che brilla nel bruno firmamento
donerei a te la luce più bella
con amore e baci a cento a cento.
Ma essendo solo un bambino
e non avendo che il cuore,
ti voglio stare vicino
per dirti tutto il mio amore.
E. Ottaviani

Poesia da completare con semplici disegni per la festa della mamma

Completate tutte le schede per formare un grazioso libretto da donare alla propria mamme Clicca qui per il libretto completo.

 

copertina

 

 

auguri mamma

 

 

pagina2

 

 

pagina3

 

Biglietto per la festa della mamma

Biglietto con poesia per la festa della mamma

Maestramaria

Biglietto  con poesia da stampare liberamente e dedicarlo alla persona più cara al mondo alla mamma per la sua festa.

Auguri mamma

Auguri mamma

Se io fossi, mamma, un uccellino
che vola nel cielo profondo
vorrei offrirti il mio canto
più dolce, soave, giocondo.
Se io fossi, mamma, una stella
che brilla nel bruno firmamento
donerei a te la luce più bella
con amore e baci a cento a cento.
Ma essendo solo un bambino
e non avendo che il cuore,
ti voglio stare vicino
per dirti tutto il mio amore.
E.Ottaviani

Altri biglietti qui

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Trova l’ intruso:schede operative scuola dell’ infanzia

Trova l’intruso:schede didattiche

Maestramaria

Continua la raccolta di schede per i bambini che dovranno andare in prima.

Queste ultime sono state impostate sotto forma di storiella per catturare maggiormente l’ interesse e  la curiosità dei bambini.
La navicella deve atterrare sulla terra e per
poterlo fare deve trovare e cerchiare l’ intruso.
Aiutalo tu!
TROVA l’intruso

intruso

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Schede didattiche:consonanti e vocali

Ripassiamo l’alfabeto.
Completa con il tratteggio e colora le lettere dell’alfabeto

Maestramaria

Ecco alcune schede per riconoscere e riprodurre le vocali e consonanti.
Adatte per la prima classe primaria e per l’ultimo anno della scuola dell’infanzia le puoi stampare singolarmente o tutte in un solo fascicoletto 

CACCIA AI SEGNI

ALFABETOSchermata 2020-01-02 alle 17.10.27B
C DURA
C DOLCE
D
F
G DURA
G DOLCE
H
L
M
N/L
N
P
Q
R
S
S/M
T
V
Z
J K X Y W

LE STRANIERE

NELL’EUROPA SENZA FRONTIERE

FAI SPAZIO ALLE STRANIERE.

CINQUE LETTERE ORMAI CONOSCIUTE

A CUI DICIAMO DI CUORE BENVENUTE.

LE RITROVI GIA’ NELL’ ALFABETIERE

PRONTE A FARE IL LORO  MESTIERE.

SAPRAI LEGGERE PAROLE IN PIU’;

J K X Y W

Da: Viaggio nel testo EDITRICE SCUOLA.DONATELLA ZOI

Per le vocali clicca qui

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Festa del papà:poesia con disegni

Poesia con illustrazioni da colorare per la festa del papà.

Maestramaria

Filastrocca illustrata e da colorare per regalare al papà un delizioso libretto per la sua festa.

Filastrocca per il papà 

Per la festa del Papà
ho pensato là per là
come fare un grande dono
al mio babbo tanto buono.
Ho pensato ad una torta
tonda o quadrata, poco importa!
Poi ad un cane o ad un castello
grande, grosso, molto bello…
Poi a un viaggio favoloso,
straordinario e avventuroso…
Ma son piccolo e perciò
tanti soldi non ne ho!
Bhe’, pazienza, sai che faccio?
Gli do solo un grande abbraccio!

Jolanda Restano

copertina festa del papà

torta

castello

soldi

abbraccio

Scarica gratuitamente il pdf del libricino della Filastrocca per il papà.

Altre attività qui

Poesie

Canti

Lavoretti 

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Festa delle donne:biglietti,disegni e lavoretto

Lavoretti, biglietti, poesie e schede per la festa delle donne

Maestramaria

Per la giornata internazionale delle donne è possibile utilizzare dei simpatici biglietti,disegni o lavoretti da completare e regalare l’8 marzo.

Quadretto per la festa della donna.

Occorrente:

  • cartoncino giallo
  • cartoncino verde
  • centrini di carta in pizzo bianco
  • nastro verde 
  • colla 
  • fustella a fiore
  • forbici

occorrente

fustellina

Come procedere:

  • Disegniamo un cerchio sul cartoncino giallo dal diametro uguale a quello del centrino bianco.
  • Ritagliamo e incolliamo il cerchio giallo sul retro del centrino.
  • Disegniamo un cerchio sul cartoncino verde dal diametro uguale a quello del centrino bianco poi pieghiamolo in due per ricavarne due semicerchi.
  • Ritagliamo sui semicerchi verdi delle striscioline a circa mezzo cm di distanza e incolliamoli sul centrino bianco sovrapponendoli.
  • Con l’aiuto della fustella, ritagliamo tanti  fiorellini gialli e incolliamoli sugli steli.
  • Modelliamo gli steli. 
  • Completiamo con un fiocco verde  e con la scritta“Festa delle donne” e “Auguri”.

festa delle donnelav festa delle donne

Biglietto con la scritta “Auguri” per la festa delle…

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Poesie per San Valentino

Raccolta di poesie per San Valentino

Maestramaria

Filastrocca di San Valentino

Apri il tuo cuore presto al mattino
Diffondi amore in strada
Tutti amano comunque.

Amo tua moglie, tuo marito.
Ama la fede che usi sul tuo dito
Ama i tuoi figli, i tuoi genitori
Afferra i loro cuori.

Amo animali, parenti, amici
Perché gli amati sono più felici
Amo la terra, le piante, i fiori
Ama le persone di tutti i colori.

Inizi presto oggi
Diffondere amore per il viaggio
Prendi la strada senza ritorno
E come lui ama tutti i giorni oggi.

Giuseppe Bordi

———————————-

San Valentino

Amo la gente innamorata,
innamorata di una persona, di un’idea
del suo lavoro.
Amo la gente innamorata perché viaggia a due metri da terra, in una nuvola di luce, fatta di stelle ed arcobaleni e se ci stai a parlare, oltre alle parole le brillano gli occhi, i gesti, i silenzi.
Stephen Littleword
—————————-
Auguri amore
Auguri a…

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Poesie e filastrocche sulle emozioni

La settimana delle emozioni

Siamo in sette e siam carini ma anche parecchio birichini.
LUNEDÌ: son triste perché quel che volevo non ho avuto e il sorriso ho perduto.
MARTEDÌ: son contento perché mi consoli un pochino con un bacino e a me viene un sorrisino.
MERCOLEDÌ: mi fan un dispetto, mi arrabbio e perdo il rispetto.
GIOVEDÌ: ho paura allora chiudo gli occhi fin che dura.
VENERDÌ: perdo la gioia e rimane solo la noia.
SABATO: mi batte il cuore quante emozioni mi son venute le palpitazioni.
DOMENICA: spalanco gli occhi se sono sorpreso mi sento e poi gioco con gli amici allegro e contento.
E per concludere la filastrocca, fare un saluto ora mi tocca. Batto le mani mando un bacino e qui concludo con un inchino.

Fonte

 

Filastrocca della felicità

Basta poco per esser felici
un gattino, un gioco, gli amici
un gelato, o un giro in bici.

La merenda nello zainetto
i nonni, i colori nel cassetto
la TV, la palla sotto il letto.

Anche quando non è tutto bello
per esser contenti basta volerlo
e col sorriso di mamma e papà
subito torna la felicità!
Fonte
Le emozioni
Maria Ruggi

Le emozioni sono infinite
puoi trovarle anche fiorite.
Le emozioni sono colorate
puoi scoprirle anche profumate.
Le emozioni sono vellutate
puoi toccarle anche d’estate.
Le emozioni sono parole
puoi viverle anche al sole.
Rabbia e tristezza sono pungenti
gioia e allegria le più divertenti.
Le emozioni sono un respiro profondo
palpitano nei cuori di tutto il mondo.

Filastrocca delle emozioni
Giuseppe Bordi

Filastrocca delle emozioni,
dei coraggiosi e dei fifoni,

del bambino che si stupisce
ogni volta che il giorno finisce.

Filastrocca di chi ha paura
quando la notte diventa scura,
del bambino che scoppia di rabbia
e la vorrebbe chiudere in gabbia.

Filastrocca di chi è contento
e con gli amici corre nel vento,
del bambino che è sempre triste
e chiede tutto l’amore che esiste.

Filastrocca della paura
Maria Ruggi

Nel bel mezzo della notte scura scura
ecco senti arrivare la paura.
Nel cielo della tua camera ora il silenzio è sceso
e il più piccolo rumore ti giunge inatteso.
Le ombre sulle pareti si trasformano in mostri terribili
e sotto le coperte quelle figure diventano orribili.
Alla porta del tuo cuore lei comincia a bussare
forza, concentrati, chiudi gli occhi e lasciala andare.
Con calma fai un respiro profondo
gonfia la tua pancia come un pallone intorno al mondo.
Lasciati guidare dai pensieri vellutati
fatti cullare dai sogni zucccherati.
Inclina poi la testa di qua e di là
Vedrai che la paura presto svanirà.

Fonte

Rabbia Birabbia
Giuseppe Pontremoli

Ho conosciuto un tale
ch’era sempre arrabbiato
per il caldo del fuoco
il freddo del gelato

perché c’era silenzio
perché c’era rumore
per il troppo profumo
per il cattivo odore

in inverno in estate
d’autunno a primavera
pomeriggio e mattino
a notte fonda a sera.

Un giorno s’arrabbiò
anche con la sua rabbia
e senza alcun rimorso
la chiuse in una gabbia

però ne tenne un mucchio
che mise in certe buste
per fame largo uso
contro le cose ingiuste.

Girotondo della paura
Paola Parazzoli

Paura gigantesca
paura appiccicosa
paura più assillante
di una mosca noiosa.

Paure che hai dentro
paure che hai fuori
paure che ti tengono
come i raffreddori.

Ce l’hanno proprio tutti,
non è escluso nessuno,
un po’ di tremarella
se la porta dietro ognuno.

Ce l’hanno i calciatori,
bagnini ed avvocati,
ce l’hanno i genitori,
bambini e fidanzati.

Allora come fare
come si fa a scocciare
la chiudi dentro un sacco
e poi la butti in mare?

Non esiste una ricetta
e neppure una magia
un poco di paura
ti tiene compagnia.

Filastrocca del sorriso
Bruno Tognolini

Il tuo vero sorriso
sul teatro del viso
non lo fanno i tuoi denti
ma la gioia che senti.

Ha un colore preciso
un suo muto clamore
il tuo vero sorriso
è un applauso del cuore.

La Filastrocca della Tristezza

Che terribile magone
sento qui un gran groppone,
piangerei a più non posso
ben nascosto dentro un fosso.
Il mio cuore ha un gran fradello
e niente sembra tanto bello:
né giocar o disegnar
né cantar o raccontar.
Solo e triste e disperato
io mi sento abbandonato.
Dagli occhietti scendon giù
lacrimoni sempre più.
Col nasin tutto colante
è un tirar su ogni istante.
Ma che brutta la tristezza!
Che se ne vada via in fretta!
Ho bisogno di un abbraccio,
e sapere che io piaccio,
un bacione sulla guancia
e tante coccole sulla pancia.
Chi mi dà una carezza
per mandar via la tristezza?
Il magone se ne va
e il mio sorriso tornerà!

Filastrocca delle emozioni

Filastrocca delle emozioni
per bambini allegri o musoni.
Se son triste una lacrima scende,
ma se esce il sole il sorriso splende.
Braccia conserte se sono arrabbiato,
ma se ho paura trattengo il fiato.
Spalanco gli occhi sorpreso mi sento,
poi con gli amici gioco contento.
Le provan tutti queste emozioni,
adulti, bambini, allegri o musoni.
E per finire la filastrocca
fare un giro ora mi tocca
Batto le mani,
faccio un saltino
e qui concludo con un inchino.

La Filastrocca della Rabbia

Maria Loretta Giraldo (da Le filastrocche della Rabbia, Giunti)

Sono tutto arrabbiato,
Cosa mai mi è capitato?
Ho il faccin tutto rosso.
e mi sento un po’ scosso.
Pesto i piedi per terra
e vorrei far la guerra.
Sento tutti nemici
anche i miei cari amici:
non ci voglio parlare
e nemmeno giocare.
Il pancino mi duole
e mangiar lui non vuole,
neppure un boccone
neanche per colazione.
Son tutto nervoso
e mi sento furioso,
una bomba che scoppia
un tornado che soffia,
un vulcano che erutta
un’ onda che spruzza.
Come faccio a calmarmi?
Io vorrei rilassarmi!
Ho bisogno di urlare,
di correr e saltare,
di una parola d’amore,
di un abbraccio dal cuore.
Questo è quello che mi aiuta
e la rabbia tramuta
in una pace tranquilla
in una calma che brilla!

Rima della rabbia da niente
Bruno Tognolini

Mi sento arrabbiato, furioso, cattivo
Eppure non trovo nemmeno un motivo.
Nessuno mi picchia, nessuno mi offende
Le cose che amo nessuno mi prende.
Non trova ragioni la stupida mente,
io sono arrabbiato per niente.
Niente, hai puzza di niente.
Mi graffi con unghie a forma di niente
Gli schiaffi che dai sono fatti di niente
Mi dici parole con suono di niente
Io quindi non posso rispondere niente
Non posso dar calci al sedere di niente
E cresce la rabbia, bollisce bollente
Niente, la pianti?
Ritorna laggiù nel Paese dei Nienti
Perchè mi fai diventar matto?
Mi dici cosa ti ho fatto?
E niente risponde
Niente…

Che buffa l’allegria
Roberto Piumini

Che buffa l’allegria, che ti fa ridere,
allarga la tua bocca in un sorriso,
riscalda la tua pelle, ti fa muovere,
ti pizzica le labbra e infrizza il naso.

Che buona l’allegria, che ti fa lieto,
ti illumina lo sguardo e il pensiero,
ti rende più leggero e dolce il fiato,
ti mette voglia di cantare in coro.

Che bella l’allegria che grida il grido,
getta la voce a ridere nel vento,
nella tua gola chiusa scioglie il nodo,
e con le tue parole forma il canto.

La filastrocca della gioia

Sono felice e contento
e ora so che cosa sento:
la mia bocca è all’insù,
il mio cuor batte di più
Salto, corro e sgambetto
e quasi quasi scoppia il petto.
Ho un sorriso a mezza luna
ed è proprio una fortuna.
La mia mamma e gli amici
vorrei far tanto felici,
perché niente è più gioioso
di un dì così festoso.
Rido e canto, ma cos’è?
Son contento, ma perché?
Di motivi ne ho un milione
e il mio cuore è in confusione.
Son felice e son contento
e di questo non mi pento.
“Devi stare un po’ tranquillo
e non saltare come un grillo!”
mi ripete la mia mamma
proprio prima della nanna.
Io so che lei ha ragione
ma son tutto un’emozione
“Un bel respiro devi fare
e la tua gioia raccontare”
Così mi dice la mia mamma
e ben presto torna la calma.

Filastrocca della felicità

Basta poco per esser felici
un gattino, un gioco, gli amici
un gelato, o un giro in bici.

La merenda nello zainetto
i nonni, i colori nel cassetto
la TV, la palla sotto il letto.

Anche quando non è tutto bello
per esser contenti basta volerlo
e col sorriso di mamma e papà
subito torna la felicità!

Umori del cuore
Roberto Piumini

Sono contento, di buonumore,
sette risate mi ballano in cuore.
Sono felice, voglio scoppiare.
Come un vulcano che scende nel mare!
Son come un cielo normale, sereno:
non sono felice, ma triste nemmeno.
Uffa che noia, ma come sarà?
Vorrei far tutto, ma niente mi va.
Io sono triste, però non piango:
vorrei andarmene, però rimango.
Che mondo nero, che brutta giornata!
Ho il cuore come una spugna strizzata!

La pigrizia si svegliò
M. L. Giraldo

La pigrizia si svegliò
che era quasi mezzodì,
pigramente sbadigliò
ed un solo occhio aprì.
– I lavori li farò,
tanto – disse – restan lì.
Pigramente sbadigliò,
chiuse l’occhio e ridormì.

La Noia borbotta
M. L. Giraldo

La Noia borbotta
con la voce bassa:
– Che noia! Quest’oggi
il tempo non passa.
Restare qui in ozio
a non fare niente
io, ve lo assicuro,
non è divertente.
Però poi ogni volta
che c’è un po’ da fare
la Noia, sta certo,
d’incanto scompare.

Che cosa ha visto il triste?
Roberto Piumini

Che cosa ha visto il triste
che tanto lo rattrista?
Che cose tristi ha visto,
che visi tanto mesti?
Che posti tanto muti,
che musi così pesti?
Che teste così vuote,
che vite così in pianto?
Che cosa ha visto il triste
che lo rattrista tanto?

Quanto dura la paura?
M. L. Giraldo

Quanto dura
la paura?
Un istante
raggelante,
un secondo
tremobondo,
un minuto
tutto muto,
un respiro
trattenuto,
una notte
scura scura…
Tanto dura
la paura.

Gioia
M. Bartolini

C’è gioia nell’acqua che scorre
nel vento che corre
nel fuoco che brilla
nel canto che trilla.

C’è gioia nel fiore che sboccia
in tutto è la gioia,
la vita
che freme infinita
che ride, che chiama
che palpita ed ama.

La preoccupazione
M. L. Giraldo

Tutti i giorni
lei va in giro
trasportando
un gran sospiro.
Va dicendo:
“Chi lo sa,
cosa mi succederà?”.
Le succedon
fatti strani,
ma oggi no,
solo domani.
Oggi non
succede niente,
perché lei
non ha il presente.

Le emozioni

Se mi arrabbio e pesto i piedi
il mio viso tu lo vedi.
Se sono solo ed ho paura
chiudo gli occhi finchè dura.
Se sono allegro e son felice
la mia bocca te lo dice.
Quando piango e sono triste
le lacrime le hai viste

 

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Un simpatico libretto per giocare con le ” espressioni del viso

Filastrocche sull’accento

L’accento

L’accento è un segno particolare
su alcune paroline deve stare.
Spari diventa sparì
parti partì
volto voltò
picchio picchiò.
Quando dici sì
metti l’accento sulla i.
Quando dici né
lo metti sulla e.
Su qui quo qua
l’accento non va
ma aggiungilo a lì e là
ed anche a giù e già.
E senza accento due parole lega
è con accento invece spiega.
(Fonte Le schede di Arisimarialuisa )

Per colpa di un accento

Per colpa di un accento
un tale di Santhià
credeva d’essere alla meta
ed era appena a metà.
Per analogo errore
un contadino a Rho
tentava invano di cogliere
le pere da un però.
Non parliamo del dolore
di un signore di Corfù
quando, senza più accento,
il suo cucu non cantò più.
di Gianni Rodari

Filastrocca accento
Su qui e qua l’accento non va
su lì e su là l’accento ci sta
su me e su te l’accento non c’è
e non lo vuol su
ma lo vuol giù
e lo vogliono pure lì, là, più.
http://www.maestraemamma.it

Filastrocca sugli accenti

Nicolò sull’aereo salì
Per un bel viaggio partì
E quando l’ aereo decollò
Che gran divertimento provò!
Ben presto si addormentò
E di essere sulle nuvole sognò.
VA STA FA
VO STO FO
io mai accenterò.
Metterò su egli DÀ
l’accento che ci va.
Niente accento
su QUA QUI,
doppio invece su LÀ LÌ.
Per se stesso
accento il SÉ.
Se mi escludi accento il NÉ,
se mi accetti accento il SÌ
e sorrido tutto il DÌ.
Senza niente lascio il SU,
ha il berretto il signor GIÙ.
Per finire sopra il NO
Mai l’accento metterò!!!
SUL NUMERO TRE L’ACCENTO NON C’È
SUI COMPOSTI DI TRE, L’ACCENTO C’È!!!

SCRIVEREMO PERCIÒ: trentatré, centrotré , novantatré ….
dal web

L’accento
Ahimè c’è stato un imprevisto:
tu l’accento l’hai più visto?
Notte e dì io l’ho cercato,
se lo trovi ti son grato.
Sì sì ecco … è più in là,
tra mimose e lillà.
Ora è lì,
proprio in testa al lunedì.
Io lo scorgo pur lassù
dove canta il mio cucù.
Quell’accento è un discoletto,
e mi scappa per dispetto.
Lui non dà troppa attenzione
quando spiego la lezione,
e poi pensa solo a sé
o si beve un bel tè,
né lui vuole oibò studiare
qui bisogna rimediare!
Anna “dal web”

Como nel comò

Una volta un accento
per distrazione cascò
sulla città di Como
mutandola in comò.
Figuratevi i cittadini
comaschi, poveretti:
detto e fatto si trovarono
rinchiusi nei cassetti.
Per fortuna uno scolaro
rilesse il componimento
e liberò i prigionieri
cancellando l’accento.
Ora ai giardini pubblici
han dedicato un busto
“A colui che sa mettere
gli accenti al posto giusto”.
di Gianni Rodari

L’accento

Non cascare giù dal pero
e non dire “ma però”.
La città si chiama Como,
e il mobile comò.
Nel mio cuore metto te,
nella tazza un buon tè.
In una frase metto un pure,
in un piatto un buon purè.
Non puoi viaggiare in metro
e misurare col metrò.
Non cascare giù dal pero
e non dire “ma però”.

di Giuseppe Bordi

” Fantasmino malatino”

Al mattino, il lunedì,

il fantasma fece: “Etcì!”.

Martedì aveva la tosse,

mercoledì le guance rosse,

giovedì un attacco d’asma:

era un cencio di fantasma!

Ma poi il venerdì sera

trovò una coperta vera

e al calduccio della lana

guarì per il fine-settimana!

(R. Troiano, Tante tante filastrocche, Giunti Junior)

“La pigrizia”

La pigrizia andò al mercato ed un cavolo comprò.

Mezzogiorno era suonato quando a casa ritornò.

Cercò l’acqua, accese il fuoco, si sedette e riposò

ed intanto, a poco a poco,

anche il sole tramontò.

Così, persa ormai la lena,

sola, al buio, ella restò

ed a letto senza cena

la comare andò.
maestraemamma

Addobbi e decorazioni invernali

Oggi in sezione è arrivata una bella famigliola invernale.

Un corvo nero con cappello e sciarpa a righe rosse, delle ochette infreddolite e tantissimi

uccellini che giocano coi pupazzi di neve.

Dal soffitto piovono tantissimi cristalli di neve mentre i bambini cantano la canzone dell’inverno.

TESTO
Il sole si è nascosto per fare un po’ di posto all’inverno col suo gelo, tanto grande è il cielo.

Lungo il viale piante spoglie, tristi sono senza foglie, e la neve silenziosa copre adesso ogni cosa…

Giochiamo sulla neve con la slitta, con i pattini, ma se c’è troppo freddo presto a casa poi si va!

Un gran fuoco nel camino, brucia legna pian pianino, fa felici scalda i cuori e l’inverno resta fuori.

famigliaocheooccellino rosapupazzo giallopupazzo piccolopupazzo rosauccellino celesteuccellino verdecristalli

Racconto:La befana

calza della befana

LA “VERA” STORIA DELLA BEFANA

In un villaggio, non molto distante da Betlemme, viveva una giovane donna che si chiamava Befana. Non era brutta, anzi, era molto bella e aveva parecchi pretendenti.. Però aveva un pessimo caratteraccio. Era sempre pronta a criticare e a parlare male del prossimo. Cosicché non si era mai sposata, o perché non le andava bene l’uomo che di volta in volta le chiedeva di diventare sua moglie, o perché l’innamorato – dopo averla conosciuta meglio – si ritirava immediatamente.
Era, infatti, molto egoista e fin da piccola non aveva mai aiutato nessuno. Era, inoltre, come ossessionata dalla pulizia. Aveva sempre in mano la scopa, e la usava così rapidamente che sembrava ci volasse sopra. La sua solitudine, man mano che passavano gli anni, la rendeva sempre più acida e cattiva, tanto che in paese avevano cominciato a soprannominarla “la strega”. Lei si arrabbiava moltissimo e diceva un sacco di parolacce. Nessuno in paese ricordava di averla mai vista sorridere. Quando non puliva la casa con la sua scopa di paglia, si sedeva e faceva la calza. Ne faceva a centinaia. Non per qualcuno, naturalmente! Le faceva per se stessa, per calmare i nervi e passare un po’ di tempo visto che nessuno del villaggio veniva mai a trovarla, né lei sarebbe mai andata a trovare nessuno. Era troppo orgogliosa per ammettere di avere bisogno di un po’ di amore ed era troppo egoista per donare un po’ del suo amore a qualcuno. E poi non si fidava di nessuno. Così passarono gli anni e la nostra Befana, a forza di essere cattiva, divenne anche brutta e sempre più odiata da tutti. Più lei si sentiva odiata da tutti, più diventava cattiva e brutta.
Aveva da poco compiuto settant’anni, quando una carovana giunse nel paese dove abitava. C’erano tanti cammelli e tante persone, più persone di quante ce ne fossero nell’intero villaggio. Curiosa com’era vide subito che c’erano tre uomini vestiti sontuosamente e, origliando, seppe che erano dei re. Re Magi, li chiamavano. Venivano dal lontano oriente, e si erano accampati nel villaggio per far riposare i cammelli e passare la notte prima di riprendere il viaggio verso Betlemme. Era la sera prima del 6 gennaio. Borbottando e brontolando come al solito sulla stupidità della gente che viaggia in mezzo al deserto e disturba invece di starsene a casa sua, si era messa a fare la calza quando sentì bussare alla porta. Lo stomaco si strinse e un brivido le corse lungo la schiena. Chi poteva essere? Nessuno aveva mai bussato alla sua porta. Più per curiosità che per altro andò ad aprire. Si trovò davanti uno di quei re. Era molto bello e le fece un gran sorriso, mentre diceva: “Buonasera signora, posso entrare?”. Befana rimase come paralizzata, sorpresa da questa imprevedibile situazione e, non sapendo cosa fare, le scapparono alcune parole dalla bocca prima ancora che potesse ragionare: “Prego, si accomodi”. Il re le chiese gentilmente di poter dormire in casa sua per quella notte e Befana non ebbe né la forza né il coraggio di dirgli di no. Quell’uomo era così educato e gentile con lei che si dimenticò per un attimo del suo caratteraccio, e perfino si offrì di fargli qualcosa da mangiare. Il re le parlò del motivo per cui si erano messi in viaggio. Andavano a trovare il bambino che avrebbe salvato il mondo dall’egoismo e dalla morte. Gli portavano in dono oro, incenso e mirra. “Vuol venire anche lei con noi?”. “Io?!” rispose Befana.. “No, no, non posso”. In realtà poteva ma non voleva. Non si era mai allontanata da casa.
Tuttavia era contenta che il re glielo avesse chiesto. “Vuole che portiamo al Salvatore un dono anche da parte sua?”. Questa poi… Lei regalare qualcosa a qualcuno, per di più sconosciuto. Però le sembrò di fare troppo brutta figura a dire ancora di no. E durante la notte mise una delle sue calze, una sola, dove dormiva il re magio, con un biglietto: “per Gesù”. La mattina, all’alba, finse di essere ancora addormentata e aspettò che il re magio uscisse per riprendere il suo viaggio. Era già troppo in imbarazzo per sostenere un’altra, seppur breve, conversazione.
Passarono trent’anni. Befana ne aveva appena compiuti cento. Era sempre sola, ma non più cattiva. Quella visita inaspettata, la sera prima del sei gennaio, l’aveva profondamente cambiata. Anche la gente del villaggio nel frattempo aveva cominciato a bussare alla sua porta. Dapprima per sapere cosa le avesse detto il re, poi pian piano per aiutarla a fare da mangiare e a pulire casa, visto che lei aveva un tale mal di schiena che quasi non si muoveva più. E a ciascuno che veniva, Befana cominciò a regalare una calza. Erano belle le sue calze, erano fatte bene, erano calde. Befana aveva cominciato anche a sorridere quando ne regalava una, e perciò non era più così brutta, era diventata perfino simpatica.
Nel frattempo dalla Galilea giungevano notizie di un certo Gesù di Nazareth, nato a Betlemme trent’anni prima, che compiva ogni genere di miracoli. Dicevano che era lui il Messia, il Salvatore. Befana capì che si trattava di quel bambino che lei non ebbe il coraggio di andare a trovare.
Ogni notte, al ricordo di quella notte, il suo cuore piangeva di vergogna per il misero dono che aveva fatto portare a Gesù dal re magio: una calza vuota… una calza sola, neanche un paio! Piangeva di rimorso e di pentimento, ma questo pianto la rendeva sempre più amabile e buona.
Poi giunse la notizia che Gesù era stato ucciso e che era risorto dopo tre giorni. Befana aveva allora 103 anni. Pregava e piangeva tutte le notti, chiedendo perdono a Gesù. Desiderava più di ogni altra cosa rimediare in qualche modo al suo egoismo e alla sua cattiveria di un tempo. Desiderava tanto un’altra possibilità ma si rendeva conto che ormai era troppo tardi.
Una notte Gesù risorto le apparve in sogno e le disse: “Coraggio Befana! Io ti perdono. Ti darò vita e salute ancora per molti anni. Il regalo che tu non sei venuta a portarmi quando ero bambino ora lo porterai a tutti i bambini da parte mia. Volerai da ogni capo all’altro della terra sulla tua scopa di paglia e porterai una calza piena di caramelle e di regali ad ogni bambino che a Natale avrà fatto il presepio e che, il sei gennaio, avrà messo i re magi nel presepio. Ma mi raccomando! Che il bambino sia stato anche buono, non egoista… altrimenti gli metterai del carbone dentro la calza sperando che l’anno dopo si comporti da bambino generoso”.
E la Befana fece così e così ancora sta facendo per obbedire a Gesù.
Durante tutto l’anno, piena di indicibile gioia, fa le calze per i bambini… ed il sei gennaio gliele porta piene di caramelle e di doni.
È talmente felice che, anche il carbone, quando lo mette, è diventato dolce e buono da mangiare.
(Don Giampaolo Perugini, parroco della parrocchia di Santa Gemma Galgani)

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