Filastrocche sull’accento

L’accento

L’accento è un segno particolare
su alcune paroline deve stare.
Spari diventa sparì
parti partì
volto voltò
picchio picchiò.
Quando dici sì
metti l’accento sulla i.
Quando dici né
lo metti sulla e.
Su qui quo qua
l’accento non va
ma aggiungilo a lì e là
ed anche a giù e già.
E senza accento due parole lega
è con accento invece spiega.
(Fonte Le schede di Arisimarialuisa )

Per colpa di un accento

Per colpa di un accento
un tale di Santhià
credeva d’essere alla meta
ed era appena a metà.
Per analogo errore
un contadino a Rho
tentava invano di cogliere
le pere da un però.
Non parliamo del dolore
di un signore di Corfù
quando, senza più accento,
il suo cucu non cantò più.
di Gianni Rodari

Filastrocca accento
Su qui e qua l’accento non va
su lì e su là l’accento ci sta
su me e su te l’accento non c’è
e non lo vuol su
ma lo vuol giù
e lo vogliono pure lì, là, più.
http://www.maestraemamma.it

Filastrocca sugli accenti

Nicolò sull’aereo salì
Per un bel viaggio partì
E quando l’ aereo decollò
Che gran divertimento provò!
Ben presto si addormentò
E di essere sulle nuvole sognò.
VA STA FA
VO STO FO
io mai accenterò.
Metterò su egli DÀ
l’accento che ci va.
Niente accento
su QUA QUI,
doppio invece su LÀ LÌ.
Per se stesso
accento il SÉ.
Se mi escludi accento il NÉ,
se mi accetti accento il SÌ
e sorrido tutto il DÌ.
Senza niente lascio il SU,
ha il berretto il signor GIÙ.
Per finire sopra il NO
Mai l’accento metterò!!!
SUL NUMERO TRE L’ACCENTO NON C’È
SUI COMPOSTI DI TRE, L’ACCENTO C’È!!!

SCRIVEREMO PERCIÒ: trentatré, centrotré , novantatré ….
dal web

L’accento
Ahimè c’è stato un imprevisto:
tu l’accento l’hai più visto?
Notte e dì io l’ho cercato,
se lo trovi ti son grato.
Sì sì ecco … è più in là,
tra mimose e lillà.
Ora è lì,
proprio in testa al lunedì.
Io lo scorgo pur lassù
dove canta il mio cucù.
Quell’accento è un discoletto,
e mi scappa per dispetto.
Lui non dà troppa attenzione
quando spiego la lezione,
e poi pensa solo a sé
o si beve un bel tè,
né lui vuole oibò studiare
qui bisogna rimediare!
Anna “dal web”

Como nel comò

Una volta un accento
per distrazione cascò
sulla città di Como
mutandola in comò.
Figuratevi i cittadini
comaschi, poveretti:
detto e fatto si trovarono
rinchiusi nei cassetti.
Per fortuna uno scolaro
rilesse il componimento
e liberò i prigionieri
cancellando l’accento.
Ora ai giardini pubblici
han dedicato un busto
“A colui che sa mettere
gli accenti al posto giusto”.
di Gianni Rodari

L’accento

Non cascare giù dal pero
e non dire “ma però”.
La città si chiama Como,
e il mobile comò.
Nel mio cuore metto te,
nella tazza un buon tè.
In una frase metto un pure,
in un piatto un buon purè.
Non puoi viaggiare in metro
e misurare col metrò.
Non cascare giù dal pero
e non dire “ma però”.

di Giuseppe Bordi

” Fantasmino malatino”

Al mattino, il lunedì,

il fantasma fece: “Etcì!”.

Martedì aveva la tosse,

mercoledì le guance rosse,

giovedì un attacco d’asma:

era un cencio di fantasma!

Ma poi il venerdì sera

trovò una coperta vera

e al calduccio della lana

guarì per il fine-settimana!

(R. Troiano, Tante tante filastrocche, Giunti Junior)

“La pigrizia”

La pigrizia andò al mercato ed un cavolo comprò.

Mezzogiorno era suonato quando a casa ritornò.

Cercò l’acqua, accese il fuoco, si sedette e riposò

ed intanto, a poco a poco,

anche il sole tramontò.

Così, persa ormai la lena,

sola, al buio, ella restò

ed a letto senza cena

la comare andò.
maestraemamma

Addobbi e decorazioni invernali

Oggi in sezione è arrivata una bella famigliola invernale.

Un corvo nero con cappello e sciarpa a righe rosse, delle ochette infreddolite e tantissimi

uccellini che giocano coi pupazzi di neve.

Dal soffitto piovono tantissimi cristalli di neve mentre i bambini cantano la canzone dell’inverno.

TESTO
Il sole si è nascosto per fare un po’ di posto all’inverno col suo gelo, tanto grande è il cielo.

Lungo il viale piante spoglie, tristi sono senza foglie, e la neve silenziosa copre adesso ogni cosa…

Giochiamo sulla neve con la slitta, con i pattini, ma se c’è troppo freddo presto a casa poi si va!

Un gran fuoco nel camino, brucia legna pian pianino, fa felici scalda i cuori e l’inverno resta fuori.

famigliaocheooccellino rosapupazzo giallopupazzo piccolopupazzo rosauccellino celesteuccellino verdecristalli

Racconto:La befana

calza della befana

LA “VERA” STORIA DELLA BEFANA

In un villaggio, non molto distante da Betlemme, viveva una giovane donna che si chiamava Befana. Non era brutta, anzi, era molto bella e aveva parecchi pretendenti.. Però aveva un pessimo caratteraccio. Era sempre pronta a criticare e a parlare male del prossimo. Cosicché non si era mai sposata, o perché non le andava bene l’uomo che di volta in volta le chiedeva di diventare sua moglie, o perché l’innamorato – dopo averla conosciuta meglio – si ritirava immediatamente.
Era, infatti, molto egoista e fin da piccola non aveva mai aiutato nessuno. Era, inoltre, come ossessionata dalla pulizia. Aveva sempre in mano la scopa, e la usava così rapidamente che sembrava ci volasse sopra. La sua solitudine, man mano che passavano gli anni, la rendeva sempre più acida e cattiva, tanto che in paese avevano cominciato a soprannominarla “la strega”. Lei si arrabbiava moltissimo e diceva un sacco di parolacce. Nessuno in paese ricordava di averla mai vista sorridere. Quando non puliva la casa con la sua scopa di paglia, si sedeva e faceva la calza. Ne faceva a centinaia. Non per qualcuno, naturalmente! Le faceva per se stessa, per calmare i nervi e passare un po’ di tempo visto che nessuno del villaggio veniva mai a trovarla, né lei sarebbe mai andata a trovare nessuno. Era troppo orgogliosa per ammettere di avere bisogno di un po’ di amore ed era troppo egoista per donare un po’ del suo amore a qualcuno. E poi non si fidava di nessuno. Così passarono gli anni e la nostra Befana, a forza di essere cattiva, divenne anche brutta e sempre più odiata da tutti. Più lei si sentiva odiata da tutti, più diventava cattiva e brutta.
Aveva da poco compiuto settant’anni, quando una carovana giunse nel paese dove abitava. C’erano tanti cammelli e tante persone, più persone di quante ce ne fossero nell’intero villaggio. Curiosa com’era vide subito che c’erano tre uomini vestiti sontuosamente e, origliando, seppe che erano dei re. Re Magi, li chiamavano. Venivano dal lontano oriente, e si erano accampati nel villaggio per far riposare i cammelli e passare la notte prima di riprendere il viaggio verso Betlemme. Era la sera prima del 6 gennaio. Borbottando e brontolando come al solito sulla stupidità della gente che viaggia in mezzo al deserto e disturba invece di starsene a casa sua, si era messa a fare la calza quando sentì bussare alla porta. Lo stomaco si strinse e un brivido le corse lungo la schiena. Chi poteva essere? Nessuno aveva mai bussato alla sua porta. Più per curiosità che per altro andò ad aprire. Si trovò davanti uno di quei re. Era molto bello e le fece un gran sorriso, mentre diceva: “Buonasera signora, posso entrare?”. Befana rimase come paralizzata, sorpresa da questa imprevedibile situazione e, non sapendo cosa fare, le scapparono alcune parole dalla bocca prima ancora che potesse ragionare: “Prego, si accomodi”. Il re le chiese gentilmente di poter dormire in casa sua per quella notte e Befana non ebbe né la forza né il coraggio di dirgli di no. Quell’uomo era così educato e gentile con lei che si dimenticò per un attimo del suo caratteraccio, e perfino si offrì di fargli qualcosa da mangiare. Il re le parlò del motivo per cui si erano messi in viaggio. Andavano a trovare il bambino che avrebbe salvato il mondo dall’egoismo e dalla morte. Gli portavano in dono oro, incenso e mirra. “Vuol venire anche lei con noi?”. “Io?!” rispose Befana.. “No, no, non posso”. In realtà poteva ma non voleva. Non si era mai allontanata da casa.
Tuttavia era contenta che il re glielo avesse chiesto. “Vuole che portiamo al Salvatore un dono anche da parte sua?”. Questa poi… Lei regalare qualcosa a qualcuno, per di più sconosciuto. Però le sembrò di fare troppo brutta figura a dire ancora di no. E durante la notte mise una delle sue calze, una sola, dove dormiva il re magio, con un biglietto: “per Gesù”. La mattina, all’alba, finse di essere ancora addormentata e aspettò che il re magio uscisse per riprendere il suo viaggio. Era già troppo in imbarazzo per sostenere un’altra, seppur breve, conversazione.
Passarono trent’anni. Befana ne aveva appena compiuti cento. Era sempre sola, ma non più cattiva. Quella visita inaspettata, la sera prima del sei gennaio, l’aveva profondamente cambiata. Anche la gente del villaggio nel frattempo aveva cominciato a bussare alla sua porta. Dapprima per sapere cosa le avesse detto il re, poi pian piano per aiutarla a fare da mangiare e a pulire casa, visto che lei aveva un tale mal di schiena che quasi non si muoveva più. E a ciascuno che veniva, Befana cominciò a regalare una calza. Erano belle le sue calze, erano fatte bene, erano calde. Befana aveva cominciato anche a sorridere quando ne regalava una, e perciò non era più così brutta, era diventata perfino simpatica.
Nel frattempo dalla Galilea giungevano notizie di un certo Gesù di Nazareth, nato a Betlemme trent’anni prima, che compiva ogni genere di miracoli. Dicevano che era lui il Messia, il Salvatore. Befana capì che si trattava di quel bambino che lei non ebbe il coraggio di andare a trovare.
Ogni notte, al ricordo di quella notte, il suo cuore piangeva di vergogna per il misero dono che aveva fatto portare a Gesù dal re magio: una calza vuota… una calza sola, neanche un paio! Piangeva di rimorso e di pentimento, ma questo pianto la rendeva sempre più amabile e buona.
Poi giunse la notizia che Gesù era stato ucciso e che era risorto dopo tre giorni. Befana aveva allora 103 anni. Pregava e piangeva tutte le notti, chiedendo perdono a Gesù. Desiderava più di ogni altra cosa rimediare in qualche modo al suo egoismo e alla sua cattiveria di un tempo. Desiderava tanto un’altra possibilità ma si rendeva conto che ormai era troppo tardi.
Una notte Gesù risorto le apparve in sogno e le disse: “Coraggio Befana! Io ti perdono. Ti darò vita e salute ancora per molti anni. Il regalo che tu non sei venuta a portarmi quando ero bambino ora lo porterai a tutti i bambini da parte mia. Volerai da ogni capo all’altro della terra sulla tua scopa di paglia e porterai una calza piena di caramelle e di regali ad ogni bambino che a Natale avrà fatto il presepio e che, il sei gennaio, avrà messo i re magi nel presepio. Ma mi raccomando! Che il bambino sia stato anche buono, non egoista… altrimenti gli metterai del carbone dentro la calza sperando che l’anno dopo si comporti da bambino generoso”.
E la Befana fece così e così ancora sta facendo per obbedire a Gesù.
Durante tutto l’anno, piena di indicibile gioia, fa le calze per i bambini… ed il sei gennaio gliele porta piene di caramelle e di doni.
È talmente felice che, anche il carbone, quando lo mette, è diventato dolce e buono da mangiare.
(Don Giampaolo Perugini, parroco della parrocchia di Santa Gemma Galgani)

Altre storie qui

La befana

Racconti e leggende:la befana

Maestramaria

La befana di Calzastella

C’era una volta una befana distratta ed un poco inesperta che aveva smarrito la sua scopa.
Non che avesse poca memoria, niente affatto, soltanto era cosi’ indaffarata che quell’anno proprio non trovava piu’ la sua scopa.
L’aveva cercata ovunque: sotto il letto, in soffitta, in cantina.
Il 30 agosto l’aveva portata dal signore che revisionava scope magiche: le era costato una fortuna, in lire naturalmente.
Oltre non ricordava nulla.
Aveva chiesto anche al suo segretario, il gatto Romeo,  ma aveva ricevuto in risposta un flebile miagolio mentre si stava dedicando alla sua occupazione preferita: abbuffarsi di dolci e torroncini.
“Farai indigestione uno di questi giorni, golosone che non sei altro!” lo rimprovero’ la vecchina, intenta a consultare alcuni libri nella speranza di trovare qualche rimedio.
Come faccio! Come faccio!
I bambini mi aspettano ed io non ho un mezzo di trasporto adeguato per portare loro i…

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Schede didattiche:consonanti e vocali

Ecco alcune schede per riconoscere e riprodurre le vocali e consonanti.
Adatte per la prima classe primaria e per l’ultimo anno della scuola dell’infanzia le puoi stampare singolarmente o tutte in un solo fascicoletto 

CACCIA AI SEGNI

ALFABETOSchermata 2020-01-02 alle 17.10.27
B
C DURA
C DOLCE
D
F
G DURA
G DOLCE
H
L
M
N/L
N
P
Q
R
S
S/M
T
V
Z
J K X Y W

LE STRANIERE

NELL’EUROPA SENZA FRONTIERE

FAI SPAZIO ALLE STRANIERE.

CINQUE LETTERE ORMAI CONOSCIUTE

A CUI DICIAMO DI CUORE BENVENUTE.

LE RITROVI GIA’ NELL’ ALFABETIERE

PRONTE A FARE IL LORO  MESTIERE.

SAPRAI LEGGERE PAROLE IN PIU’;

J K X Y W

Da: Viaggio nel testo EDITRICE SCUOLA.DONATELLA ZOI

Per le vocali clicca qui

Alfabeto e vocali:poesie e schede

POESIE SULLE VOCALI E ALFABETO

Maestramaria

A come Armatura
B come Bravura
C come Canaglia che con me verrà in questura
D come Diamante
E come Elefante
F quel Furfante che in galera finirà
per G c’è tanta Gente
per H non c’è niente
e Immediatamente
alla L passerò: L è L’animale
M Meno Male
N è Natale e tanti doni avrò
O come Orco
P come Pinocchio
Q Questo marmocchio che a cena mangerò
R come Roma
S come Strade
T son Tante strade che a Roma porteran
Uh che bella storia
V V’ho raccontato
Z ho tanto Zonno e a letto me ne andrò
e tra le lenzuola tutte le parole fan le capriole e un’altra storia inventerò… (rallentare)

Varianti

A come Avventura
C quella Ciliegia che dal ramo coglierò
Q Questo ranocchio che stasera mangerò
F la Farfalla che dal fiore volerà
F è il Furfante che in galera porterò
F

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Auguri di buon 2020

Auguri a tutti di BUON ANNO!

Anno vecchio anno nuovo

L’anno vecchio se ne va
e mai più ritornerà.
lo gli ho dato una valigia
di capricci e impertinenze,
di lezioni fatte male,
di bugie, disobbedienze,
e gli ho detto: – Porta via,
questa è tutta roba mia.
Anno nuovo, avanti avanti, avanti!
Ti fan festa tutti quanti.
Tu la gioia e la salute
porta ai cari genitori,
ai parenti ed agli amici,
rendi lieti tutti i cuori.
D’esser buono ti prometto,
anno nuovo, benedettodi
Anna Curman Pertile
Fonte

La favola dei mesi

La favola dei mesi
C’era una volta una povera vecchietta che viveva sola. Una notte la luna era splendente, così la vecchietta decise di fare una passeggiata. Si diresse verso la campagna e la passeggiata le piacque così tanto che non si rese conto di essere entrata nella foresta. Dopo un po’, si rese conto di essersi persa.
“Oh no! Ora dove mi fermerò a riposare per la notte?” si disse. Ma, d’improvviso, la vecchietta vide una minuscola luce in lontananza. Si sentì sollevata quando la vide e cominciò a camminare verso di essa. Presto, si rese conto che la luce che aveva visto veniva dalla finestra di una piccola casetta tra gli alberi. La vecchietta non impiegò molto ad arrivare alla porta dell’abitazione. Bussò e un giovane vivace aprì la porta. “Di cosa hai bisogno, nonnina?” chiese il giovane appena la vide … e la vecchietta gli disse immediatamente come aveva perso la strada nella foresta e che non aveva un posto dove trascorrere la notte.
“Non preoccuparti,” disse il giovane. “Puoi passare la notte qui con noi … con me e i miei fratelli”.
La vecchietta entrò in casa e vide dodici ragazzi.
“Buona sera, nonnina,” dissero i giovani.
“Buona sera a voi, figlioli,”, rispose la vecchietta. Uno di loro le portò un po’ di cibo e qualcosa da bere, e quando ebbe mangiato, la vecchietta si sedette su una poltrona tra di loro.
“Nonnina, cosa ne pensi di gennaio?” chiese il giovane che aveva aperto la porta. “Be’, gennaio è pieno di benedizioni e di pace,” rispose la vecchietta. “Porta la pioggia e fa crescere le nostre verdure. E non c’è niente di più bello del sole di gennaio. Gli anziani una volta dicevano ‘quando il sole splende a gennaio, avrai estate in abbondanza!’”
Il giovane sembrava soddisfatto delle parole della vecchietta. Tutt’a un tratto, un altro giovane intervenne e le chiese:
“Cosa puoi dirci di febbraio?”
“Febbraio riempie i pozzi!” disse la vecchietta. “E nel mese di febbraio sugli alberi iniziano a crescere le foglie e i fiori per prepararsi ai frutti. Febbraio è un mese molto utile.”
“E marzo? Cosa ne pensi di marzo?” chiese un altro giovane.
“Marzo è il mese della primavera,” sorrise la vecchietta, “la natura è piena di vita. Si iniziano a vedere le farfalle e gli uccelli costruiscono i loro nidi.” Uno dopo l’altro, ogni giovane le chiese dei mesi dell’anno e la vecchietta trovava qualcosa di bello in ogni mese. Disse che aprile è il mese dei giorni pieni di sole quando diventa chiaro che le giornate si stanno allungando. Chiamò maggio il mese delle rose e dei fiori, e giugno il mese dell’abbondanza quando i contadini mietono il grano nei loro campi. Disse loro che luglio è il mese del mare e dei pesci. Agosto è il mese più bello perché ci dà tanti frutti. Disse che settembre è il mese della vendemmia, dei melograni e di San Martino. Ottobre e novembre sono i mesi in cui le famiglie si riuniscono mentre dicembre è il mese delizioso del Natale. Tutti i giovani si divertivano a sentire queste parole quando all’improvviso la vecchietta si rese conto che l’alba stava nascendo.
“Ti accompagnerò fino ai margini della foresta,” disse il giovane più grande, “ma prima che tu vada, vorremmo darti questo!” E con queste parole il giovane le diede un bastone da passeggio.
“Quando arrivi a casa, tieni il bastone da passeggio in mano e digli: ‘Fai ciò che devi’. E quando vuoi che smetta, basta dire: ‘Vai a posto!’”
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Altri racconti qui

Poesie per l’inverno

Raccolta di poesie per l’inverno

Maestramaria

Filastrocca dell’inverno
scritta a penna sul quaderno.
Quando comincia la pioggerella,
è già in letargo la coccinella.
La pioggerella diventa nevischio
e il pettirosso smette il suo fischio.
Quando il nevischio diventa neve
la nostra giornata diventa breve.
Arriva la sera di calde minestre
e appanna i vetri delle finestre,
dormiamo sotto coperte di lana
e ogni animale nella sua tana.
E se la neve diventa ghiaccio,
stringiamoci insieme in un abbraccio.
Giuseppe Bordi

———-

Sera d’inverno

Nel camino c’è un fastello
che tien vivo il focherello.
Mamma stira il grembiulino
del suo caro fantolino;
mentre il babbo con la mano
culla il bimbo piano piano.
In un canto del camino
fa le fusa un bel gattino,
mentre fuori, lieve lieve,
in silenzio vien la neve.
Domiziano Vigilai
———–
Ecco l’inverno

Freddoloso, imbacuccato
ecco l’inverno che è arrivato.
Sulle spalle egli ha un saccone
Che ci porti, buon vecchione?
Porti…

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Copioni per recite

Ecco un elenco di copioni per recite scolastiche , manifestazioni o spettacolini vari.

Bambino di bontà

Con lo stesso amore (Festa della mamma)

Copioni natalizi

Emergenza rifiuti a Napoli

Festa dell’ albero

Festa dell’ albero:Le anime degli alberi

Fiaba “Qua-qua,attaccati la’ “

I cinque sensi

I colori del mondo

Il tesoro del mondo:Gesù

Il pastorello

Il ponte dei bambini

Io sono così (sviluppo dell’identità e dell’autostima)

La fata (festa della mamma)

La festa degli alberi

L’ anno nuovo

La notte del primo Natale

Le miniolimpiadi

Mamma Luna e i dodici mesi

Natale di pace

Natale in famiglia

Per la mamma”La fata”

Raccolta di copioni per recite natalizie

Recita della pace

Recita di Natale “E’ accaduto un fatto strano”

Recita sull’ alimentazione :Sono grande, grosso e grasso

Recita sull’ alimentazione”MOLTO-SPECIALE-PORTA-A-PORTA”

SAN MARTINO

Sarà Natale

Un regalo speciale (Festa della Mamma)

Un simpatico presepio

Una pulce sull’ albero di Babbo Natale?

Il bosco che corre

Il gatto dagli stivali

Copioni per la scuola dell’infanzia ,primaria e media

La goccia ribelle (rispetto per l’acqua)

La guerra dei colori

Cappuccetto Rosso

Biancaneve e i sette nani

Alice nel paese delle meraviglie

Tantissimi altri copioni qui

 

Commemorazione dei defunti

Commemorazione dei defunti: 2 novembre

Maestramaria

Novembre
Il novembre sta alla porta
freddoloso e intabarrato,
poggia in terra la sua sporta
ed un sacco ben legato…
Scioglie il sacco: nebbia, neve…
la va mal pei poverini!
Ma la sporta è colma, è greve,
di castagne pei bambini.
A. Ferrarese
………………………………

Novembre

A tratti versa qualche goccia il cielo,
qualche piccola lacrima smarrita
e la selva si scuote irrigidita
in un subito brivido di gelo.
Il colchico nei luoghi più deserti
poggia pensoso, e sotto i pioppi lunghi
sorgono, nel silenzio umido, i funghi,
che tengono sempre i loro ombrelli aperti;
e nei giardini taciti e negli orti
nascon, quasi piangendo, i fiori estremi,
i crisantemi per i nostri morti.
Marino Moretti

………………………………

Il giorno dei morti

Non è festa, ma è come un omaggio
che in questo giorno tutti noi facciamo
a quelli che non più con noi teniamo
da quando hanno fatto quel viaggio

senza…

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Halloween lavoretti

Lavoretti e addobbi per la festa di Halloween
ragno

ragno per Halloween

    zucca pe Halloween
zucche
zucche
Fantasmino con rotolo di carta igienica
fantasmi
Zucca
zuccacome fare la zucca
fantasmino altalena

Con un guscio di noce ecco cosa si può realizzare!

Ragnetto

Zucca

Ragnatela

Streghette

Zucca

Zucca portacaramelle

LAVORETTO:FANTASMINO
OCCORRENTE
  • Tovaglioli di carta
  • Ovatta
  • Nastrino

Aprire il tovagliolo

Mettere al centro un batuffolino di ovatta(testa)

Legare con il nastrino
Disegnare Occhi, bocca ,naso

PIPISTRELLI CON IL ROTOLO DI CARTA IGIENICA

Un ragnetto nero

La scopa della strega

La strega nera nera

Un fantasmino bianco

Zucche con la pasta di sale

Ed ecco spuntare un alberello per addobbare l’ aula!

 vendemmia halloween 010

Tendine di mostri con rotoli di carta igienica

vendemmia halloween 011

Altro simpatico esempio di alberello con zucche di carta crespa ritagliate dai bambini

FESTONI CON LA TECNICA DELLA PIEGATURA:FANTASMINI E ZUCCHE

 

CAPPELLO DI STREGA

strega

Istruzioni:http://scuolainsoffitta.com/2013/10/21/halloween-e-autostima-attivita-per-bambini-con-pdf/

LINK UTILI

dienneti Tutto halloween

COLORING disegni da co lorare

megghy disegni da stampare e colorare

Sostegno.forumattivoLAVORETTI E DISEGNI

CIAO MAESTRA lavoretti

dadapasticciona Come affrontare la paura

 HOME

Lavoretto per Halloween: zucche

Ecco delle zucche animate da fare per Halloween per decorare l’aula o semplicemente per regalarle ai bimbi come lavoretto.

zucchette.png
zucchezucca grandesagoma zucca
Zucca dispettosa
Magica zucca un po’ dispettosa,
se mi guardi sospettosa,
forse pensi a uno scherzetto…
allora aspetta, ti lancio un dolcetto,
così gli scherzi non farai
e tranquilla resterai!
Rita Sabatini
La zucca mattacchiona
La zucca mattacchiona
fa gli scherzi ad ogni persona,
fa buffi versi e fa le boccacce,
spegne le luci e mangia focacce.
Di notte rotola sopra il tetto
gridando forte: dolcetto o scherzetto?
Rita Sabatini

 

Altri lavoretti qui

Altre poesie qui

Lavoretto,canzoncina e poesie per halloween

Lavoretto per Halloween
:il ragnetto

Maestramaria

Segnalibro di halloween
A portarci una caramella per Halloween arriva un piccolo e birichino ragnetto.
Lo spunto per la realizzazione di questo lavoretto ci viene dato dalla canzoncina di Whiskey il ragnetto che i piccoli amano cantare e mimare tutti insieme in un clima di gran festa.

Per realizzare questo lavoretto occorre:

  • Cartoncino nero;
  • Pastello a cera nero;
  • Pastello a cera bianco;
  • Pastello a cera rosso;
  • Stecche di gelato;
  • Una caramella.

Con il pastello nero coloriamo la stecca di legno,riportiamo le sagome del ragnetto sul cartoncino nero,ritagliamole e assembliamole

Disegniamo la bocca,il nasino e le gote con il pastello rosso.

Incolliamo il ragnetto e la caramella sulla stecca di legno colorata.

Testo

Whiskey il ragnetto

Whiskey il ragnetto

sale la montagna

la pioggia lo bagna

e Whiskey cade giù giù giù

Ma ecco esce il sole

e Whiskey si è asciugato

risale la montagna

e va sempre più su su su

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POESIE PER SAN FRANCESCO

Raccolta di poesie su San Francesco

Maestramaria

SAN FRANCESCO
Parlava alle cicale, predicava agli uccelli,
e l’albero e l’arbusto erano suoi fratelli.
A la Vergine Santa, con l’anima amorosa :
volgendo la preghiera dicea: «Mistica rosa »,
poi levava la voce in gloria del Signore;
dove posava il piede, ivi nasceva un fiore.
Le agnelle al suo passar accorrevano liete,
le tortore selvagge rendeva mansuete,
ai lupi furiosi donava la dolcezza:
tanta virtù gentile avea nella carezza!
Amava con l’esempio ornare le parole,
e gli umili diceva simili alle viole,
chè germoglian fra’ l verde modeste ed ignorate
ma d’un sottile aroma nel calice beate;
Il Santo aveva lacrime per tutte le sventure,
lieto benediceva tutte le creature:
aveva l’anima pura come il fiore del giglio,
la carità splendeva soave nel suo ciglio:
la carità che i poveri e i dolenti consola;
come una fonte limpida era la sua parola.

Fausto Salvadori

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Lodato Sii, Mio Signore

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